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sabato 27 febbraio 2010

Banche nel tunnel




Testo:

Fallite più di 150 banche statunitensi

Un saluto a tutti i lettori del blog, ben ritrovati, questa settimana tenterò di dare una risposta o su quello che è uno dei principali interrogativi non solo del risparmiatore, dell’investitore a livello planetario, ovvero: "Per le banche il peggio è passato? È veramente passato?"
Direi di tornare indietro, per rispondere a questo quesito, di 18 mesi fa, alla detonazione finanziaria della Lehman Brothers, ottobre 2008, con le sue conseguenti vicissitudini, l’effetto domino sui mercati azionari e la fase di stress finanziario che hanno vissuto i grandi gruppi bancari.
Dalla Lehman Brothers a oggi sono fallite più di 150 banche statunitensi che hanno una peculiarità, è forse per questo motivo che non ne avete sentito parlare, sono banche che hanno una vocazione territoriale, sono le cosiddette "Community Bank", banche che per Statuto raccolgono denaro nel territorio e a sua volta lo riversano attraverso l’attività di prestito, quindi per alcuni aspetti ricordano le nostre Casse rurali, Casse di risparmio e Banche popolari.
Quello che è particolarmente inquietante è che all’interno di questa finestra temporale non si sono trovati in difficoltà i grandi gruppi bancari, ma piccole realtà. Due anni fa, il piccolo sembrava essere più forte, in grado di resistere alla tempesta finanziaria, mentre il grande si trovava con onde e mare in tempesta. Se non fossero intervenute quasi ovunque le autorità istituzionali, dalle banche centrali ai governi, a supportare il bilancio dei grandi istituti di credito, difficilmente oggi ci ritroveremmo ancora con grandi banche conosciute ancora in grado di operare.

400 piccole banche falliscono e le grandi restano influenti

Le Community Bank lanciano un segnale. Tim Geithner il ministro del Tesoro statunitense ha avvertito che, oltre a questi 150 fallimenti, ne esistono altri 400 potenziali. Non è detto che falliscano, però la disamina che dobbiamo fare in questo momento è: perché stanno fallendo e sono fallite le piccole banche, mentre le grandi mantengono il loro peso

e la loro capacità di essere influenti sul mercato, perché negli Stati Uniti la contrazione in termini di capacità occupazionale che ha avuto il Paese, è stata considerevole, si stima che la disoccupazione media negli Stati Uniti viaggi a oltre il 12%, alcuni Stati arrivano anche al 15%, le aree metropolitane oltre il 20%.
Quindi le banche di piccole dimensioni che hanno prestato e erogato denaro sottoforma di prestiti nelle aree di pertinenza, adesso si trovano in difficoltà nel riportare a casa i prestiti concessi perché si sta assistendo prima una polverizzazione di attività imprenditoriali e poi successivamente a una proliferazione di disoccupazione e quindi potete capire benissimo come nel giro di poco tempo, si stimano 6/9 mesi, la capacità di essere solvibili improvvisamente viene meno.

I mutui dei benestanti

Vi è poi un altro tipo di rischio sui mercati finanziari, vale a dire i mutui IOARM, che è un acronimo che sta per "Interest Only Adjustable Rate Mortgage", sostanzialmente sono mutui erogati a soggetti particolarmente benestanti, quindi nulla a che fare con i mutui trasformati in investimento, messi sul mercato e questo ha consentito per la banca che li aveva emessi, di liberarsi del rischio perché veniva spalmato sul mercato.
I mutui IOARM invece rimangono tutt’oggi nella pancia degli istituti di credito perché le banche non li hanno cartolarizzati essendo mutui concessi a benestanti. Questi mutui prevedono la restituzione del capitale discrezionalmente, cosa significa? Che la rata che viene pagata è composta solo di quote interessi e il mutuatario ha la libertà nei 15/20/30 anni che saranno la lunghezza della durata del mutuo, di decidere quando fare degli abbattimenti di capitale.
Con quello che è accaduto, quindi il crollo occupazionale, si sono frantumati posti di lavoro anche a livello impiegatizio particolarmente elevati e questo ha comportato l’incapacità di rimborsare i prestiti concessi. Improvvisamente si sono trovati con delle forme di mutuo che sono nei bilanci delle banche e destinati a esplodere nei prossimi 18/20 mesi.

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venerdì 5 febbraio 2010

Chaos Economy di Eugenio Benetazzo




"[...] La caratteristica principale della popolazione italiana è rappresentata dal classismo sociale: questo significa che qualsiasi tipo di affermazione, proposta, contestazione o critica deve essere sempre riconducibile a qualche movimento politico. Della serie, se Benetazzo dice che l'America è fallita a causa della sua composizione etnica allora significa che è leghista o estremista di destra e pertanto questo determina l'ammirazione di quella parte politica o il disprezzo della parte avversaria. Mi rammarico per questo e temo che difficilmente il futuro del nostro paese possa essere roseo visto che non potrà mai vincere il buonsenso, ma solo un determinato colore politico [...]" (Gheto capio, Eugenio Benetazzo)

[...] Mi fanno ridere queste farse politiche (rosse, nere, azzurre e verdi) che ora lanciano moniti sui livelli occupazionali in Italia, mi sembra di vedere una banda di piromani che grida "al fuoco, al fuoco". Nessuno di loro è più attendibile o credibile, spero che presto uno tsunami elettorale li spazzi via nel dimenticatoio per sempre, assieme a tutte le loro beghe di partito e le deliranti notizie di gossip [...] (Cuoi e buoi dei paesi tuoi, Eugenio Benetazzo)

[...] Dalla metà degli anni 90 per l'Italia è iniziato infatti un lento processo di declino industriale: sono stati fatti entrare a frotte milioni di extracomunitari con il solo scopo di consentire ai grandi gruppi industriali di poter abbassare i costi di manifattura (grazie a persone disperate disposte a lavorare con retribuzioni minori rispetto agli italiani), di lì a poco è stato introdotto il lavoro interinale come soluzione per "snellire" l'attività di impresa che in poco tempo ha fatto nascere una nuova fascia sociale, quella dei precari, infine si è dato inizio ad una lenta opera di deindustrializzazione aiutando gli industriali a smantellare le loro aziende per spostarle al di fuori dei confini italiani e decretando così la fine di centinaia di migliaia di posti di lavoro. Quanto sta accadendo in questi ultimi 18 mesi non può essere definito genericamente come semplice crisi, come ci vogliono far credere i media tradizionali con il loro gracchiante vociferare, quanto piuttosto come una vera e propria emergenza che sino ad oggi ha manifestato solo il primo dei suoi tre aspetti, ovvero quello finanziario [...] Adesso dovranno arrivare le altre due sfacettature, quella industriale e quella sociale, entrambe legate da questo scellerato ed osannato modello economico imposto dal WTO in cui tutti i paesi occidentali hanno dovuto lentamente e progressivamente regalare le loro produzioni ed i loro ordinativi industriali alle nuove aree emergenti di questo millennio, così facendo si sono create le condizioni sociali ed industriali per una impensabile sperequazione [...] A livello nazionale non vi è una forza politica che si faccia portavoce di esigenze di protezionismo nei confronti dei nostri gloriosi ed invidiati distretti industriali, l'unica risorsa che avevamo ovvero la distintività ed originalità della manifattura italiana è stata brutalmente sacrificata per permettere a paesi come la Cina di assorbire, copiare e far morire le nostre tipiche produzoni, diventando nel frattempo la grande fabbrica del pianeta. A mio modo di vedere l'unica salvezza potrebbe essere un incredibile e improvviso cambio di governance politica che faccia emergere un "tribuno del popolo" stile Lula in Brasile, che contrasti e metta fine a questo dictat economico che sta portando il paese al suicidio industriale, sociale ed economico.(Tagli e dettagli, Eugenio Benetazzo)

"Il Signoraggio è una colossale truffa monetaria perpetrata contro il Popolo Italiano da una Diabolica Elite bancaria. E questa truffa si nasconde e si potenzia dietro una cortina di silenzio e morte che ha una storia di circa due secoli" (Eugenio Benetazzo)

Il pessimista è un ottimista ben informato. (Eugenio Benetazzo)


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