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giovedì 26 novembre 2009

Vogliono privatizzare la Protezione Civile (25 Novembre 2009)

Elio Vito risponde alla richiesta di Antonio Borghesi di rendere chiaro la faccenda riguardo a un più che probabile progetto di legge che, secondo voci ufficiose, fanno riferimento all'intenzione del governo di voler privatizzazione la Protezione Civile. [Il testo e il video che seguono sono stati prelevati dal sito Di Antonio Di Pietro - www.antoniodipietro.com/...]

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Pubblico il video e il testo dell'interrogazione dall'On. Antonio Borghesi sull'esistenza di una bozza di decreto-legge recante la costituzione, per lo svolgimento delle funzioni strumentali del dipartimento della Protezione Civile, di una società per azioni con capitale interamente pubblico.

La domanda

Antonio Borghesi: Signor Presidente, signor Ministro, noi dell'Italia dei Valori le chiediamo se sia vero che in uno dei tanti, troppi decreti-legge allo studio sia prevista la costituzione di una società per azioni per lo svolgimento di funzioni strumentali al Dipartimento della Protezione civile - tra cui la progettazione, la scelta dei contraenti, la direzione dei lavori, la vigilanza, l'acquisto di forniture e servizi - e se sia prevista effettivamente la stabilizzazione di 1.200 persone e l'assunzione di 50 dirigenti presso la predetta società.

La risposta

Elio vito: Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, posso subito confermare all'onorevole Borghesi che il Dipartimento della Protezione civile sta effettivamente studiando e valutando alcune soluzioni normative relative alla cessazione dello stato di emergenza nel settore dei rifiuti nella regione Campania e all'avvicendamento delle funzioni del commissario delegato per il sisma dell'Abruzzo del 6 aprile 2009, il dottor Bertolaso, con il commissario
delegato, il presidente della regione Abruzzo. Tutto ciò ha il fine di consentire che i predetti procedimenti possano avvenire in modo ordinato e coerente, senza che ne derivi alcuna soluzione di continuità a detrimento del complesso di iniziative poste in essere per il superamento di entrambi i contesti emergenziali.

Circa quanto da lei richiesto, onorevole Borghesi, in ordine alla ventilata adozione della normativa in oggetto mediante la forma del decreto-legge, posso dirle che allo stato ancora nulla è stato deciso e che spetterà al Consiglio dei ministri, qualora tale proposta venga avanzata, valutare l'opportunità dell'impiego di un tale strumento normativo in relazione alle esigenze di natura temporanea e alle condizioni di fatto sussistenti.

Per quanto riguarda un altro aspetto della sua interrogazione, sono attualmente al vaglio del competente ufficio legislativo del Dipartimento della Protezione civile alcune misure atte a consolidare e migliorare la capacità di risposta del Dipartimento stesso nella tutela delle primarie esigenze delle popolazioni colpite da disastri tali da richiedere la dichiarazione dello stato di emergenza.

A tale proposito, non si può escludere che nell'intervento normativo in corso di confezionamento vi possa essere anche spazio per l'inserimento di disposizioni aventi ad oggetto il personale del Dipartimento della Protezione civile, così come - eventualmente - anche una nuova strutturazione dello stesso Dipartimento.

Circa il personale, che da tutti - anche a livello internazionale - è riconosciuto come particolarmente motivato e qualificato nella gestione delle emergenze, si sta valutando la possibilità di attuare procedure di reclutamento nei ruoli della pubblica amministrazione; e circa l'eventuale costituzione di una società in house con compiti prettamente strumentali essa risponderebbe alle medesime finalità di efficacia, efficienza ed economicità dell'azione propria del Dipartimento della Protezione civile.

In ogni caso, ribadisco che si tratta di norme che sono ancora in fase di studio e di riflessione: dunque non è possibile in questa sede giungere a indicazioni o a conclusioni sulle ricadute di un'eventuale tale normativa che sarà conclusivamente adottata, né è possibile prefigurare adesso valutazioni sul merito degli orientamenti che saranno infine prescelti e che naturalmente saranno portati a conoscenza del Parlamento.


La replica

Antonio Borghesi: Signor Ministro, lei non conferma e non smentisce, ma poiché circola già l'articolato - si tratterebbe dell'articolo 11 di un decreto-legge che dovrebbe essere approvato domani - noi dell'Italia dei Valori le diciamo che dopo la privatizzazione dell'acqua saremmo di fronte ad un provvedimento di privatizzazione della protezione civile, che rappresenta una delle funzioni più delicate e più importanti in uno Stato moderno: una funzione che, proprio perché deve intervenire sulle emergenze, spesso può farlo al di fuori delle regole e dei controlli.

Noi ne parliamo in un momento in cui, in Abruzzo, già si sta assistendo ai primi arresti per la gestione degli appalti del dopo-terremoto, dopo che questo Governo ci aveva garantito una particolare prevenzione, che, evidentemente, è fallita.

Con un provvedimento come questo vi saranno eventualmente ancora meno controlli e quindi ancora più tangenti; inoltre, ci troviamo di fronte ad un meccanismo che si colloca al di fuori di tutte le regole che il Ministro Brunetta - che non c'è più e se ne è andato - chiede invece di far rispettare. Ma così andremmo alla stabilizzazione di tanti precari e di tanti dirigenti - amici evidentemente di Bertolaso -, senza una valutazione di merito e senza un concorso: ci chiediamo che cosa potrebbe raccontare poi il Ministro Gelmini a tutti i precari della scuola che hanno perso il loro lavoro!

Concludo: complimenti, ancora una volta siamo e saremo in presenza, se venisse confermato questo provvedimento, di interessi privati in atti d'ufficio.

Noi dell'Italia dei Valori, signor Ministro, ve lo diciamo con forza: prima o poi dovrete rispondere al Paese del modo disinvolto con cui state trattando le cose pubbliche come se fossero affari privati (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)




[Testo e video prelevati dal sito Di Antonio Di Pietro - www.antoniodipietro.com/...]

mercoledì 25 novembre 2009

Agricoltura in estinzione - Sit in C.I.A.

Testo e video prelevati dal blog dell'onorevole Antonio Di Pietro http://www.antoniodipietro.com/...



  Senza immediati e concreti interventi, che devono essere inseriti nella finanziaria attualmente in discussione alla Camera, il prossimo anno più di 100 mila imprese agricole saranno costrette a cessare l’attivita'.

  Gia' quest’anno piu' di 30 mila aziende hanno chiuso i battenti. Sarebbe un tracollo senza precedenti con un danno economico: oltre 10 miliardi di euro” sono le parole miste a rabbia e disperazione presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori, Giuseppe Politi.

  Oggi una delegazione Cia ha manifestato a Montecitorio, io c'ero.

Testo del video intervento

L'Italia dei Valori è dalla parte dei lavoratori, dalla parte di chi non ha più il lavoro e dalla parte di chi non riesce a trovarlo. Siamo dalla parte dei soggetti più deboli: si tratta di giustizia sociale. Dicono che io mi occupo solo di giustizia e che sono giustizialista. No, io mi occupo della giustizia sociale. Dietro di me ci sono gli agricoltori, che lavorano ‘a perdere’ senza contare il tempo che impiegano per il loro lavoro, agricoltori ai quali questa finanziaria non dà un euro di sostegno e di incentivi. Una finanziaria che pensa al ponte sullo stretto di Messina e ai soldi per fare autostrade in Libia, una finanziaria che non pensa a dare la possibilità agli agricoltori di arrivare almeno in pareggio.

I soldi che spendono i consumatori per riempire la tavola di prodotti, sono inversamente proporzionali ai soldi che spendono gli agricoltori per produrre. Per ogni prodotto che trovate a due euro sul vostro tavolo, all'agricoltore vengono dati 15 centesimi, a volte anche 12 centesimi. Per fare un esempio, un quintale d'uva costa venti euro dall'agricoltore, mentre voi lo pagate 2 o 3 euro al chilo sul balcone. Cosa voglio dire con questo? Quando pagate 2 euro pagate una somma esagerata rispetto alla somma che gli agricoltori percepiscono per produrre.

Noi dell'Italia dei Valori diamo la nostra solidarietà a questa manifestazione e in Parlamento stiamo facendo il possibile per modificare questa legge finanziaria, affinché dia maggior spazio agli agricoltori e all'agricoltura nel suo complesso.

Testo e video prelevati dal al blog dell'onorevole Antonio Di Pietro http://www.antoniodipietro.com/...

martedì 24 novembre 2009

I veri numeri della Giustizia

Articolo tratto dal video blogdi Claudio Messora (23 novembre 2009 - 18.29)

Silvio Berlusconi Angelino Alfano


 Berlusconi ha annunciato che "parlerà agli italiani" della riforma della Giustizia. Vespa è subito corso a ordinare un paio di scrivanie di ciliegio e una lavagna. Non si sa mai salti un bel contrattino da firmare. Gli youtubers invece stanno affilando i videoregistratori e verificando i collegamenti: c'è aria di videoclip più cliccata del web.

  Se Porta a Porta assomigliasse di più a una trasmissione di informazione politica e di meno a una televendita, quel giorno in studio vedremmo un rappresentante della magistratura argomentare circa i "teoremi" del premier che ruotano intorno all'inefficienza dei giudici, così come vedremmo un giornalista come Marco Travaglio argomentare circa il tormentone della persecuzione giudiziaria iniziata "solo" con la sua discesa in campo, nel 1994.

  Invece non vedremo nulla di tutto questo: tutt'al più il solito Sansonetti intimidito di fronte alle battute sul Milan. Se poi un'Odifreddi qualsiasi si dovesse permettere di tirare fuori Noemi e la D'addario, basterà inquadrare La Russa che, al segnale di Vespa, scatenerà un inferno di filastrocche infantili turandosi naso ed orecchie come solo un vero ministro della Difesa sa fare. Del resto, sappiamo tutti qual'è la situazione delle scuole d'infanzia e quanto costerebbe parcheggiare Ignazio al doposcuola. No, il contraddittorio ce lo faremo da soli, e giacché ormai siamo diventati bravi, questa volta arriveremo preparati.

  La prima argomentazione sarà che la Giustizia in Italia costa troppo. Berlusconi vi dirà che abbiamo troppi magistrati rispetto agli altri paese europei. Le fonti dove attinge i suoi dati sono le stesse dei sondaggi di Emilio Fede: ad personam, come le leggi del PDL. Noi invece, in quattro rapidi click ci portiamo sul sito del Consiglio d'Europa (noto covo di comunisti), consultiamo le pubblicazioni della Commissione Europea per l'Efficienza della Giustizia, il CEPEJ (noto covo di magistrati rossi), e scarichiamo il documento European Judicial Systems - Edition 2008 (dati riferiti al 2006).

  Scopriamo che nel 2006 l'Italia ha destinato a tutto il sistema giudiziario (tribunali, procure della Repubblica e patrocinio gratuito) ben 4 miliardi di euro. Per l'esattezza: 4.088.109.198€. Se è vero che non siamo tra i più virtuosi - Spagna e Francia hanno fatto meglio, rispettivamente con 2.983.492.000€ e 3.350.000.000€ -, è falso che siamo i più spendaccioni. Peggio di noi hanno fatto Inghilterra e Galles, con 5.343.199.553€ spesi, e la Germania, che addirittura ci doppia: 8.731.000.000€, quasi nove miliardi!

  Ad ogni italiano, il funzionamento della giustizia costa 70l'anno. Spendono di più, tra le altre, la Norvegia, l'Olanda, la Scozia, il Galles, la Germania, la Svizzera, l'Irlanda e Monaco, in un crescendo che arriva fino a ben 168€ l'anno pro capite.

Costo procapite giustizia
 Mi direte voi: è un dato incompleto. Vero, va rapportato al Prodotto Interno Lordo, che misura - o quantomeno dovrebbe - la ricchezza di un paese. Se sperate però di ottenere così un responso meno clemente, per assecondare le tesi catastrofiste di Alfano & Co, rimarrete delusi. L'Italia risulta essere nella fascia alta dei paesi virtuosi per quanto riguarda la spesa pubblica destinata al funzionamento della giustizia, espressa come percentuale del PIL pro capite. Per l'esattezza, siamo il diciassettesimo paese più virtuoso. Ben 26 paesi fanno peggio di noi, tra cui: la Svizzera, l'Olanda, la Spagna, la Scozia, l'Inghilterra, la Germania, passando per l'Irlanda del Nord fino alla Croazia e alla Bosnia. Il cittadino del paese più virtuoso, l'Irlanda, spende ogni anno lo 0,10% del sul PIL pro capite. Un italiano spende lo 0,26% e un Bosniaco arriva a spendere lo 0,86%.

Costo Giustizia Pro Capite percentuale PIL
 In tutti i paesi oggetto della valutazione, ma proprio tutti, il più alto costo da sostenere sul budget allocato se ne va per gli stipendi dei magistrati. Inoltre, dove si è capito che per fare processi brevi bisogna dotare la Giustizia di infrastrutture tecnologiche meno obsolete, una larga fetta del budget viene investito nell'IT (computer, reti e accessori). E' questo il caso dell'Olanda, della Norvegia, dell'Irlanda e del Regno Unito.

 Veniamo ora all'annosa questione del numero totale di magistrati: secondo Berlusconi qui in Italia ne abbiamo troppi. Bene, sfogliamo con il ditino il nostro documento PDF e andiamo a pagina 110. Limitiamoci al numero di magistrati professionisti, definiti come coloro che hanno sostenuto un apposito corso di formazione e sono stati assunti per operare lavorare unicamente come magistrati.

Quanti magistrati professionisti abbiamo ogni 100 mila abitanti? Undici, sì: qui in Italia ne abbiamo undici! Troppi? Vediamo: meno di noi ne hanno solo l'Irlanda (3,1), l'Inghilterra (7), la Spagna (10,1) e la Norvegia che però ne ha più o meno tanti quanti noi (10,9). La Francia ne ha 11,9, l'Olanda 12,7, la Svizzera ne ha 16,5, l'Austria più di 20, per non parlare della Germania (24,5), della Grecia (28,4), del Montenegro (37,2) e di Monaco, che arriva ad averne ben 54,5. Cinque volte tanto rispetto a noi.

Numero di magistrati ogni centomila abitanti
  Se poi vogliamo parlare del numero di magistrati non professionisti, ogni centomila abitanti, ecco la nostra più che onorevole posizione: quarti. Con dodici magistrati, veniamo dopo solo la Francia (5), la Bosnia (4) e il Portogallo (4).

Magistrati non professionisti per centomila abitanti
  Beh, ma allora forse il problema risiede nel personale non giudicante (un po' come gli operatori di piano nelle scuole), ovvero i portinai, i cancellieri, i segretari e gli uomini di pulizie dei tribunali. Saranno loro ad essere di troppo. O no?  No.

Ne abbiamo solo 46 ogni centomila italiani contro, per esempio, i 70 della Germania, i 93 della Spagna, i 135 della Slovenia e i 161 della Croazia!

PERSONALE GIUSTIZIA OGNI CENTOMILA ABITANTI
  Uff... Beh! Ma allora forse sono questi benedetti magistrati che non lavorano. Passano il tempo a giocare a freccette, possibile?

 Neppure, mi spiace: proprio no. Nel 2006 in Italia, rispetto ai casi civili, è stata presa una decisione nel merito, ovvero il processo è arrivato a termine, in 2.653.113 casi, contro i 1.588.198 casi della Germania, i 1.624.484 casi della Francia e i 1.094.505 casi della Spagna. Semmai i processi in Italia si accumulano perché siamo l'unico paese dove nel solo 2006 se ne sono aperti 2.825.543, un numero più che doppio rispetto a quelli aperti in Germania (1.104.828), in Spagna (1.169.750) e superiore di un milione rispetto a quelli francesi (1.624.484). Non sarà che in Italia la percentuale di manigoldi ogni centomila abitanti è superiore a quella di un qualsiasi altro paese civile europeo?

  Sembrerebbe di sì, visto che siamo il paese con il più alto numero di nuovi processi penali per atti criminosi gravi. Nel 2006 abbiamo avuto ben 1.230.085 nuovi processi. La Germania, seconda classificata, non arriva che a 854.099 casi.  Tra l'altro, li abbiamo risolti quasi tutti, dato che il numero di processi chiusi è stato di ben 1.168.044.

  In compenso, questo sì, siamo la nazione europea dove divorziare dura di più: ben 634 giorni di litigate coniugali prima di arrivare a un compromesso, contro i 477 della Francia, i 321 della Germania e i 227 della Spagna.  Ma allora non converrebbe mettere fuori legge il divorzio per una decina d'anni? Così, giusto il tempo di risolvere la coda del penale. Facciamo così: ci penso e nella notte - in perfetto stile PDL - butto giù un bel disegno di legge per riformare la giustizia, sulla base di questo accorgimento. Sono sicuro che a Silvio l'idea piacerebbe, visto il capitale che deve versare a Veronica per la procedura di divorzio in corso.

  Insomma, avete capito bene? Fotocopiate questi dati, consegnateli agli amici e ai colleghi di lavoro, attaccateli alle stazioni degli autobus, dei treni, alle vetrine e alle pareti dei pubblici esercizi. Soprattutto, faxateli alla redazione di Porta a Porta durante la registrazione della fatidica puntata. Dopo la performance, diffondete uno, dieci, cento, mille videoclip dove rispondete punto a punto alle confuse motivazioni delineate grossolanamente e in maniera demagogica da un esecutivo un po' troppo allergico ai dati, che qualsiasi giornalista con la schiena dritta potrebbe mettere in difficoltà sventolando una semplice fotocopia. ( E poi, ve lo ricordate Berlusconi l'ultima volta da Vespa? Non mi era parso un campione di lucidità).

  Se la riforma della Giustizia acquisisce assoluta priorità sui gravi problemi che investono questo paese, il motivo non è che il potere giudiziario funziona peggio rispetto alle modalità in cui viene amministrato altrove. Forse, al contrario, dimostra di funzionare anche meglio.

 Ecco, sì. Forse è questo il problema: certe toghe dovrebbero prendere esempio dai politici ed essere un po' meno zelanti!

Articolo tratto dal video blog di Claudio Messora (http://www.byoblu.com/)

Nuovo pentito: “Berlusconi mandante delle stragi”




Nuovo pentito: “Berlusconi mandante delle stragi” di Daniele Martinelli

Le campagne di Berlusconi contro i media stranieri



Articolo tradotto da The Economist - (http://www.economist.com/node/13875626)

Silvio Berlusconi e la stampa
Problemi linguistici
Le campagne del primo ministro contro i media stranieri

18 giugno 2009 | ROMA

A NESSUN POLITICO piacciono le critiche sui giornali e Silvio Berlusconi, primo ministro in Italia, non fa eccezione. Attualmente, nel giro di alcune settimane è arrivato a bloccare le critiche avanzate dai giornalisti stranieri, e quello che hanno scritto non è proprio piacevole da leggere. Tuttora gli attacchi alla sua reputazione vengono in parte della sua formazione. Domande insolute pendono sulle sue relazioni con giovani donne e con David Mills, un avvocato britannico corrotto da lui e recentemente condannato per aver fornito prova di falsa testimonianza riguardo al suo favoreggiamento (Mills sta in appello). Berlusconi cercò di bloccare la pubblicazione delle foto degli ospiti che soggiornavano nella sua villa in Sardegna, aggiungendo che era un'invasione della sua privacy, ma i media stranieri vi vedono una parte del suo atteggiamento di aperta avversione verso la stampa libera.

Berlusconi crede che la forma migliore di difesa sia l'attacco. Lo scorso mese il suo ministro degli esteri definì una critica portata avanti in un articolo scritto sul Financial Times, un giornale d'affari inglese (e comproprietario del The Economist), come giornalismo cattivo e disonesto. All'inizio di questo mese Berlusconi stesso accusò la stampa estera di essere al servizio dell'opposizione del centro-sinistra. Egli ha attaccato i giornali appartenenti a Rupert Murdoch, specialmente il Times, per il loro esteso servizio critico di informazioni. Il Giornale, appartenente al fratello di Berlusconi, ha descritto il lavoro della stampa estera come velenosa e menzognera, riferendosi specialmente alle pubblicazioni britanniche, francesi, tedesche e spagnole.

Alcuni ambasciatori italiani sono stati messi sotto pressione dai media avversi a Berlusconi. L'ambasciatore italiano a Madrid scrisse al giornale El País di dispiacersi della “campagna sistematica di demolizione dell'immagine dell'Italia”. Un giornalista straniero a Roma fu recentemente mandato a chiamare dal ministro degli esteri. I consulenti di Berlusconi hanno cercato di indurre un certo ambasciatore straniero a mettere in riga i giornalisti della sua nazione. Tuttora Berlusconi e i suoi sostenitori rifiutano di inpegnarsi direttamente in confronti con i critici. I corrispondenti esteri lamentano spesso l'impossibilità di effettuare interviste con qualsiasi ministro del governo.

Alcuni giornalisti credono che i loro telefoni siano intercettati. E la minaccia di un'azione legale è costante. L'avvocato di Berlusconi sta portando un'azione contro El País perché pubblicò delle fotografie sarde. Fino all'avvento di Berlusconi, i primi ministri italiani tendevano a non citare in giudizio i giornali. Berlusconi lo fa abbastanza spesso (incluso The Economist). Egli ha tutto il potere che proviene dalla ricchezza personale, dai media sterminati, dagli interessi di editoria e dal controllo sulla televisione commerciale, come pure dall'influenza sulla tivvù di Stato. Il 13 giugno lancia un appello agli uomini d'affari italiani (più tardi ritrattato) di non consentire inserzioni pubblicitarie su pubblicazioni che criticano il suo operato.

Anche il primo ministro ha l'abitudine di non rispondere alle domande. Nel 2002 rifiutò di aiutare i pubblici ministeri in un caso di anti-mafia. Nell'aprile del 2001 The Economist gli chiese di rispondere a più di 50 domande che rimasero senza risposta. Recentemente Berlusconi non riuscì a rispondere a dieci domande poste da La Repubblica riguardo alla sua relazione con una giovane donna, Noemi Letizia.

Quando si preparava a presiedere il summit delle ricche nazioni del G8 a L’Aquila, Berlusconi prendeva in considerazione gli effetti provocati dai suoi attacchi alla stampa estera, sia sulla sua immagine che su quella della sua nazione.

Da The Economist (http://www.economist.com/node/13875626) - tradotto da Carlo Giordano