Escort
La situazione politica in Italia è grave ma non è seria
Rivoluzione civile
S'il vous plaît:
"Turatevi il naso e votate"
Rien ne va plus, les jeux sont faits
Movimento 5 stelle Beppe Grillo
Altri blog dell'autoreDialetto sanmartinese TelevisionarioDivergenzaVoce millenaria Igienismo
Visualizzazione post con etichetta cosa nostra. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta cosa nostra. Mostra tutti i post

martedì 9 febbraio 2010

Dell'Utero no si dimette nonostante le dichiarazioni di Cianciminchio



Quello che i condannati per mafia dicono...

So' tosti sti parla(ele)mentari!... "Se non mi dimetto, ci sarà più pilu pi tutti... Forzitaliamende le dimissioni non possono essere date per partito preso, quandunguamende, necessariamende, tuttavia-mende, avendo contribuito io a fondare il partito che si è preso gioco di un sacco di voti". La mafia non esiste. Ve lo posso garantire io, quandunguamende, volondariamende, mi sono difeso nel processo davanti e di dietro a un complotto d'esecuzione plotonizzato necessariamende per danneggiare l'immagine sacramentale di cui io degnamende modestamende incautamende rappresentai la figura preminende; mendre ora mi si vede impuntato di Cosa Nostra a causa dei casini avutisi nella Casa della Libertà. Lo ripeto, io non g'entro con la mafia, lo posso giurare sul mio onore e anghe sul mio onere, quandungue mi si accussa di complotto che - ripeto - è stato fatto ai miei danni e a mia insaputa. Da parlamentare eletto democraticamente quale io sono e quale io fui, ho il diritto e il dovere, per il bene del Paese, di non finire in galera, rassegnando le dimissioni.


Links utili

mercoledì 3 febbraio 2010

L'odore dei soldi di Berlusconi



Io mi chiedo, se la provenienza dei soldi di Berlusconi (tutte quelle holding, fiduciarie, tutti quei prestanome, quei passaggi poco chiari di denaro, ...) all'inizio della sua carriera (e non solo) sono leciti, perché allora evita i processi come la peste? Perché si fa confezionare leggi e leggine su misura? Più di qualche maleintenzionato, che non abbia ancora la testa privatizzata dal suo governo (ladro?) e non ancora formattatta secondo i cannoni delle televisioni di sua proprietà, potrebbe pensar male, visti i trascorsi, i legami con esponenti mafiosi, lazzi e intrallazzi vari, e dire: costui non me la conta giusta... Male non fare Giustizia non temere.

RIDONO DI NOI...

EL PAÍS

La Mafia entró in affari con Berlusconi, secondo un teste

Articolo originale La mafia entró en los negocios de Berlusconi, según un testigo (Articolo di Miguel Mora - Roma - 02/02/2010 (tradotto da Carlo Giordano)

Silvio Berlusconi Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo Vito Ciancimino, ha fatto dichiarazioni ieri nell'aula bunker del carcere di Palermo davanti ai giudici che investigano sulla trattativa tra i servizi segreti e la mafia siciliana agli inizi degli anni novanta. Ciancimino assicura che suo padre e altri capi di Cosa Nostra investirono in Milano 2, il progetto immobiliare con il quale il giovane Silvio Berlusconi iniziò la sua carriera di successo negli anni settanta. "Mio padre era in affari con mafiosi di grande capacità imprenditoriale, come Salvatore e Antonino Buscemi e Franco Bonura" - riferisce [Massimo Ciancimino]. "Insieme investirono denaro in un grande progetto nella periferia di Milano, conosciuta successivamente come che Milano 2".

Il figlio del democristiano corleonese, politico affiliato di Cosa Nostra, spiega che l'informazione l'ebbe direttamente da suo padre (fu il suo segretario personale nel corso degli anni) e attraverso la lettura dei documenti che il politico depositò in diverse casseforti prima di morire nel 2002. La procura di Palermo ha fornito al processo questa documentazione.

Smentita ufficiale

Niccolò Ghedini, avvocado di Berlusconi e parlamentare del Popolo della Libertà, ha emesso una nota nella quale afferma che le dichiarazioni del figlio di Ciancimino sono "completamente carenti di fondamento e di logica" e annuncia una querela per diffamazióone. "Tutto il denaro impiegato nel progetto proveniva da fonti assolutamente lecite", sottolinea Ghedini.

Ciancimino è il teste chiave nel processo aperto contro due ex capi dei servizi segreti, il generale Mario Mori e il colonnello Mauro Obinu, accusati di non avere arrestato il capo siciliano Bernardo Provenzano il 31 ottobre del 1995.

Secondo Ciancimino, Provenzano non fu arrestato e rimase libero fino al 2006 perche era protetto dall'accordo raggiunto tra mafia e Stato nel quale aveva fatto da intermediario suo padre. Il teste racconta che lui stesso consegnava i pizzini (messaggi su foglietti) che si scambiavano suo padre e Provenzano, e che il boss venne a visitare numerose volte la sua casa romana quando suo padre si trovava agli arresti domiciliari, tra il 1999 e il 2002.

Secondo Ciancimino, la trattativa tra Stato e Cosa Nostra si prolungó dal maggio del 1992 (data dell'assassinio del giudice Falcone) al gennaio del 1993, poco dopo la cattura di Totò Riina. L'accordo prevedeva la fine dell'ondata di attentati in cambio di benefici per i boss mafiosi.

Articolo originale La mafia entró en los negocios de Berlusconi, según un testigo (Articolo di Miguel Mora - Roma - 02/02/2010 (tradotto da Carlo Giordano)




EL PAÍS

DI TUTTO DI PIU'...

Provenzano consegnò Riina in cambio della sua impunità

Continua la testimonianza del figlio del ex sindaco mafioso di Palermo. - "Dietro agli attentati di Falcone e Borsellino ci fu un 'grande imprenditore (arquitecto)'"
Articolo di Miguel Mora - Roma - 02/02/2010 (tradotto da Carlo Giordano)

Continua nell'aula bunker del carcere dell'Ucciardone di Palermo l'esplosiva dichiarazione giudiziaria di Massimo Ciancimino, figlio minore ed ex segretario personale del defunto sindaco mafioso di Palermo, Vito Ciancimino. Dopo le otto ore di interrogatorio del lunedì, il teste, di 47 anni, condannato in primo grado per riciclaggio di una parte dell'eredità di suo padre, ha proseguito raccontando questo martedi fin nei minimi dettagli la storia della mafia siciliana degli ultimi 25 anni.

Il suo racconto ricorda Quei bravi ragazzi, il film di Martin Scorsese. Solo che tratta della vita reale.

I trait d'union delle rivelazioni di Ciancimino, alla cui testimonianza i giudici conferiscono massima credibilità per la sua vicinanza ai personaggi e ai fatti, è la trattativa aperta tra parte dello Stato italiano e Cosa Nostra nel maggio del 1992, dopo l'assassinio del giudice Giovanni Falcone.

Il capo di Cosa Nostra, Totò Riina, anticipando l'annientamento della Democrazia Cristiana, ordinò di eliminare i politici affini come Salvo Lima e i giudici Falcone e Borsellino, che avevano condannato centinaia di mafiosi nel maxiprocesso celebrato nella stessa sala dove ora fa le rivelazioni Ciancimino.

Vito Ciancimino condusse una trattativa fino a che non fu arrestato e incarcerato nel dicembre del 1992, ha ripetuto questo martedi il teste. Furono mesi drammatici, che finirono con la Prima Repubblica e con l'estinzione di tutti i partiti tradizionali. E il sindaco palermitano giocò un ruolo cruciale nell'arresto di Riina. "Convinto che Riina fosse diventato matto, mio padre collaborò per la sua cattura convincendo Bernardo Provenzano affinché lo consegnasse. Non fu facile, perché Provenzano non amava il tradimento", ha affermato Ciancimino.

Suo padre negoziò l'arresto del capo dei capi in varie riunioni svoltesi tra l'agosto e il novembre del 1992, tanto con Provenzano quanto con i carabineri (il colonnello Mori e il capitano De Bonno, imputati di favoreggiamento alla mafia in questo stesso processo) e con un agente dei servizi segreti non identificato.

"Chiediamo ai carabinieri le mappe di Palermo con le linee del telefono, gas ed energia elettrica, mio padre le fece arrivare in due tubi gialli a Provenzano e costui segnalò il luogo dove si nascondeva Riina", ricorda Ciancimino Junior. "In cambio del suo contributo per la cattura, Provenzano ottenne una forma di impunità. Mio padre spiegò ai carabinieri che l'unica persona che podeva imprimire una nuova direzione alla strategia di Cosa Nostra e porre fine agli attentati era Provenzano, e perciò doveva rimanere in libertà".

Dopo la cattura di Riina, Provenzano rimase libero fino al 2006. La ragione, afferma il figlio dell'ex sindaco democristiano, è che la trattativa tra Cosa Nostra e lo Stato è continuata nel tempo, ma con un nuovo interlocutore: il cofondatore di Forza Italia, braccio destro di Silvio Berlusconi e senatore del Popolo della Libertà, Marcello Dell'Utri.

"Dopo l'arresto di Riina e quello di mio padre, Dell'Utri sostituì Vito Ciancimino nella trattativa con Cosa Nostra. Dell'Utri e Provenzano mantennnero relazioni dirette", ha affermato. "Me lo disse mio padre, al quale glielo confermò il capo della mafia".

Secondo un pizzino letto questo martedì nel tribunale, Provenzano trattò con Dell'Utri la possibilità del condono della pena all'ex sindaco quando questo stava nel carcere di Rebibbia ammalato.

Altro punto riguardo all'accordo mafia-Stato, secondo Ciancimino, supponeva che il nascondiglio di Riina non fosse stato perquisito dopo il suo arresto. La ragione che Riina soleva addurre era che, se lo avessero arrestato, la polizia avrebbe trovato nella sua casa documenti sufficienti per fare "affondare l'Italia".

"Mio padre si sentiva indirettamente responsabile dell'attentato di Vía D'Amelio, nel quale morirono (luglio del 1992) Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta", dice Ciancimino. Secondo il suo parere, Riina fu spinto a continuare l'ondata di attentati da qualcuno che rimaneva sempre nell'ombra. "C'era una persona che faceva pressioni su Riina, dicendogli di continuare con le mattanze. Provenzano e mio padre erano contrari a questo modo di agire". I magistrati leggono in aula un altro pizzino inviato da Provenzano a Ciancimino, riferito a Riina: "il nostro amico è pressato oltre misura da un grande imprenditore ( arquitecto)", si legge nel papello.

Articolo originale Provenzano entregó a Riina a cambio de su impunidad (Articolo di Miguel Mora - Roma - 02/02/2010 (tradotto da Carlo Giordano)

venerdì 11 dicembre 2009

Il premier è di casa nostra o di cosa nostra?



Il Berlusca non riesce a con-vincere gli italiani, così pensa di parlare e spiegare la situazione della sua Azienda Governativa Italia ai tedeschi, che certamente vivono l'esperienza di riflesso e dunque non direttamente. Vorrebbe approntare forse, sulle orme dell'editto bulgaro, un similare editto teutonico contro le toghe fin troppo rotte. Godiamoci questa logica berlusconica che non ha confronti se non con quella dei discorsi del Keyser...



Da Bonn con furore

Consentitemi, visto che altri colleghi l'hanno fatto, di parlarvi un minuto del mio paese: Italia. Siamo la terza economia d'Europa, abbiamo anche noi molto bene vinto elezioni, abbiamo una maggioranza forte e coesa, un governo molto operativo, un premier... super; oltre il 60% di apprezzamento dopo le prove di efficienza date per la soluzione del problema dei rifiuti, ereditato dalla sinistra in Campania e l'organizzazione del dopo terremoto in Abruzzo, avevo raggiunto il 68,8%. Poi dopo esiste naturalmente una sinistra forte dell'80% della stampa italiana che mi ha attaccato su tutti i fronti, inventandosi delle calunnie incredibili che tuttavia mi hanno rafforzato, perché coloro che credevano in me, oggi sono ancora più convinti di quello che stiamo facendo e soprattutto si dicono: "mamma mia!... ma dove trovamo uno ch'è forte e duro con le palle come Silvio Berlusconi!"

Bene, in Italia però attraversiamo un momento di transizione, particolare. Ve ne parlo solo perché molti giornali dei vostri paesi hanno cambiato la realtà delle cose. In Italia non c'è l'immunità parlamentare; In Italia i pubblici accusatori non dipendono dal governo, dall'esecutivo, e si è formato via via nella sinistra un partito dei giudici, non riuscendo la sinistra, che è divisa, direi allo sbando, a voler avere ragione attraverso la politica, cerca di avere ragione nel centro destra attraverso i processi. Io sono stato investito da una serie di 103 procedimenti, 913 giudici si sono interessati di me, 587 visite della polizia giudiziaria e della guardia di finanza; credo, ah, 2520 udienze. Credo che sia il record universale della storia, però soltanto assoluzioni, perché per fortuna è una parte dei giudici che sta con la sinistra. Poi i giudici soprattutto del secondo e terzo e del terzo livello sono giudici veri come negli altri paesi. Bene, che cosa succede in questo momento in Italia. Succede un fatto particolare, che chiamo di transizione, e che dobbiamo rimediare. E cioè: la costituzione italiana come tutte le costituzioni dice: "la sovranità appartiene al popolo". Bene, il popolo vota, ed è il parlamento che riceve dal popolo la sovranità. Il parlamento fa le leggi. Ma se queste leggi non piacciono al partito dei giudici della sinsitra, il partito dei giudici della sinitra si rivolge alla corte costituzionale che ha undici componenti su quindici che appartengono alla sinsitra, perché i cinque componenti di nomina dei presidenti della repubblica sono tutti di sinistra, in quanto abbiamo avuto purtroppo tre presidenti della repubblica consecutivi tutti di sinistra. Quindi da organo di garanzia, la corte costituzionale si è trasformata in un organo politico e àbroga le leggi fatte dal parlamento. Quindi la sovranità oggi in Italia - non credo di dire una cosa eccessiva - è passata dal parlamento al partito dei giudici. Vi dò due esempi di leggi recentemente abrogate. Una legge per cui un cittadino accusato di un reato, portato davanti a un tribunale della repubblica, assolto, la legge dice basta, non può più essere richiamato in secondo o in terzo grado, rimesso nel girone infernale dei processi... che ti rovina la vita... e... e che rovina la vita alla tua famiglia e ai tuoi cari, così come succede nelle altre grandi democrazie, una persona per un fatto si giudica una volta sola. Questa legge così giusta, così naturale, così necessaria, è stata abrogata su richiesta dei pubblici accusatori di sinistra dalla corte costituzionale.

Il nostro reuccio d'Arcore! Che bravo! Che bel discorso! Che grinta! Che palle!... rosse verde e gialle, di tutti i colori. Mi consenta cavaliere, non riesco proprio a capire chi cerca di convincere e a chi lei si rivolga, a quale categoria di tedeschi, in cerca di quale consenso? Il Berlusconi Day ha fatto effetto a quanto pare! Dalle mie parti suddiste si dice: "chi n'de canosce, care te 'ccatte", che tradotto in termini italioti vorrebbe dire: "chi non ti conosce ti valuta di gran pregio". Noi conosciamo bene a vossìa, egregio cavaliere, alla perfezione, voi e le vostre recondite intenzioni e valutiamo vossìa per quel che siete.

Il vostro eloquente discorso è pieno di reticenze e di cose non dette. Fa male alla salute tenersi tutto dentro. Dica, su, apra il suo cuore, si sfoghi, su, cavaliere, dica tutto ciò che sente e che tiene dentro, da anni ormai, dica su, dica la verità... Ma dovreste, caro cavaliere, fare outing in tribunale, e lì che ci si confessa, del bene e del male, e non delirare per le lande desolate tedesche in cerca di consensi e appoggi che non avrà mai. Vi aspetta, sire, la corte, non del vostro regno, ma quella di giustizia. Lo so non è la stessa cosa, ma che volete farci, sire, siamo ancora in democrazia e non in monarchia.

A scanso di equivoci, riportiamo qualche reazione fra le tante al fallitto editto teutonico...

Le palle sparate in modo irresponsabile dal Pinocchié (sic) italiano per fortuna hanno le loro smentite plenarie, sia dall'opposizione che dall'interno della maggioranza, dal capo dello Stato, ecc...
Gianfranco Fini: - "È certamente vero che la sovranita appartiene al popolo, ma il Presidente del Consiglio non può dimenticare che esso la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione (art. 1). Ed è altresì incontestabile che gli articoli 134 e 136 indicano chiaramente il ruolo di garanzia esercitato dalla Corte costituzionale. È la ragione per la quale le parole di Silvio Berlusconi, secondo cui la Consulta sarebbe un organo politico, non possono essere condivise; mi auguro che il premier trovi modo di precisare meglio il suo pensiero ai delegati del congresso del Ppe per non ingenerare una pericolosa confusione su quanto accade in Italia e sulle reali intenzioni del Governo".
Al quale ribatte il reuccio d'Arcore rancoroso: "Non c'è nulla da chiarire, niente. Sono stanco delle ipocrisie, tutto qua".
Giorgio Napolitano : - è un "violento attacco contro fondamentali istituzioni di garanzia volute dalla Costituzione italiana".
Pier Luigi Bersani: - "I popolari europei hanno avuto modo di constatare direttamente cos'è il rischio di populismo".
Antonio Di Pietro: - "Berlusconi sta stracciando la Carta Costituzionale, prima riducendo il Parlamento a un servizio privato, ora volendo eliminare la Consulta, ultimo baluardo della Costituzione. Se non è fascismo questo, che cosa ci vuole? L'olio di ricino?".

Mentre fedelissimo, come sempre, il cagnolino
Umberto Bossi: - fa causa comune dicendo che Berlusconi "è l'unico che ha le palle ed è l'unico che non sia molto preoccupato dalla giustizia".