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martedì 9 marzo 2010

Per Umberto Veronesi la migliore coerenza è l'incoerenza



Questi professoroni di regime, molto spudoratamente, oltre a manifestare apertamente la loro ignoranza, non vogliono rendere mai conto a nessuno. Giacché Veronesi non accetta un confronto, ne proponiamo uno virtuale. Dove sta la coerenza e la deontologia professionale?


Mentre Veronesi è in fuga perpetua da domande indiscrete o, se vogliamo, dalla verità, Montanari, molto discretamente, tempo addietro, spiegava cosa sono le nanopatologie... causate da nanopolveri che si formano in special modo bruciando materiali. Più alta è la temperatura della combustione più piccole sono le particelle e quindi più pericolose. La pericolosità dipende inoltre dalla loro composizione chimica, biodegradabilità, forma fisica... Chiarissimo!




Links utili

Alcuni file PDF scaricabili dal sito di Stefano Montanari

sabato 30 gennaio 2010

Lega e beghe. Un lungo tentativo di golpe neofascista.




Il video, tratto dal documentario "Ascenseur pour les fachos" di CANAL+ parla chiaro: Mario Borghezio insegna ai neofascisti francesi i trucchi per tornare al potere. "Dovete proporvi come movimento territoriale".

Dopo Mani Pulite, la Lega si è costituita dunque come movimento gestito ai vertici dai neofascisti, mettendo nei punti chiave del potere gli uomini giusti. Sotto questo punto di vista, la Lega è tutt'altro che un movimento secessionista... Umberto Bossi e altri esponenti padani, probabilmente, si sono ritrovati, forse loro malgrado o a loro insaputa, a fare i burattini della situazione. Ci ritroviamo di nuovo nella logica del divide et impera, tanto cara alla centralità del potere: solo s-fasciando l'Italia si può ottenere la sua ricostituzione sul modello fascista, dove a un certo punto arriva l'uomo forte, l'uomo che non deve chiedere mai, il quale promette di ristabilire o riformare la legge per il bene del Paese ormai allo sbando. Il salvatore della patria, insomma. Ecco perché c'è stata la Devolution della Lega, i tentativi di secessione della Sicilia. Ecco perché si tende a fare leggi che scollegano squilibrando i poteri dello Stato e i suoi organi costitutivi: leggi ad personas, immunità parlamentare, esautorazione del Parlamento, attacchi alla magistratura, riforma della Costituzione... Ecco perché i condannati per mafia in parlamento vengono di fatto tutelati. Il Parlamento ormai sembra un atroce circo, una farsa, un centro per il recupero di veline, prostitute, corrotti, mafiosi... Ci avviamo ormai verso il modello argentino di Menem.

Siamo ben oltre la realizzazione di un sistema sulla base piduista del "Piano di Rinascita Democratica" di Licio Gelli. Si aspetta forse solo che le (estreme) destre in Europa (e anche nel mondo) si rafforzino e producano una congiuntura favorevole, onde poter ottenere sostegno, legalizzando così ciò che prima era, almeno su carta, illegale e dunque (ancora) irrealizzabile. Ha ragione Sabina Guzzanti quando definisce la deriva italiota un golpe che da 16 anni a questa parte non riesce.

La coalizione tra PdL, Lega & AN è solo apparentemente incongrua. L'ipotesi più attendibile, in effetti, è che il tutto viene gestito da un potere deviato dello Stato, sicuramente con implicazioni dei servizi segreti stranieri. Uno Stato nello Stato, per ora.

Ai neofascisti serviva un forte sostegno popolare e l'hanno ottenuto tramite l'accidente della Lega e l'entrata in campo di Berlusconi che riuscì così a catalizzare, coalizzare, su di sé quasi tutte le forze del dissolto Pentapartito. Evidentemente, come in tutte le cose confuse, anche gli agitatori, i neofascisti, non seppero controllarne la portata. Clamorosa la caduta del primo governo Berlusconi, con l'eclatante uscita di Umberto Bossi. Caduta che non scompaginò affatto il partito del cittadino, se non più uguale, almeno più astuto degli altri.

Tentativi di golpe c'erano stati precedentemente ma ha ragione in questo caso Mario Borghezio quando afferma che il potere non lo si può ottenere in altro modo che legalmente.

giovedì 28 gennaio 2010

La Lega che ci sega (Brandelli d'Italia)



Art 1 della costituzione. L'Italia è un Repubblica demo-critica fondata sulla censura, sugli inciuci, sulla violenza, sul razzismo, sulla corruzione, ... La sovranità appartiene a chi se l'accaparra, esercitandola nei limiti e nelle nelle forme che più gli garba.


RIDONO DI NOI...

EL PAIS

Processati 36 affiliati della Lega Nord per la formazione di una banda armata in Italia

Tra gli accusati di sovversione separatista figurano un deputato e un sindaco

Miguel Mora - Roma - 25/01/2010
[Tradotto da Carlo Giordano da "Procesados 36 afiliados de la Liga Norte por crear una banda armada en Italia"]

Il sindaco di Treviso, Giampaolo Gobbo, il deputato Matteo Bragantini e altri 34 militanti della Lega Nord italiana sono stati citati in giudizio da un magistrato di Verona. Secondo l'accusa, le antiche 36 camice verdi - anteriori alla Guardia Nazionale Padana e alle recentemente legalizzate ronde cittadine - formavano parte di una associazione armata di carattere militare, "un apparato parallelo alle forze armate", il cui obiettivo era ottenere la secessione dall'Italia.

Il processo di questi affiliati, che da 14 anni formavano parte delle camice verdi, era stato rimandato varie volte per cavilli tecnico-giuídici, e inglobava inizialmente i leader della Lega Nord, tra cui gli attuali ministri Umberto Bossi, Roberto Maroni e Roberto Calderoli.
In dicembre, i tre dirigenti del Governo di Silvio Berlusconi, ex eurodeputati e parlamentari, furono alla fine esentati dalle investigazioni a loro carico da parte della magistratura grazie a una risoluzione del Parlamento, che negò al giudice l'autorizzazione a procedere contro di loro, e tramite un giudizio espresso da dalla Corte Costituzionale.

Adesso, gli imputati, in maggior parte lombardi e veneti, ma anche del Piemonte, Friuli e Liguria, rischiano pene che oscillano dai 5 ai 10 anni di carcere. Secondo l'accusa, tra il 1996 e il 1997 la Guardia Nazionale Padana fu "addestrata militarmente con l'obbiettivo di organizzare la resistenza e pianificare un'eventuale secessione del territorio del nord Italia attraverso una organizzazione armata".

Le indagini riguardanti il caso sono state lunghe e agitate. Nel 1996, durante una perquisizione ordinata dalla procura in una sede delle camicie verdi a Milano, Maroni, tentó di mordere la gamba di un poliziotto. Fu condannato per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale a otto mesi di prigionia, sebbene nel 2004 il trbunale ne mitigò la pena alla sola multa di 5.000 euro.

Il ministro dell'Agricultura, Luca Zaia, candidato alla presidenza del Veneto nelle elezioni regionali del marzo scorso, è stato molto critico riguardo al verdetto. "La giustizia dovrebbe occuparsi di altre cose e non di fatti successi in tempi lontanissimi. Dobbiamo pensare alla distanza che intercorre tra quello che fanno i giudici e ciò che sperano i cittadini".

Tra gli imputati non figura il polemico eurodeputado Mario Borghezio, che fu condannato due anni fa a cinque mesi di carcere insieme a sette camice verdi per avere incendiato "accidentalmente" un rifugio a Torino dove dormívano alcuni cittadini stranieri. La sopravvivenza dell'ideología violenta e razzista nella Lega Nord è il tema del documentario Camicie verdi, bruciare il tricolore. Lo realizzò nel 2006 il reporter Claudio Lazzaro, e ha subito la censura delle televisioni italiane.

Tradotto da Carlo Giordano da "Procesados 36 afiliados de la Liga Norte por crear una banda armada en Italia" (articolo di Miguel Mora, su El País, 25/01/2010)

giovedì 31 dicembre 2009

Il carroccio unisce l'Itaglia




Cosa ha comportato, per il Paese e le sue istituzioni, questa coalizione disomogenea di maggioranza, formata da tre entità promisque, con obiettivi molto diversi l'una dall'altra, se non addirittura contrastanti e contraddittori? Vi traspare a chiare lettere il paradosso e il comprensibile attritto manifestato talvolta in modo violento e addirittura feroce fra i suoi componenti. Allora, cos'è che lega questo calderone ideologico e programmatico? L'unitarietà, la coesione pattuita raggiunta, il comportamento, a volte balordo e illegale, dei componenti stessi della coalizione ne forniscono la risposta, abbastanza ovvia e intuitiva. Ciò che lega la Lega al PdL e ad AN è la spartizione del potere. Si potrebbe obiettare che è sempre (stato) così. Ma la questione adesso è ben diversa e raccapricciante. Nella prima metà degli anni '90 Bossi minaccia e impreca contro Roma ladrona (giustamente) e contro Berlusconi mafioso, quando in realtà, (col senno di poi) quello che il padano nostrano veramente desiderava in cuor suo, era farsi ladrone lui stesso. E infatti ora che lo è diventato, avendo subito questa preziosa mutazione genetica, si guarda bene dall'attaccare il suo collega corrotto e corruttore. Legittimare la Lega, ha significato, in un certo senso, leggittimare la scissione e la disunità, fomentando l'odio e la divisione fra gli italiani. Quindi, alla base della coesione raggiunta della maggioranza, c'è senz'altro lo squallore del compromesso fatto soprattutto di ricatti. Fini è l'opposto: impeccabile, fedele ai valori tradizionali di unità nazionale. Berlusca invece fa una politica ad personam che gli permetta così di sopravvivere agli attentati dei sovversivi rossi e agli intentati processi fatti dalle toghe rosse (il suo incubo ricorrente), a costo di distruggere l'intero Paese. Una volta messisi d'accordo riguardo alla spartizione del potere, si è venuto quindi come a giustificare e a legalizzare in buona parte il sistema di corruzione, la delinquenza organizzata, gli usi ed abusi del potere.

Lo vediamo sempre, anche in questi giorni. Craxi lo si vuole commemorare dedicandogli una strada o in chissà quale altro modo. Se si vuole onorare un corrotto, vuol dire che i valori costituzionali e legali sono andati a farsi friggere. Se si fa un monumento alla corruzione, vuol dire che viviamo in un mondo alla rovescia, dove la regola è fare tutto ciò che non rientra nella norma. L'uomo d'Arcore, che si è fatto fare da solo, attacca i magistrati (solo quelli che lui ritiene di sinistra naturalmente e che gli mettono il bastone fra le ruote), attacca la costituzione (troppo vecchia per la sua novella libertà d'azione), si fa fare leggi ad personam... Questa maggioranza, fondamentalmente incoerente, per poter sopravvivere ha bisogno di un'ambiente adatto, di sotterfugi, di corruzione, appunto, di controllo dell'informazione, ovvero di far sapere all'opinione pubblica quello che lei vuole che si sappia e soprattutto far sapere che tutto è normale, anche modificare e svilire i valori costituzionali. Ha ragione Di Pietro: "Se non è dittatura questa, cosa ci vuole l'olio di ricino per capirlo?"

mercoledì 30 dicembre 2009

Odi et amo




Bossi adesso ringhia come un mastino feroce in difesa di Berlusconi, "l'uomo con le palle", ma non si può dire che sia stato un amore a prima vista.
Si potrebbe continuare all'infinito con queste citazioni. Bossi, oltre al Papi, non ha risparmiato nessuno, nemmeno AN, la bandiera italiana, il papa, gli extracomunitari, i meridionali, e chi più ne ha più ne metta. Come clima d'odio, ab-uso criminoso e mandanti morali niente male! È ovvio che per far tacere Bossi e la Lega, portandoli nella propria maggioranza, si doveva ungere amabilmente questo meccanismo facinoroso dell'odio che circondava il Cavaliere. Se tu dai una cosa a me, io poi dò una cosa a te. Una maggioranza che si regge tramite ricatti e un sistema efficiente di corruzione. Il pool di Mani Pulite era comunque in buona fede nelle sue inchieste, che però venivano ad allargarsi a macchia d'olio. Crollato il sistema politico che lo copriva e lo teneva in piedi, il sistema di corruzione non poteva sfasciarsi, tanto era possente; e così per potersi perpetuare, più forte ed efficiente di prima, doveva mantenersi compatto, tramite una maggioranza politica, sopratutto se incoerente (come è quella attuale), che lo sostenesse. Berlusconi è abbastanza realistico quando afferma (nonostante sia obbrobrioso) che la Costituzione va modificata. Infatti, essa non rispecchia più la situazione italiana e nemmeno la sua unitarietà geopolitica. C'è insomma uno sfasamento tra la realtà di fatto e le norme costituzionali e di garanzia che dovrebbero regolarla, ma che ormai sembrano quasi ridotte a un valore puramente nominale.

domenica 13 dicembre 2009

Se si andasse al voto, Berlusconi vincerebbe anche senza Fini? (ipotesi futuribile)


Eh sì, le rivoluzioni non portano da nessuna parte, caro Di Pietro; non apportano nessun cambiamento auspicato e/o ideologizzato dalle medesime. In genere sono contropoducenti e i valori che propagandavano e si premunivano di apportare nella società vengono vanificati dall'evento incontrollato e difficile se non impossibile da gestire. Sia i cambiamenti in meglio che quelli in peggio sono piuttosto lenti. Bisogna tenere la guardia alta, essere combattivi e sempre pronti a reagire, ma senza sbracare. È una società complessa, la nostra, oltre che superaffollata di persone e di ideologie, non ci si può permettere il lusso delle rivoluzioni.

Facciamo un pronostico, un ipotesi più che altro futuribile...

Non dimentichiamoci che l'informazione e dunque la propaganda di regime, specialmente quella televisiva, è ormai quasi tutta finita nelle mani del Cavaliere, checché lui ne sparli diversa-mente per le lande forestiere. Se si va alle elezioni anticipate, probabilmente il PdL otterrà una maggioranza relativa (ovvero senza Fini e Bossi) superiore a quella attuale. La differenza la faranno dunque i mass-media che favoriranno di certo il premier. Se PdL e Lega riuscissero ad ottenere la maggioranza, il gioco è fatto. Berlusconi non lo fermerà più nessuno, né le toghe rotte, né la costituzione, che potrà lasciare anche inalterata dato che la sua parola populista la sostituirà a tutti gli effetti. Sarà veramente la Notte della Repubblica, non come quella oscurità quasi pre-aurorale di Sergio Zavoli.

In questo scontro, illusoriamente politico, ci sono in gioco altre forze titaniche (per niente trascurabili o di poco peso) come quelle dell'industria (o se vogliamo, di un certo tipo di industria) che oltrepassa anche i confini nazionali e le banche che con la corruzione e la non-trasparenza ci campano e prosperano a dismisura, e che faranno di tutto (con mezzi leciti e illeciti) per sostenere la politica del premier. Berlusconi ha trasformato lo Stato italiano in una sua azienda privata. Del resto, non ha tutti i torti, se dice espressamente che è stato votato dal popolo (anche se plagiato dalla sua informazione di regime) e dunque deve comandare e dirigere lui l'intera azienda-nazione. Adesso, possiamo ancora dire, insieme a Fini, che il potere concessogli lo debba esercitare nelle forme e nei limiti imposti della Costituzione di cui si fa garante la Corte Costituzionale. Ma, se Berlusconi vincesse di nuovo, senza Fini, soltanto alleandosi con la Lega, il discorso dell'esercizio del potere nelle forme e limiti dalla costituzione non avrà più nessuna validità effettiva, così come la Corte Costituzionale. Se la dittatura de facto viene resa impossibile, in un modo o nell'altro, per una serie di possibili ragioni che non stiamo qui a elencare, quello che si potrebbe allora realizzare è proprio la spaccatura dell'Italia voluta dalla Lega e di conseguenza sostenuta fermamente anche dal reuccio d'Arcore. Si verrà a realizzare proprio la Padania come un'entità nazionale separata dal resto d'Italia. O, altrimenti, si verrà ad un compromesso doloroso e dunque Berlusconi uscirà dalla scena politica con tutti gli onori e il potere (che potrà comunque esercitare ugualmente, e forse ancor meglio e più efficacemente di prima, dietro le quinte). Si dovranno allora, causa neccessitato compromesso, cassare tutte le sentenze che pendono sul suo capo. In questo modo avremo intatta e prospera l'eredità del berlusconismo, e del resto il suo capo, che agiva apertamente, adesso può ritornare a tessere le trame libertarie nell'ombra.

Secondo me, è errato considerare Berlusconi soltanto dal punto di vista meramente politico. Berlusconi, lo ripeto, è un entità soprattutto economica con moltissimi agganci, rapporti di scambio, o se vogliamo favoritismi, extra-nazionali. I suoi agganci hanno valenza globale. Tranne la vecchiaia con il suo inevitabile deterioramento fisico e psichico, così come avviene per tutti, difficilmente Berlusconi potrà essere deteriorato diversamente, senza intaccare interessi che vanno ben oltre la sfera degli intressi nazionali italiani.