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martedì 9 febbraio 2010

Trattativa tra Mafia e Stato. Si vuole delegittimare il governo Berlusconi




L'Agenzia AGI (Roma, 8 febbraio) riporta Mafia: Ghedini, Ciancimino? Si vuole delegittimare governo...
"Sembra che si voglia delegittimare proprio il governo Berlusconi che sta conducendo la più severa e forte offensiva del dopo guerra contro la mafia. Ciancimino dovrà rispondere di fronte all'autorità giudiziaria anche di tali diffamatorie dichiarazioni. Le dichiarazioni di Massimo Ciancimino non sono soltanto destituite di ogni fondamento, ma sono anche totalmente inverosimili e prive di ogni dignità logica. Spiace che qualcuno possa dare anche un minimo credito a prospettazioni che la storia di Forza Italia e del presidente Berlusconi hanno dimostrato concretamente e con atti di governo essere completamente inesistenti".
Curiosa la filosofia di questo governo e dei suoi ministeriali menestrelli e menefreghisti parla(ele)mentari. La lotta alla mafia la conducono i magistrati, mentre il governo si limita, in primis il premier, ad accanirsi contro di loro, definendoli plotone d'esecuzione, fannulloni, comunisti, disturbati mentali, ecc... e chi più ne ha più ne metta. Vogliamo mettere anche in che condizioni versano le procure, prive di personale e mezzi necessari, oberate dal lavoro. Cosa fa il caro governuccio? Fa la lotta alla mafia? E come?... Non mi sembra di aver visto Berlusconi in prima linea nella lotta contro la mafia, né si sono visti allo stesso modo i suoi ministretti (Brunetta, Ghedini, Alfano, ...). la capacità di Berlusconi la si è vista nei voli di Stato insieme ad Apicella e alle sue escort, la si è vista a Villa Certosa, la si è vista a Palazzo Grazioli... Come se non bastasse c'è anche il ricatto tramite i DDL del Processo Breve o quello del Valentino sui pentiti... Se la magistratura continua ad avere successi nella lotta alla mafia, non è certo a causa degli impedimenti (legittimi e illegittimi) che questo governo infrappone. Per la Giustizia non ha fatto altro che leggi e leggine su misura, preconfezionate, per l'uomo più uguale degli altri e per i suoi scagnozzi. O forse è lo stesso Ghedini che ha ottenuto risultati positivi in questa lotta, lavorando di notte, travestito da giustiziere o da uomo mascherato, insieme a Brunetta e ad Angelino Alfano?... Non si fa altro che insultare, deteriorare e criminalizare la magistratura e poi gli spudorati, con tanto di faccia bronzea rifatta, ci vengono a dire che hanno fatto un ottimo lavoro contro la mafia, quando invece di fatto non fanno altro che favorirla. È falso e oltraggioso dire che "il governo Berlusconi sta conducendo la più severa e forte offensiva del dopo guerra contro la mafia". La spiegazione reale e di certo meno fantasiosa di quella surreale fornita da Ghedini è che la magistratura e le forze di polizia hanno ottenuto dei risultati nonostante gli intralci e il menefreghismo da parte di questo governo. In questo caso sarebbe veramente da delegittimare.

Mavalà Ghedini, apra bene le orecchie e ascolta: "Te ci'hanno mai mannato a quel paese?..."

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Dell'Utero no si dimette nonostante le dichiarazioni di Cianciminchio



Quello che i condannati per mafia dicono...

So' tosti sti parla(ele)mentari!... "Se non mi dimetto, ci sarà più pilu pi tutti... Forzitaliamende le dimissioni non possono essere date per partito preso, quandunguamende, necessariamende, tuttavia-mende, avendo contribuito io a fondare il partito che si è preso gioco di un sacco di voti". La mafia non esiste. Ve lo posso garantire io, quandunguamende, volondariamende, mi sono difeso nel processo davanti e di dietro a un complotto d'esecuzione plotonizzato necessariamende per danneggiare l'immagine sacramentale di cui io degnamende modestamende incautamende rappresentai la figura preminende; mendre ora mi si vede impuntato di Cosa Nostra a causa dei casini avutisi nella Casa della Libertà. Lo ripeto, io non g'entro con la mafia, lo posso giurare sul mio onore e anghe sul mio onere, quandungue mi si accussa di complotto che - ripeto - è stato fatto ai miei danni e a mia insaputa. Da parlamentare eletto democraticamente quale io sono e quale io fui, ho il diritto e il dovere, per il bene del Paese, di non finire in galera, rassegnando le dimissioni.


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giovedì 4 febbraio 2010

Silvio, rimembri ancora quel tempo...




RIDONO DI NOI...

DAILY TELEGRAPH

Gli investimenti mafiosi diedero a Silvio Berlusconi la sua grande opportunità

La Mafia investì pesantemente nell'edilizia dei quartieri popolari degli anni '70 fornendo a Silvio Berlusconi la sua grande opportunità nel mondo degli affari, come riferito in una udienza di un tribunale italiano.


Articolo originale Mafia investment 'gave Silvio Berlusconi his big break' di Nick Squires, Roma, 03 febbraio 2010 (tadotto da Carlo Giordano)


L'accusa che Cosa Nostra Siciliana aiutasse a finanziare il progetto venne fatta in un tribunale di Palermo da Massimo Ciancimino, figlio di un esponente mafioso il quale era vicino al capo al "boss dei boss" della mafia siciliana, Bernardo Provenzano.

Egli ha dichiarato in tribunale che suo padre, Vito Ciancimino, insieme a due mafiosi collegati all'industria edilizia, investivano il "denaro sporco" tramite società di copertura nelle proprietà immobiliari in pieno sviluppo nella periferia di Milano.

Cè stata un'intensa speculazione su come Berlusconi, che proveniva da una modesta famiglia della media borghesia, avesse trovato il capitale per finanziare la costruzione dell'ambizioso complesso residenziale, noto come Milano 2, il quale includeva laghi, campi da tennis, scuole e negozi.

Massimo Ciancimino riferisce in tribunale: "mio padre diversificò i suoi investimenti onde evitare gli ispettori antimafia. Egli considerava il mega progetto a Milano un po' faraonico e rimaneva esitante, ma poi decise di participarvi attraverso varie società.

L'avvocato di Berlusconi, Niccolò Ghedini, categoricamente ha negato che il primo ministro italiano abbia mai accettato denaro dalla Mafia, aggiungendo che avrebbe citato in giudizio Massimo Ciancimino per diffamazione.

"Tutti i flussi finanziari verso Milano 2 erano trasparenti e soggetti a esami diverse volte", afferma l'avvocato Ghedini.

I profitti che Berlusconi ricevette da Milano 2 fecero sì che egli diventasse uno degli uomini più ricchi d'Italia.

Ciancimino Junior sta testimoniando nel processo di un alto ufficiale dei carabinieri il quale è accusato di aver dato protezione a Provenzano, aiutandolo ad evitare la sua cattura, cosa che ha destato sospetti durati a lungo riguardo al fatto che lo Stato italiano avesse concluso una "tregua" con la delinquenza organizzzata durata decenni.

Provenzano venne infine trovato e arrestato nell'aprile del 2006 in un rifugio diroccato per pastori nella campagna corleonese, dopo essere stato incredibilmente latitante per 43 anni.

Vito Ciancimino nacque a Corleone, la roccaforte mafiosa nelle zone montuose dell'entroterra siciliano, famosa per i film de Il Padrino.

Articolo originale Mafia investment 'gave Silvio Berlusconi his big break' di Nick Squires, Roma, 03 febbraio 2010 (tadotto da Carlo Giordano)

lunedì 1 febbraio 2010

Mafia



Saviano:"la mafia sta ipotecando il futuro dell'Europa"

La Mafia è bianca prima parte

Più disoccupazione più manovalanza per la mafia

Rispettiamo, tuteliamo e facciamo valere l'articolo 1 della Costituzione Italiana

Sul blog di Beppe Grillo dal post Mafia Inc. leggiamo...
"La nostra criminalità organizzata non conosce crisi e può permettersi di incrementare il personale e di assumere i licenziati o di comprarsi direttamente le fabbriche. La mafia è la prima industria del Paese ed è in grande crescita. Nel 2009 ha aumentato i ricavi del 3,7% con un giro di affari di 135 miliardi di euro, il 7% del PIL italiano, e 70 miliardi di utile. Le banche non danno più prestiti? Ci pensa la mafia con l'usura (24 miliardi). Lo spaccio di droga (60 miliardi) attraversa un ottimo momento. Stabile l'ecomafia (16 miliardi). Solo 6,5 miliardi negli appalti per le costruzioni e nella sanità, ma questo in attesa di un prossimo rilancio con Tav, Expo 2015 e Ponte di Messina. Il riciclaggio di denaro sporco ha toccato i 26 miliardi. La mafia dà lavoro anche agli avvocati, spende 800 milioni di euro in spese legali. Una mafia in grande salute può comprarsi il Paese e rilanciare l'economia".

domenica 31 gennaio 2010

Menem è male che Silvio lo è. Italia Argentina 1-1



Diario di un saccheggio

Questo è filmato mostra chiaramente come la deriva politica dell'Argentina verso la mafiocrazia abbia delle forti attinenze con ciò che sta avvendendo in Italia da un po' di anni a questa parte.


Il Menem argentino italiano non può essere che ...
“Non hanno prove, solo teoremi. Una certa magistratura non gradisce il modo chiaro con cui faccio politica disturbando la vecchia politica che ispira le persecuzioni di pochi magistrati comunisti. Mi vogliono in galera per odio, ed anche invidia. Non digeriscono l'amore col quale il popolo argentino continua ad appoggiarmi”. (Carlos Memem)

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L'Italia oggi: "Furore latino ed Amor di popolo" (articolo di Angelo D'Addesio)

venerdì 29 gennaio 2010

Convegno calabro. Evasione dei bronzi di Riace



«Governo: piano contro la mafia. All’elettore “piano” viene venduto come sostantivo. Ma le cosche sanno che è un avverbio». (Alberto Capece Minutolo su Facebook).


L'idiosincasia tra forma e contenuto, ovvero "la scomparsa dei fatti", come direbbe Marco Travaglio, o detto in altri termini, lo scollegamento tra significante e significato è ciò che contraddistingue le performances del premier. Parafrasando e adeguando nello specifico quanto già detto da Carmelo Bene (ma che si riferiva comunque a tutt'altro), Berlusconi è un uomo (intelligentissimo e scaltro senz'altro) in balia dei significanti. Il contenunto o significato è puramente casuale e adeguato alla circostanza. La forma è studiata nei minimi dettagli. Un artista mancato e un potenziale (o forse potente) dittatore che sembra stia ottenendo sempre più consensi.

L'impostazione della scenografia è, come al solito, grandiosa quando si tratta della comparsa del premier. Spiccavano ai lati del gabinetto ministeriale incentrato sulla figura, o sulle figure, del premier, le immaginni colossali dei bronzi di Riace. La compostezza e la performance degli attori in scena è stata senz'altro formalmente ineccepibile. Le promesse, se mantenute, saranno certamente una svolta nella storia della lotta alla criminalità organizzata. Indro Montanelli che conosceva abbastanza bene il piazzista d'Arcore diceva di lui che "a pranzo ha completamente dimenticato ciò che su una data persona o situazione ha detto a colazione, e a cena non ricorda più di averne parlato".

Staremo a vedere cosa apporterà di nuovo questo piano del governo sintetizzato in dieci punti fondamentali...


RIDONO DI NOI...

Finalcial Times

Berlusconi annuncia misure restrittive contro la mafia

[Articolo orginale Berlusconi announces mafia crackdown di Guy Dinmore (Roma, 28 gennaio 2010) - traduzione di Carlo Giordano]

Silvio Berlusconi, Primo Ministro di centro-destra, giovedì ha lanciato un piano controverso in dieci punti per combattere la crescente minaccia delle organizzazioni mafiose in Italia, prendendo di mira in particolare la ‘Ndrangheta della Calabria che possiede il controllo nel traffico transatlantico di cocaina.

Il piano venne annunciato dopo che il Consiglio dei ministri sposta il convegno settimanale da Roma alla roccaforte mafiosa di Reggio Calabria in modo da sottolineare l'impegno del governo nel riaffermare l'autorità dello Stato sull'Italia sottosviluppata e sul Sud infestato dal crimine.

Il proposito di Berlusconi sulla mafia è dovuto agli allarmi inquietanti provocati dalla ‘Ndrangheta – la più potente dei quattro principali gruppi mafiosi in Italia – che potrebbe abbandonare la strategia dei decenni passati di poca rilevanza e assumere agenti statali.

Lo scorso mese, venne rinvenuta un'auto piena di fucili ed esplosivi nei pressi della strada che il capo di Stato, Giorgio Napolitano, utilizzò per recarsi a visitare Reggio Calabria, mentre una piccola bomba esplose all'esterno degli uffici del pubblico ministero. Inoltre a un magistrato venne spedito un proiettile, il biglietto da visita della mafia.

Nelle importanti elezioni regionali di circa due mesi fa, la Calabria in mano all'opposizione e nelle mire del Partito del Popolo della Libertà di Berlusconi, Pierluigi Bersani, leader del Partito Democratico di centro-sinsitra, ha rigettato le manovre del governo come “propaganda elettorale”.

La faccenda del crimine organizzato è una questione particolarmente delicata per il premier settantatrenne. Marcello Dell’Utri, un senatore siciliano (precedentemente stretto socio in affari), è implicato in una sentenza del tribunale che lo condanna alla carcerazione per associazione mafiosa.

Durante un udienza d'appello lo scorso mese, un un killer mafioso condannato dichiarava alla corte che il Primo Ministro e il senatore abbiano incontrato un esponente mafioso siciliano nel 1994, nel momento in cui Berlusconi stava entrando nella politica. Entrambi negarono le accuse non corroborate da prove.

Uno degli aspetti più controversi del piano esposto in dieci punti, criticato dai principali giudici antimafia, è la decisione di svendere all'asta i beni mafiosi confiscati. I critici dicono che la mafia e le loro compagnie di copertura potrebbero ricomprarli a un prezzo stracciato.

”Se i mafiosi ricompreranno i beni confiscati, allora noi glieli riconfischeremo di nuovo”, risponde Berlusconi durante una conferenza stampa.

Roberto Maroni, ministro dell'interno, dice: “Attaccando la ricchezza della mafia è il modo per metterne in crisi la struttura. Senza risorse non possono agire”. Aggiungendo che nei primi 18 mesi, da quando Berlusconi è ritornato a governare, le autorità hanno confiscato beni per un valore di 7 miliardi di euro.

Sarà dunque creata un agenzia nazionale per l'amministrazione e la gestione dei beni mafiosi confiscati a Reggio Calabria.

In seguito alle sommosse dello scorso mese in Calabria da parte dei raccoglitori immigrati africani, il consiglio ha ugualmente annunciato misure per frenare l'uso di lavoro illegale, specialmente nel campo edile e nell'agricoltura, tramite l'impiego di 4.550 ispettori.

Collegando la mafia con lo sfruttamento degli immigrati africani, Berlusconi afferma che l'accordo fra Italia e Libia per rimpatriare gli immigrati clandestini intercettati nelle acque extrateritoriali ha dato come risultato un drastico calo degli sbarchi sulle coste italiane. Gli ufficiali delle Nazioni Unite hanno condannato l'accordo come una violazione delle convenzioni per i rifugiati.

Il piano varato dal ministero include anche una misura per estendere l'assicurazione ai negozianti e imprenditori che denuncino i tentativi mafiosi di estorsione del “pizzo”. Uno studio sull'associazione di affari rilasciata mercoledì calcola che i profitti delle “associazioni mafiose” hanno avuto un incremento del 4% per un valore pari a 135 miliardi di euro lo scorso anno, la metà dei quali provenienti dal traffico dei narcotici.

Il ministro Maroni dice che l'Italia vorrebbe proporre un'ampia legislazione per l'Unione Europea onde fornire ad altri stati membri le leggi di cui essi necessitano per poter combattere i poteri forti in Italia con la confisca dei beni, una delle armi più potenti in mano allo stato per combattere la mafia. L'Italia introdusse queste misure nel 1982, in risposta all'uccisione di importanti magistrati da parte della mafia.

[Articolo orginale Berlusconi announces mafia crackdown di Guy Dinmore (Roma, 28 gennaio 2010) - traduzione di Carlo Giordano]

martedì 26 gennaio 2010

Solidarietà a Gianni Lannes




Chi è un giornalista vero rischia la pelle

Il giornalista pugliese Gianni Lannes, direttore del giornale online 'Terra nostra', si occupato e si occupa tuttora di indagini riguardanti il traffico di esseri umani, d'armi, di rifiuti pericolosi... A causa delle sue inchieste, ha subito numerose intimidazioni e minacce mafiose e, in particolare, nella notte del 2 luglio, a Orta Nova nel Foggiano, ha subito un attentato incendiario che ha distrutto la sua auto. Tuttora Lannes non sembra viva condizioni migliori visto che sul suo sito si legge che a "...causa delle innumerevoli intimidazioni mafiose il direttore per cautelare la redazione ha deciso di oscurare i nomi dei collaboratori.


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mercoledì 16 dicembre 2009

Cos'è che ci Lega?



Non bisogna forse pretendere, una volta per tutte, delle spiegazioni riguardo al passato di questi nostri signori politici?

Scarica il giornale in formato PDF 11 domande a Berlusconi

  1. Il 26 settembre 1968, la sua Edilnord Sas acquistò dal conte Bonzi l’intera area dove lei, signor Berlusconi, edificherà Milano2. Lei pagò il terreno 4.250 lire al metro, per un totale di oltre tre miliardi di lire. Questa somma, nel ’68, quando lei aveva 32 anni e nessun patrimonio familiare a disposizione, era di enorme portata. Oggi, tabella Istat alla mano, equivarrebbe a oltre 38.739.000.000 lire. Dopo l’acquisto, lei aprì un gigantesco cantiere edile, il cui costo arriverà a sfiorare i 500 milioni al giorno, che in 4-5 anni edificherà l’area abitativa di Milano2. Tutto questo denaro chi gliel’ha dato, signor Berlusconi? Chi si nascondeva dietro le finanziarie di Lugano? Risponda.
  2. Il 22 maggio 1974 la sua società Edilnord Centri Residenziali Sas compì un aumento di capitale che così arrivò a 600 milioni di lire (4,8 miliardi di oggi. Fonte Istat). Il 22 luglio 1975 – un anno dopo – la medesima società eseguì un altro aumento di capitale passando dai suddetti seicento milioni a due miliardi (14 miliardi di oggi. Fonte Istat). Anche in questo caso, che è solo l’esempio di alcune delle tante e fortissime ricapitalizzazioni delle sue società, signor Berlusconi, vogliamo sapere da dove e da chi le sono pervenuti tali ingentissimi capitali in contanti. Se lei non lo spiega, signor Berlusconi, si è autorizzati a ritenere che sia denaro di dubbia origine, denaro dall’orribile odore.
  3. Il 2 febbraio 1973, lei, signor Berlusconi, fondò un’altra società: la Italcantieri Srl. Il 18 luglio 1975 questa sua piccola impresa diventò una Spa, con un aumento di capitale a 500 milioni. In seguito, quei 500 milioni diventeranno 2 miliardi, e lei farà in modo da emettere anche un prestito obbligazionario per altri 2 miliardi. Nell’arco di nemmeno tre anni, una sua società forte di un capitale di 20 milioni, appunto Italcantieri Srl, si trasformerà in un colosso, moltiplicando per 100 il suo patrimonio. Come fu possibile? Da dove prese, chi le diede, in che modo entrò in possesso, signor Berlusconi, di queste fortissime somme in contanti? Risponda. Lo spieghi.
  4. Il 15 settembre 1977 la sua società Edilnord Sas, signor Berlusconi, cedette alla neo-costituita Milano2 Spa tutto il costruito di Milano2 più alcune aree ancora da edificare. Tuttavia, quel giorno lei decise anche il contestuale cambiamento di nome della società acquirente. Infatti l’impresa Milano2 Spa cominciò a chiamarsi così proprio in quella data. Quando fu fondata a Roma, il 16 settembre ’74, rispondeva al nome Immobiliare San Martino Spa, «forte» di lire 1.000.000 di capitale e amministrata da Marcello Dell’Utri, il suo «segretario». Sempre il 15 settembre 1977, quel milione di salirà a 500, il 19 luglio 1978 a due miliardi. Un’altra volta: tutto questo denaro da dove arrivò?
  5. Signor Berlusconi, il cuore del suo impero, la notissima Fininvest, lei sa bene che nacque in due tappe. Il 21 marzo 1975 a Roma lei diede vita alla Fininvest Srl, venti milioni di capitale, che l’11 novembre diventeranno 2 miliardi con il contestuale trasferimento della sede a Milano. L’8 giugno 1978, ancora a Roma, lei fondò la Finanziaria di Investimento Srl, soliti 20 milioni, amministrata da Umberto Previti, padre del noto Cesare. Il 30 giugno 1978, quei venti milioni diventeranno 50, e il 7 dicembre 18 miliardi (81 miliardi di oggi). Il 26 gennaio 1979 le due «Fininvest» si fonderanno. Ebbene, questa gigantesca massa di capitali da dove arrivò, signor Berlusconi?
  6. Signor Berlusconi, lei almeno una volta sostenne che le 22 holding alla testa del suo impero societario vennero costituite da Umberto Previti per pagare meno tasse allo stato. Nessuno dubiterà mai più di queste sue affermazioni, quando lei spiegherà per quale ragione affidò consistenti quote delle suddette 22 holding alla società Par.Ma.Fid. di Milano, la medesima società fiduciaria che nel medesimo periodo gestì il patrimonio di Antonio Virgilio, finanziere di Cosa Nostra e grande riciclatore di soldi sporchi per conto di Alfredo e Giuseppe Bono, Salvatore Enea, Gaetano Fidanzati, Carmelo Gaeta e altri boss della mafia siciliana operanti a Milano. Perché la Par.Ma.Fid.?
  7. E’ universalmente noto che lei, signor Berlusconi, come imprenditore è nato col «mattone» per poi approdare alla tivù. Ebbene, sul finire del 1979, lei diede incarico ad Adriano Galliani di girare l’Italia ad acquistare frequenze televisive, ed infatti Galliani si diede molto da fare. Iniziò dalla Sicilia, dove entrò in società con i fratelli Inzaranto di Misilmeri, frazione di Palermo, nella loro Retesicilia Srl. Soltanto che Giuseppe Inzaranto, neo-socio di Galliani, era anche marito della nipote prediletta di Tommaso Buscetta, che nel 1979 non è un «pentito», è un boss di prima grandezza. Questo lei lo sapeva, signor Berlusconi? Sapeva di aver sfiorato i vertici della mafia?
  8. È certo che a lei, signor Berlusconi, il nome dell’Immobiliare Romana Paltano non può risultare sconosciuto. Certo ricorda che nel 1974 la suddetta società, 12 milioni di capitale, finì sotto il suo controllo amministrata da Marcello Dell’Utri. Fu proprio sui terreni posseduti da questa immobiliare che lei edificherà Milano3. Così pure ricorderà, signor Berlusconi, che nel ’76 quel piccolo capitale di 12 milioni salirà a 500 e il 12 maggio 1977 a 1 miliardo. Inoltre lei modificherà anche il nome a questa impresa, che diventerà la notissima «Cantieri Riuniti Milanesi Spa». Ancora una volta: da dove prese, chi le fornì i 988 milioni (5 miliardi d’oggi) per quest’ennesima iniezione di soldi?
  9. Lei signor Berlusconi, certamente rammenta che il 4 maggio 1977 a Roma fondò l’Immobiliare Idra col capitale di 1 (un) milione. Questa società che possiede beni immobiliari pregiatissimi in Sardegna, l’anno successivo – era il 1978 – aumentò il proprio capitale a 900 milioni di lire in contanti. Signor Berlusconi, da dove arrivarono gli 899 milioni che fecero la differenza? E poi: da dove, da chi, perché lei entrò in possesso delle stratosferiche somme che le permisero di far intestare all’Immobiliare Idra proprietà in Costa Smeralda – ville e terreni – il cui valore è da contarsi in decine di miliardi? Dica la verità, signor Berlusconi. Sveli anche questo mistero impenetrabile.
  10. Signor Berlusconi, in più occasioni lei ha usato – vedi l’acquisto dell’attaccante Lentini dal Torino Calcio, ad esempio – la finanziaria di Chiasso denominata Fimo. Anche in questo caso, come in precedenza per la finanziaria Par.Ma.Fid., ha scelto una società fiduciaria al cui riguardo le cronache giudiziarie si sono largamente espresse. La Fimo, infatti, era la sede operativa di Giuseppe Lottusi, riciclatore di soldi sporchi dalla cosca dei Madonia, e Lottusi il 15 novembre del 1991 verrà condannato per questo a 20 anni di reclusione. Ebbene, la transazione per l’acquisto di Lentini, tramite la Fimo, avvenne nella primavera del 1992. Perché la Fimo, signor Berlusconi?

Testo originale prelevato da Indicius 10 domande a Berlsuconi

Vedi anche Silvio Berlusconi su “la Padania”, anno 1998 (Alain De Carolis)

sabato 12 dicembre 2009

Chi incastrerà Berlusca Rabbit?


Durante la Prima Repubblica, corrotti e corruttori praticavano l'arte dello scaricabarile, il cui caproespiatiorio è reppresentato emblematicamente da Craxi, mentre ora in questo governo mafio-ladro della Seconda Repubblica, si sostengono l'un l'altro (o l'un ladro, se vogliamo), vicendevolmente, facendo causa comune inter nos. Il motto è: corruttori e corrotti di tutto il mondo unitevi. Forse per questo il Berlusca sfaccenda per le lande forestiere cercando in tutti i modi una coalizione ad ampio raggio. Non è una barzelletta, contano anche e sopratutto le eminenze grigie che tessono nell'ombra, poca importa se rientrano o meno nell'ambito dei confini nazionali. Due piccioni con una sola fava, dato che evita in questo modo anche i processi a suo carico. Non è mica scemo, è una persona intelligentissima quanto scaltra, il nostro beneamato e odiato premier. Gli appoggi esterni gli sono utilissimi, vista la paradossale disistima popolare che ha questa maggioranza parlamentare. (Dico paradossale, poiché eletta democraticamente).

C'era una volta un uomo che si era fatto fare da sé, la cui ricchezza gli piovve un giorno dal cielo per virtù dello Spirito Satano. Era in odor di santità e di mafia non ne voleva sentir parlare, anche perché ce l'aveva in casa cosa nostra; Inoltre, anche se era un mezzo-uomo, si era fatto da sé tutte le donne con le tette migliori residenti nel paese, che lui e il suo entourage, una volta vagliate ben bene a 90 gradi, le restituiva alla libertà partitaria ministeriale o delle pari opportunità che dir si voglia. Le donne di una certa taglia e levatura amorale (agg. da amore), avevano così ormai raggiunto l'uguaglianza sotto la spada indeffessa del protettore che le proteggeva ulteriormente portandole in auge al parlamento, sotto gli occhi languidi e le lingue penzoloni degli oppositori all'opposizione. Va da sé che parte dell'opposizione passò dalla sua parte, sperando in qualche avanzo di quel ben di Dio a cui non si poteva restare indifferenti e soprattutto a bocca asciutta. Tutte le femmine giovani e belle (e quindi intellgenti) accorrevano a frotte ai suoi festini sfarzosi, elargiti con generosità e magnificenza. Dopo l'esame minuzioso e il battesimo del fuoco, tutte potevano avere un posto rilevante nelle campagne elettorali e nell'immagine giovane e fresca di una nuova nazione, propaganda questa a cui teneva particolarmente, dato che non gli restava altro per rendersi in qualche modo incredibile. Dove aveva trovato tutti quei soldi?... era la domanda ricorrente che si percepiva dappertutto, e ripetuta all'infinito come un vecchio disco rotto, restava incollata sulla bocca degli oppositori, a altraggio della vita e dei trascosri del premier. Non si sa. Ma si sa però che la fede aiuta, la fideiussione anche, le banche a volte agevolano, il padre (santo o no) anche. Ma, in un modo o nell'altro, questa ricchezza suscitava non poche invidie e gelosie. Tutti ne volevano un pezzo. Così Silvio d'Arcore si vide costretto di nuovo alla divisone dei pani e dei pesci. Miracolato Dei Grazia per i pochi, e per la disgrazia dei più che, nonostante tutto, lo votavano ed erano a lui devoti. Soddisfece dunque la famelicità dei suoi partner aziendali della Governativa Italia S.p2.a. Ma c'erano molti che lo volevano far finire nel fango, fra cui le toghe rotte e tutti quelli che la pensavano diversamente, ovvero: tutti quelli che ancora pensavano. Il pensiero è eversivo per natura, e può rendere consapevoli, colpevoli del peccato originario: cogito ergo conosco. A ciò sopperiva già la par condicio, ma ormai non era più affidabile. Il pensiero è verdiano e va su ali dorate. No, era un rischio che non poteva correre, doveva presto approntare un DDL, già abbozzato dal suo fedeli, ormai veterani del premier, Alfano e Ghedini, per l'abolizione del diritto di pensiero sia esso o no libero (questo a solo scopo cautelativo). I pensatori, specialmente quelli fai da te, dovevano chiedere i permessi necessari agli organi statali preposti e predisposti a tutto per i controlli sociali garanti della par condicio e della privacy del premier. Uno non può pensare quello che vuole; si rischia di pensare male addirittura del presidente, e questo non è tollerabile. Oltrettutto, anche la volontà è eversiva.

Non riusciva a finalizzare però il suo eroico intento. Perseguitato dai codici civili e penali e da quelli non meno penosi della vecchia normativa costituzionale che lo impedivano nei movimenti volontari e in quelli involontari, puntualmente registrati dal senso oppressivo manifestato nelle sue gaffe. Lui, uomo di palle, tentava eroicamente in gesti estremi, di aggirarne i vincoli e le ristrettezze concettuali storicamente radicate. Cercò di invertire il senso logico della logica, onde far fessi il contraddittorio che cercava insistente di ragionare con lui e anche senza di lui. L'opposizione, in cerca del filo logico perduto, rimaneva stressata dal suo stesso sforzo nel capire il senso del discorso che cercava di elaborare, restando inane e impotente, mentre il nano spadroneggava per territori più consoni alla sua indole libertina, la cui logica non era la logica ma il suo stesso istinto di sopravvivenza: non amava la prigionia, ecco tutto. Gli osservanti dei codici vedevano di malocchio lui e i suoi populisti della libertà che cercavano in tutti i modi di modificare il senso e la direzione dei codici. La sua era una lotta per la libertà, cioè per non finire in galera. Ma egli, costi quel che costi, imperterrito, non rimase con le mani in mano; si diede da fare. Per fortuna i suoi stretti collaboratori di giustizia non erano colabrodi come i faccendieri sfaccendati dell'opposizione, ormai preda del loro stesso parlarsi addosso: facevano della vera opposizione, ma a loro stessi.

Di Pietro si rodeva dalla rabbia e sparlava fra sé e sé ad alta voce, addirittura urlando come un forsennato, in parlamento e per le strade: "ma questo che ci'azzecca?.. invece di sta' 'n galera, sta 'm barlamendo e si fa ppure le leggi come cazzo gli pare, inzieme ai suoi comblici e porta pure i delinguendi e la maffia in parlamendo. È un latitande, è un latin lover; che ci'azzecca?..." Nella sua foga giustizialista, l'ex di mani pulite, non si rendeva conto che, in questo clima di par condicio imperante e imperforabile, era uno dei pochi a pensarla in questo modo, anzi era uno dei pochi a pensare. Ormai nessuno più pensava. Era troppo stressante e controproducente. L'opposizione da tempo aveva ormai preso le distanze dalla sua funzione storica e non faceva neppure opposizione a se stessa.

venerdì 11 dicembre 2009

Chi è eroe: Mangano o Borsellino?



Chi è eroe: Mangano o Borsellino? O, detto altrimenti, chi è mafioso Mangano o Borsellino? Di questi tempi la domanda è alquanto compromettente, difficile e anche pericolosa da rispondere correttamente, dato che il Presidente del Coniglio sta rimodernando il vocabolario della lingua italiana. Alla voce eroe troveremo d'ora in avanti Mangano, a quella di eversivo rosso, troverete Borsellino, che come si sa era della fiamma (che è appunto rossa).

A proposito di uomini con le palle. C'è chi ce l'ha, e chi le spara grosse come il Presidente del Coniglio, ormai sempre in fuga dal suo passato e dai processi (intentati dalle toghe rosse), che vorrebbe, non si sa perché, accorciare. Meno male che c'è anche chi le palle ce l'ha e non le spara, a vanvera, per i territori nazionali ed esteri.


«Io vi dico, sono emerse dalle nostre indagini, tutta una serie di rapporti fra esponenti politici e organizzazioni mafiose che, nella requisitoria del maxi-processo vennero chiamati "contiguità", cioè delle situazioni di vicinanza o comunanza di interessi, che però non rendevano automaticamente il politico responsabile del delitto di associazione mafiosa, perché non basta fare la stessa strada per essere una staffetta. Ma [...] perché in quel momento, almeno dal punto di vista strettamente giuridico, si trova conveniente a fare convergere la propria attenzione sullo stesso interesse. Questo non ci ha consentito dal punto di vista giudiziario di formulare imputazioni su politici. Però stiamo attenti. Vi è un accertamento rigoroso di carrattere giudiziario che si esterna nella sentenza, nel provvedimento del giudice, e poi successivamente nella condanna che non risolve tutta la realtà, la complessa realtà sociale. Vi sono, oltre ai giudizi del giudice, anche i giudizi politici, cioè le conseguenze che da certi fatti accertati trae o dovrebbe trarre il mondo politico. Esistono anche [...] disciplinari, un burocrate, un alto burocrate, che ad esempio nell'amministrazione nella quale ha commesso dei favoritismi, potrebbe non aver commesso automaticamente perchè manca qualche elemento del reato [...], ma potrebbe essere sottoposto a procedimento disciplinare perché non ha agito nell'interesse della buona amministrazione. Ora l'equivoco su cui spesso si gioca è questo: si dice quel politico era vicino ad un mafioso, quel politico è stato accusato di avere interessi convergenti con le organizzazioni mafiose, però la magistratura non lo ha condannato, quindi quel politico è un uomo onesto. E NO! questo discorso non va, perché la magistratura può fare soltanto un accertamento di carattere giudiziale, può dire: beh! Ci sono sospetti, ci sono sospetti anche gravi, ma io non ho la certezza giuridica, giudiziaria che mi consente di dire quest'uomo è mafioso. Però, siccome dalle indagini sono emersi tanti fatti del genere, altri organi, altri poteri, cioè i politici, le organizzazioni disciplinari delle varie amministrazioni, i consigli comunali o quello che sia, dovevano trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze tra politici e mafiosi che non costituivano reato ma rendevano comunque il politico inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Questi giudizi non sono stati tratti perché ci si è nascosti dietro lo schermo della sentenza: questo tizio non è mai stato condannato, quindi è un uomo onesto. Ma dimmi un poco, ma tu non ne conosci di gente che è disonesta, che non è stata mai condannata perché non ci sono le prove per condannarla, però c’è il grosso sospetto che dovrebbe, quantomeno, indurre soprattutto i partiti politici a fare grossa pulizia, non soltanto essere onesti, ma apparire onesti, facendo pulizia al loro interno di tutti coloro che sono raggiunti comunque da episodi o da fatti inquietanti, anche se non costituenti reati. »

(Paolo Borsellino, Contiguità mafia-politica Istituto Tecnico Professionale di Bassano del Grappa 26 gennaio 1989)