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mercoledì 26 dicembre 2012

TOUR 2013 DI GIANNI LANNES

Su La Testa!: TOUR 2013 DI GIANNI LANNES: IL GRANDE FRATELLO. STRATEGIE DEL DOMINIO Giro d'Italia 2013: Milano   17 gennaio 2013 ore 20,30 Società Umanitaria Via S...

Gianni Lannes su Youtube"... La fantascienza ha intuito che l'essenza dei totalitarismi è il controllo tecnologico delle informazioni personali. La realtà si è spinta oltre. Viviamo in un'epoca in cui all'eccesso di "informazione" corrisponde un difetto di sapere: sovente l'extra occulta. Ma basta scalfire le apparenze per comprendere la realtà. Il testo spazia, prove alla mano, dall'attività di spionaggio Echelon sulla popolazione italiana e occidentale, alla democrazia totalitaria che ormai imperversa nel Belpaese, solcando in mare le bombe amare e la terapia bellica che oscura i cieli. Il futuro sembra militare, mentre la democrazia si restringe sempre più. Ci sarà un'altra guerra mondiale? Consumatori sempre più imbalsamati, telespettatori lobotomizzati e utenti imbambolati, avanti fate il nostro gioco. Trivellano il cuore della terra, oscurano il Sole, mentre la Luna l'hanno già bombardata. E noi?"

Dal blog di Gianni Lannes Su la testa!     

sabato 6 febbraio 2010

giovedì 4 febbraio 2010

Articolo 21 della Sostituzione Italiana



Articolo 21 della Costituzione Italiana
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria [cfr. art.111 c.1] nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo d'ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

Mi chiedo quali siano le manifestazioni contrarie al buon costume, visto che il premier e tanti altri suoi seguaci parla(ele)mentari non brillano certo per surplus di costumanza e irreprensibilità (orge grazioliche, corruzione, condannati per concorso esterno in associazione mafiosa, ...). Se Enzo Biagi, Michele Santoro, Daniele Luttazzi e poi Sabina Guzzanti e tanti altri, hanno fatto un uso criminoso della televisione, cosa si potrebbe dire allora del Santo immacolato d'Arcore con le sue tre reti televisive, con il controllo pressoché quasi (?) totale della RAI e delle testate dei giornali e dei suoi direttori? Vabbè, domande retoriche spicciole che si fanno solo quando si hanno già le risposte...

Riforma della Costituzione Italiana a cominciare dal nome...

Articolo 21 della Sostituzione Berlitaliana
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione, previo richiesta all'autorità garante per le comunicazioni.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure, tranne nel caso di cui sopra (comma 1) l'autorità garante non lo consenta in modo esplicito.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria [cfr. art.111 c.1] nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili, ovvero di tutti coloro che fanno un uso criminoso del mezzo utilizzato.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo d'ogni effetto. Tranne il caso in cui venga violato quanto prescritto al comma 1 e comma 2, articolo 21, ove l'autorità garante ne rilevi l'inammissibilità sostituzionale..

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica. Nella fattispecie, la denuncia dei finaziamenti viene effettuata all'autorità garante.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.
* L'autorità garante per le telescomunicazioni ovviamente non garantisce la libertà del popolo, ma solo quella del Popolo della Libertà, previo consenso dell'auto-re.

domenica 31 gennaio 2010

Minacce al giornalista Michele Albanese de Il Quotidiano della Calabria



Il rigido inverno dei giornalisti minacciati (commento di Roberto Rossi apparso su Il Quotidiano della Calabria il 30/01/2010)

Lo abbiamo detto, continuiamo a dirlo: che in questo Paese a far bene il proprio lavoro si rischia la vita. Che per una strana alchimia, è incredibilmente facile e frequente minacciare un giornalista, ma è terribilmente difficile provvedere seriamente alla protezione sua e della sua famiglia. E tutto questo è avvilente, e mortificante. Mortificante non comprendere che tutelare un giornalista minacciato di morte deve essere automatico, come attivare anticorpi a difesa della democrazia. Di queste cose nemmeno si parla, si continua a non volerne parlare. Dietro l’ufficialità delle dichiarazioni di solidarietà, spesso qualcuno insiste persino a storcere il muso, dice, magari sottovoce, che l’intimidazione, quello là, se l’è cercata. Che è alla disperata ricerca di visibilità, che alla fin fine non è così grave ciò che gli accade. Si permette così a chi usa la violenza di continuare a farlo impunemente. È umiliante alzare la cornetta del telefono e sentire un caro amico, un leone di razza, un valoroso giornalista come Michele Albanese, da anni il punto di riferimento per le cronache locali e nazionali che riguardano la Piana di Gioia Tauro, che ti dice: «questa volta ce l’hanno fatta a spaventarmi, a mettere paura a me e alla mia famiglia». è umiliante, soprattutto per lui, che il suo lavoro debba mettere in pericolo i suoi affetti. Quella arrivata ieri per lettera alla redazione centrale del “Quotidiano della Calabria”, non è la prima minaccia subita da Michele, ma di sicuro è una delle più gravi per il contesto nella quale si inserisce, per i giorni di estremo allarme che sta vivendo la Calabria. Per la bomba di Reggio, per i fatti di Rosarno che Albanese ha raccontato senza risparmiarsi, e per i quali si è speso come sempre nell’offrirne lettura a uso e consumo di inviati piovuti giù dal Nord per mezza settimana. Ha cominciato nei primi anni Ottanta, Michele, con una mano scriveva di omicidi e sequestri di persona, con l’altra issava cartelli durante le manifestazioni per l’applicazione della legge La Torre in Calabria. Il giornalismo per lui è uno strumento di emancipazione della società, «a questo deve servire». Lotta da trent’anni in un territorio cha da oltre cento vive sotto il giogo delle stesse famiglie di mafia, Piromalli, Molè, Pesce, Bellocco, Crea, Rugolo, Mammoliti. Conosce a menadito gli interessi mafiosi che girano intorno al più grande hub del Mediterraneo; mastica amaro tutti i giorni il tradimento delle aspirazioni economiche e democratiche di un intero popolo. Vive e lavora, guardato a vista e male dai mammasantissima che passeggiano come squali sotto il suo ufficio di corrispondenza. Lavora bene e vive male. Come male continua a vivere Nello Rega, inviato del Televideo Rai, oggetto di un pressing minatorio senza sosta. Almeno tre episodi gravi hanno riguardato lui e sua madre da quando è stato dato alle stampe un suo libro che racconta una storia d’amore vissuta con una donna islamica, un amore difficile, finito da un giorno all’altro, forse perché a lei è stato impedito di frequentare un uomo non musulmano. Lettere contenenti proiettili, la testa mozzata di un agnello. Non c’entra la mafia, c’entra la violenza issata sui muri delle incomprensioni e dell’ignoranza, c’entra il terrorismo di matrice sciita. Continua a gridarla la sua paura, Nello. Continua a non sentirsi sicuro: «Mi proteggono a metà. Così è inutile. è anche uno spreco di soldi pubblici». Non è un Paese normale il Paese dove un senatore della Repubblica, Felice Belisario dell’Idv, per chiedere al ministro dell’Interno maggiore protezione per Rega, debba spingersi a dire: «Se Rega fosse risultato un mitomane o uno squilibrato sarebbe indagato. Invece non lo è. Da tre mesi sollecito Maroni a intervenire. Lettere, interrogazioni parlamentari, richieste di incontro. Nessuna risposta. Un silenzio deplorevole». Belisario, la Fnsi, Ossigeno per l’informazione, tante le richieste. Ma dal Palazzo ancora non si riesce ad avere una giusta misura di protezione per un uomo in pericolo di vita. Una vita abitata a metà, come quella vissuta da Giulio Cavalli, che rischia da un paio d’anni perché da attore ha fatto uno spettacolo irriverente verso i capimafia, e da qualche settimana rischia ancora di più perché, con quella storia, si è candidato alle regionali. A Varese! Non in Calabria, non in Sicilia, o in Campania. Ma in Lombardia. Dove le minacce più gravi per lui non sono le telefonate anonime o i gesti intimidatori, ma la colpevole indifferenza per la questione mafiosa di una vasta parte della società e della classe dirigente che amministra. Perché la mafia a Milano non c’è. Ché la Lombardia non è affetta da questo cancro. Lo ha detto perfino un prefetto nei giorni scorsi. Dicevano lo stesso a Ragusa, nel 1972, quando fu ucciso Giovanni Spampinato, che invece non la pensava proprio così. Dicevano lo stesso a Barcellona, in provincia di Messina, quando fu assassinato Beppe Alfano. Lo urlavano a Catania quando cinque colpi di pistola raggiunsero la nuca di Pippo Fava. E continuarono a dirlo anche dopo. A fare schermo a una forma di criminalità che resta inconfondibile, anche quando si camuffa di qualcos’altro.

Il rigido inverno dei giornalisti minacciati (commento di Roberto Rossi apparso su Il Quotidiano della Calabria il 30/01/2010)

martedì 26 gennaio 2010

Solidarietà a Gianni Lannes




Chi è un giornalista vero rischia la pelle

Il giornalista pugliese Gianni Lannes, direttore del giornale online 'Terra nostra', si occupato e si occupa tuttora di indagini riguardanti il traffico di esseri umani, d'armi, di rifiuti pericolosi... A causa delle sue inchieste, ha subito numerose intimidazioni e minacce mafiose e, in particolare, nella notte del 2 luglio, a Orta Nova nel Foggiano, ha subito un attentato incendiario che ha distrutto la sua auto. Tuttora Lannes non sembra viva condizioni migliori visto che sul suo sito si legge che a "...causa delle innumerevoli intimidazioni mafiose il direttore per cautelare la redazione ha deciso di oscurare i nomi dei collaboratori.


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