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mercoledì 30 dicembre 2009

Turisti della democrazia



SENZA PAROLE

martedì 29 dicembre 2009

Letizia per Craxi e per tutti gli uomini di buona violenza




La Moratti Letizia, in vena di eresie, vuole dedicare una via o un porco, pardon, un parco, a Benito Craxi. Silvio e Dell'Utri già pensano a una statua sequestre, pardon equestre, commemorativa per Vittorio Mangano. Manco a farlo apposta il giorno 25 d'Aprile verrà dedicato alla festa del Papi della Libertà e non della Liberazione, disonorevole e immeritato omaggio ai partigiani comunisti mangiatori di bambini. Verrà abolita altresì l'era volgare, perché appunto troppo volgare e non consona all'amorevole sensibilità e delicazzittudine del premier; essa sarà sostituita dall'era gentilizia o clientelare. D'ora in avanti gli anni verranno conteggiati, non già dalla nascita di Gesù Cristo (di quell'eversivo rosso che voleva che il Regno dei Cieli finisse in mano ai morti di fame), ma dall'anno di nascita del Papi della Libertà. Quindi il 2010 prossimo sventuro verrà indicato come l'anno 74 d.B. e l'era volgare verrà sostituita definitivamente con l'era dell'amore berlusconico. Affinché il regno dell'amore e il bene si propaghino e prosperino infinitamente, verrà estirpato tutto l'odio e il male che c'è nel mondo, insieme ai ceppi più resistenti dei malfattori e untori del male, a cominciare da Travaglio e Santoro, per finire poi a Luttazzi e tanti altri seminatori di parole non regolamentate dal codice di connivenza civile e penale. Enzo Biagi e Indro Montanelli passeranno alla damnatio memoriae per direttissima. La giustizia terrena cederà così il passo alla giustizia divina di Silvio d'Arcore. Resterà solo l'amore e il Papi della sua Libertà.

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lunedì 28 dicembre 2009

La terza industria del Paese

Video e testo sono stati prelevati dal blog dell'onorevole Antonio Di Pietro www.antoniodipietro.com/...


Il gioco d’azzardo è illegale. E comunque anche quello considerato 'non d’azzardo', attraverso il quale lo Stato percepisce entrate fiscali da capogiro, è un’indecenza.
Con oltre 53 miliardi di euro di raccolta, questo business costituisce una percentuale vicina al 4% del Pil nazionale: rappresenta la terza industria del Paese.
Le entrate dello Stato derivanti dalla raccolta sono lievitate dai 3,5 miliardi di euro del 2003 ai 7,7 miliardi del 2008, con un tasso di crescita complessivo del 121,1%. A giocare di più sono individui tra i 25 ed i 44 anni e oltre i 65, questi ultimi pensionati. In Italia il gioco d'azzardo si sta diffondendo e sta avendo un impatto fortemente negativo su numerose fasce sociali: da quella degli studenti, che compromettono la riuscita dei propri studi, ai pensionati che finiscono in mezzo ad una strada, alle unioni familiari distrutte per il 'vizietto' di mamma e papà. Il profilo è quello del sognatore con un reddito modesto che tenta la fortuna ma scivola poi nella nullatenenza.
E' stato riconosciuto dal CNR e diversi studi che il gioco-scommesse è un’attività che crea dipendenza come le droghe, il fumo, l'alcol.
Non voglio con questo precludere la libertà di un cittadino di poter scommettere o meno. Sto dicendo che al cittadino non può essere venduto il gioco come miraggio di vincite milionarie (in realtà dalle probabilità infinitesimali) e come alternativa ad una vita basata sul lavoro e sulle proprie capacità.

Le norme in materia di gioco e scommesse vanno equiparate a quelle sul fumo in termini pubblicitari, ossia ne dovrebbe essere proibita la promozione.
I controlli sull’età di chi gioca devono essere stringenti per impedire a minorenni e persone senza un proprio reddito di accedervi.
Le licenze e gli apparecchi installati nei punti di accesso al gioco, che con una normativa più permissiva dal 2003 hanno proliferato a dismisura, devono essere ridotti e la diffusione legata alla demografia.
Lo Stato dovrebbe farsi promotore di campagne progresso contro il gioco-scommesse poiché può provocare danni alla salute e alla psiche dei cittadini favorendo, nella maggior parte dei casi, il dissesto economico individuale e familiare.

Qual è la differenza agli occhi dello Stato tra chi si gioca un appartamento a poker tra mura domestiche e chi spende la sua pensione euro su euro al SuperEnalotto? Il fatto che uno non ne versi una parte all’erario e l’altro si?
E’ solo nell’erario?
Ma perché non applicare allora lo schema “legalizziamo-incassiamo” anche per la prostituzione, riaprendo le case chiuse, oppure anche per le droghe?
Evidentemente dietro al gioco-scommessa ci sono dei valori sociali che ora mi sfuggono: ma quali?
I governi non possono anteporre gli interessi economici a quelli dei cittadini, così come hanno dimostrato con la progressiva legalizzazione delle scommesse adducendo come alibi la necessità di sottrarne semplicemente il controllo alla criminalità organizzata.
Non è il controllo economico il driver delle decisioni dello Stato ma la tutela della comunità e della sua salute.
Se da una parte si normano gli aspetti fiscali, dall’altra bisogna curarsi anche di eventuali effetti sociali.
L'Italia dei Valori, nei prossimi giorni, presenterà un disegno di legge per offrire una regolamentazione delle scommesse e della comunicazione ad essa associata a tutti i livelli per la tutela del cittadino.

Video e testo sono stati prelevati dal blog dell'onorevole Antonio Di Pietro www.antoniodipietro.com/...

domenica 27 dicembre 2009

Il fascino discreto del Papi della Libertà



Il party dell'amore




«È in atto una campagna d’odio contro di me, il fascismo e l’Italia». (Benito Mussolini, 1932)

«Gli ebrei alimentano una campagna d’odio internazionale contro il governo. Gli ebrei di tutto il mondo sappiano: questo governo non è sospeso nel vuoto, ma rappresenta il popolo tedesco». (Adolf Hitler, 1933)

«La sinistra significa più tasse, significa odio ideologico, paralisi del Paese e delle sue infrastrutture, lo Stato in rovina». (Silvio Berlusconi, 2004)

«L' amore vince sempre sull' odio e sull' invidia» (Silvio Berlusconi, 2009)

«[...] Il problema è l’odio. Questo episo­dio è anche un monito. Il segno che è davvero il tempo di cambiare la Costitu­zione». (Don Luigi Verzè, 2009)

«Sono loro [Di Pietro, Bindi] ad aizzare all’odio, ad aver ispirato il gesto di quel povero dia­volo [Massimo Tartaglia]». (Don Luigi Verzè, 2009)

«Perché a me? Perché mi odiano tanto, al punto da volermi ammazzare? Io voglio il bene del Paese, il bene di tutti. Tu don Luigi lo sai che è così. Perché non se ne rendono conto?». (Berlusconi, citato da Don Luigi Verzè, 2009)