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lunedì 11 gennaio 2010

Bonaiuti per il Cavaliere



Mandato di garanzia per Paolo Bonaiuti accusato di favoreggiamento per il quasi ormai latitante amico di Bottino.


Spudoratezza e ricatto ad oltranza

«L'essenziale è capire il punto di partenza fondamentale: non si tratta di leggi ad personam, ma di giustizia ad personam. Cioè di una risposta a una giustizia politicizzata che ha colpito il presidente del Consiglio in quella maniera. Se l'opposizione dà segno di recepirlo, abbiamo fatto un passo avanti»

Il "punto di partenza fondamentale" l'abbiamo capito perfettamente, onorevole Bonaiuti, e non ci vuole di certo un segno dell'opposizione per recepirlo.

P.S. - Il Vanna Marchi D'Arcore ha forgiato un nuovo termine, infatti adesso non si tratta più di leggi ad personam, ma di leggi ad libertatem; infatti si legge su Corriere.it quanto riferito dalla rediviva voce del padrone: «Non voglio più parlare di queste cose, sono leggi ad libertatem e mi indigno soltanto quando sento queste cose, e io non voglio indignarmi». È giusto, il sire non deve indignarsi, sono gli altri che devono indignarsi.

domenica 10 gennaio 2010

Tolleranza e schiavismo



Ecco alcuni sproloqui dei nostri politicanti...
Maurizio Gasparri. "Riteniamo importante un confronto con l'esecutivo affinché le politiche di integrazione, ma anche e soprattutto quelle di contrasto alla clandestinità, vengano attuate con determinazione. Quanto si è verificato in Calabria impone risposte immediate affinché si evitino fenomeni di sfruttamento e contestualmente nuovi ingressi di clandestini nel nostro paese".

Mariastella Gelmini. "Colpa del buonismo della sinistra [...] buonismo di una parte della sinistra che non rispetta le regole e che vorrebbe un numero di immigrati indefinito nel nostro Paese".

Roberto Maroni. "I clandestini saranno espulsi [...] La legge si applica e non si può fare diversamente [...] Situazioni frutto di tolleranza sbagliata [...] Queste situazioni le abbiamo ereditate e sono frutto di tolleranza sbagliata [...] ci sono responsabilità diffuse che non intendiamo più tollerare: interverremo nel Sud supplendo alle mancanze locali".
Miei cari (dis)onorevoli vogliamo ancora fingere di non capire? Almeno un certo tipo di clandestinità, che è poi in ultima analisi è la sola clandestinità (come quella di Rosarno e nelle altre zone agricole di Calabria, Puglia, Basilicata, Campania, Sicilia, ecc) serve al Paese e alla sua economia e, a rigor di logica, non deve essere considerata tale. Ecco, vorremo una legge che aderisca alla realtà di fatto. Non possiamo fare due pesi e due misture (sic). Se gli immigrati clandestini li scacciamo, l'economia va a rotoli e questo lo si sa. C'è sfruttamento tollerato verso l'immigrato clandestino, non per eccesso di buonismo, ma perché ha una sua utilità nel sistema economico, direi addirittura europeo e non solo italiano. Si tollera finché ci fa comodo; poi, quando non serve più o ci sono delle reazioni sconsiderate da parte dello schiavo di turno, che si ribella ai soprusi del padroni, lo si traghetta all'altra sponda. Tornatene da dove sei venuto! In fondo, di clandestini ex-novo, con grandi speranze (da deludere), ce ne sono fin troppi. Scacciato un clandestino se ne fa venire un altro. C'è una certa discrepanza fra la legge e la realtà della sua applicazione. Si vuole la botte piena e la moglie ubriaca. Questo giochetto della legalità applicata quando occorre, fa sì che i diritti degli immigrati clandestini vengano calpestati, essendo illegali secondo legge, ma utilissimi secondo la realtà di fatto. Si può chiudere un occhio e anche due, magari riaprendoli all'occorenza. Una bella merdata legalitaria. È una legge schiavista, o non ce ne siamo accorti? In tutto il Sud, di clandestini, usati come braccia in agricoltura, ce ne sono decine di migliaia che fanno il lavoro che nessun italiano vuole più fare. Se si volesse applicare la legge, la stessa agricoltura andrebbe allo sfacelo più totale. Non si può fare una legge e applicarla solo in casi estremi, ovvero quando fa comodo. Voi, politici del kaiser, parlate di buonismo, di tolleranza, quando in realtà si tratta di mero sfruttamento di manodopera a buon prezzo, di schiavismo appunto, si tratta del calpestamento dei più elementari diritti umani. In più, il business del traffico dei clandestini non o si bloccherà mai; non conviene, anche se poi si fa finta di prendere delle ferree misure, sempre all'occorrenza. La Gelmini con il suo savoir faire scaricabarile butta tutta la colpa sulla sinistra, come se al governo in questi ultimi 10 anni ci fosse stata soltanto la sinistra. Ha ragione qualcuno nel dire che i nostri politici da strapazzo sono fuori dalla realtà e dalla storia, invischiati come sono nella loro autoreferenzialità.

Un punto dell'economia: il punto sul 2009

Video e testo sono stati prelevati dal blog dell'Italia dei Valori http://italiadeivalori.antoniodipietro.com/... - articolo di Sandro Trento


Autore Sandro Trento
Sandro Trento
Il 2009 è stato per l'economia italiana, e non solo, l'anno peggiore dalla fine della seconda guerra mondiale. Il Prodotto interno lordo è diminuito del 5%, a novembre il tasso di disoccupazione ha raggiunto l'8,3%, il dato più alto da aprile 2004. Il tasso di occupazione è sceso al 57% e il numero di persone senza lavoro ha superato la quota dei due milioni, per la prima volta dal 2004. In un anno la disoccupazione è cresciuta del 18%, si tratta di 313 mila persone in più senza lavoro rispetto all'anno precedente. La cassa integrazione guadagni è quadruplicata nel 2009, un anno orribile per l'economia italiana.

La cosa più preoccupante è che questo anno terribile, legato alla crisi internazionale, si inserisce in realtà in un andamento molto preoccupante che l'economia italiana sperimenta da tanti anni. L'Italia si sta impoverendo
capite medio dell'Unione europea, a 27 paesi, scopriamo che nel 2001 il Pil pro capite italiano era 100,17, cioè eravamo più ricchi rispetto alla media. Nel 2006 eravamo scesi al 100,3 e nel 2008 siamo scesi al 99,5, ossia siamo più poveri rispetto alla media dei Paesi europei. Nel 2009 il Pil pro capite italiano è sceso ulteriormente al 98,8.

Stiamo diventando progressivamente più poveri rispetto al resto dell'Europa. Varie ricerche dimostrano che da oltre 20 anni siamo uno dei paesi avanzati dove più forti sono le diseguaglianze nella distribuzione del reddito e della ricchezza, e siamo uno dei paesi nel quale è maggiormente presente la povertà. Questa diseguaglianza crescente dell'Italia tende a persistere da una generazione all'altra, facendo in modo che il destino dei figli sia in gran parte dipendente dal destino dei genitori. In altre parole, si è fermato il meccanismo della mobilità sociale: i poveri tendono a restare poveri e i ricchi tendono a restare ricchi, e la distanza tra i due è sempre più marcata.

A fronte di una crisi cosi grande come quella del 2009, la peggiore del dopoguerra, e di una situazione economica più preoccupanti in Italia, il governo Berlusconi è rimasto sostanzialmente fermo. La manovra di bilancio dello scorso anno è stata molto limitata, una delle manovre più timide tra i paesi avanzati colpiti dalla crisi economica.
Nonostante siamo stati tra i paesi in difficoltà, il governo Berlusconi non ha messo una manovra adeguata per far fronte alla crisi, e questo spiega perché va male l'occupazione, aumentano i disoccupati e c'è un insicurezza crescente tra i lavoratori e i giovani, che sono tra le categorie più colpite perché usufruiscono di minori tutele rispetto alle generazioni più anziane.

Il paradosso italiano è che nonostante la manovra di bilancio fosse molto limitata il debito pubblico italiano è cresciuto di 10 punti percentuali dal 2008 al 2009, questo perché la spesa corrente dello Stato italiano è continuata a crescere. Il governo non è stato virtuoso, non ha rinunciato a fare una manovra di sviluppo per concentrarsi sul risanamento dei conti pubblici.
Non solo la politica fiscale non è stata adeguata alla crisi che sperimentavamo, ma non è stato fatto nulla negli altri campi: non si è parlato di riforme strutturali, non si è fatto alcun intervento che consentisse all'economia italiana che consentisse all'economia italiana di affrontare la situazione post crisi in una situazione migliore.

In queste settimane si sente parlare della necessità di fare riforme, ma il nostro timore è che le riforme che interessino al governo siano quelle che interessano la persona del Capo del governo, cioè le riforme della giustizia e non quella del benessere dei cittadini.
Noi pensiamo che sarebbe stato necessario avere il coraggio di affrontare già nel 2009, nel pieno della crisi, alcune questioni fondamentali. La prima è quella della riforma degli ammortizzatori sociali, era il momento di porre mano ad un sistema che potesse tutelare tutti i lavoratori, a prescindere dall'età, dal settore di impiego e dalla dimensione dell'impresa, per poter affrontare le situazioni di mancanza di lavoro con degli ammortizzatori sociali di carattere universale. Questa era una delle emergenze da affrontare.

Un altra questione importante è quella di ragionare fin da ora sulla necessità di una riduzione della spesa pubblica corrente. Bisognava mettere in cantiere delle riforme che incidessero sulla spesa pubblica corrente e abbassare le tasse, sia sul lavoro che sulle imprese.
Come terzo elemento, che noi pensiamo sia importante, bisogna riaprire una stagione di liberalizzazioni. Tornare ad aprire i settori chiusi alla concorrenza, per permettere ai giovani che vogliono aprire un'attività senza troppi ostacoli. La concorrenza è uno dei meccanismo che può consentire all'Italia di ritornare a crescere.

Se fossimo al governo faremo almeno queste tre cose per consentire al Paese di tornare a crescere. Dubitiamo che il governo Berlusconi abbia intenzione di porre mano a questo tipo di riforme.

Video e testo sono stati prelevati dal blog dell'Italia dei Valori http://italiadeivalori.antoniodipietro.com/... - articolo di Sandro Trento

sabato 9 gennaio 2010

No a 'Via Craxi'

Video e testo sono stati prelevati dal blog dell'onorevole Antonio Di Pietro www.antoniodipietro.com/...


Riteniamo che ci sia una violenza alla storia: riabilitare una persona senza informare i cittadini che questa stessa persona sul piano politico ha indebitato il Paese, sul piano giudiziario ha fatto il latitante, sul piano istituzionale ha usato le istituzioni per fregarsi i soldi e fregare i soldi ai cittadini. Utilizzare questa persona come punto di riferimento per il riscatto del Paese è come usare Lucifero per inneggiare a Dio.

Credo sia una sciocchezza mostruosa quella di voler dividere la persona dal suo momento politico e dal suo momento personale. Mentre faceva il politico, Craxi si era aperto un sacco di conti correnti all'estero e si è preso un sacco di mazzette. Uno che fa il presidente del consiglio queste cose non le deve fare, questa è attività politica piena di corruzione.

Craxi va lasciato alla storia per quello che è stato. Intitolargli una strada la si potrebbe fare ad una sola condizione: che sia scritto sulla targa quello che era, ossia un politico, un corrotto e un latitante.

Se qualcuno vuole cambiare la storia se ne deve assumere la responsabilità, perché cosi facendo si insegnerà ai nostri figli che per avere successo si può rubare, indebolire lo Stato e farsi gli affari propri perché tanto alla fine ti dedicano una strada. Non mi pare sia un buon esempio.

Video e testo sono stati prelevati dal blog dell'onorevole Antonio Di Pietro www.antoniodipietro.com/...


Di tutto di più

Lettera aperta al ministro Maroni



Terzo Stato e Terzo Mondo in Italia.
Articolo 1 della Costituzione: l'Italia è un Paese schiavista fondato sullo sfruttamento degli immigrati.


Signor ministro Maroni in che Paese viviamo? L'Italia è o no uno Stato di diritto? Un Repubblica costituente o una dittatura? Sappiamo bene e lo sa certamente anche Lei, signor ministro (anche se poi forse finge di rimanere esterefatto dagli eventi prevedibilissimi che, disgrazia vuole, stiamo proprio vivendo in questi giorni) che gli immigrati clandestini servono più di quelli regolari. Non è un paradosso, è la realtà. Se si è irregolari si è ricattabili e più sfruttabili. Manodopera a basso costo e senza alcun diritto o tutela. Bestiame da macello. Un volta utilizzati per lo scopo che ci si prefigge si buttano via senza alcun problema. È così che vanno le cose, almeno in questo nostro sud, invischiati nella melma dell'illegalità dove la fa da padrone il caporalato e l'industria della mafia. Signor ministro prova a mettersi nei panni di questi straccioni, di questi nuovi schiavi moderni, sottopagati, ammassati in ambienti fatiscienti dove nemmeno i maiali vivrebbero. Non sono gli africani che si ribellano, mio caro ministro, è la dignità umana che non né può più di essere calpestata, giorno dopo giorno, abusata e usata da uno Stato che finge di non sapere o si gira dall'altra parte per non vedere... Poi succede l'irreparabile che non dovrebbe succedere in un paese che vuole considerarsi civile. Lo so, è una situazione delicata, ma io sto dalla parte degli africani, non faccio l'ipocrita, indignandomi per l'abuso di falsa tolleranza perpetrata verso questi nuovi schiavi moderni e non mi metto nemmeno nella situazione dell'intelletualino che capisce ma non giustifica. Bisogna decidersi una volta per tutte da che parte stare: in uno stato di diritto dove le leggi valgono per tutti o in una Repubblica delle Banane, con leggi usufruibili solo ad personam, o quando e come fa comodo? Bisogna abolire lo schiavismo o sopprimere la Costituzione. Non si può stare con due piedi in una scarpa. Si finge di essere liberali quando in realtà siamo i più feroci sfruttatori. Svegliati dal torpore autoreferenziale e delle leggine ad personam, di tanto in tanto vi accorgete che c'è qualcosa che non va in questa nostra misera Italietta. È inutile nascondersi dietro un dito, nelle belle e asettiche parole del politichese a voi così caro. Sappiamo bene che L'Italia più che uno Stato razzista è uno Stato schiavista. In fondo non è altro che questo il razzismo, una forma di convenienza, di riscontro economico, ovvero, di sfruttamento. Oggi si manifesta a Milano contro una via da dedicare al corrotto latitante Bettino Craxi, e questo la dice lunga su cosa conta in questa nostra misera Italietta. Si celebrano i ladri, si legalizza la mafia in Parlamento, si predica il razzismo e si attua di fatto lo schiavismo a tutti gli effetti.

Ora, se gli immigrati clandestini non li vogliamo, non li dovremmo far venire in Italia. Giusto? Ma è anche vero che conviene chiudere un occhio, e anche due, per sfruttare la manodopera a buon prezzo. Il problema è far rispettare la legge, ad occhi aperti, senza infingimenti e ipocrisie. Se si vogliono lavoratori immigrati, che lavorino nei campi o in altri settori, bisogna tutelarli e non utilizzarli come schiavi a tempo indeterminato. Giacché questi lavoratori, almeno in buona parte, servono, devono essere tutelati e regolamentati tramite legge. Non si può far lavorare una persona per 12 ore al giorno per 20 euro, picchiarli e anche spararli all'occorrenza, farli vivere in ambienti fatiscienti. Questo è disprezzo della dignità umana. Per il lavoro che fanno, li dovremmo ringraziare, e soprattutto dovrebbero avere condizioni dignitose e umane.

Non bisogna buttare merda addosso a questi disgraziati, farli passare come dei mostri dell'ultima ora. Questa reazione, apparentemente sconsiderata e ingiustificata (come magari vorrebbe far passare sottobanco la tivvù di Stato), covava da tempo, probabilmente addirittura da anni... Dopo essere stati relegati nel silenzio, vittime dell'omertà e della mafia locale, il ghetto di Rosarno è esploso, i nuovi schiavi hanno fatto sentire la loro voce e la loro rabbia.

P.S.Leggo oggi testualmente su Repubblica le parole di Berlusconi riportate in un intervista. "Ci sono delle emergenze. Come la riforma tributaria, la riforma della giustizia e la riforma istituzionale" Buon sangue non demorde. Queste sono le vere emergenze del Paese, ciò che conta per questo governo. Tutto ciò che tocca il premier è emergenza, dall'attentato subito a Milano alle leggi ad personam che gli evitino i processi". Pura autoreferenzialità. Gli schiavi verranno trattati come meritano, come schiavi appunto. Ci sarà una repressione e un informazione pilotata che farà intendere all'opinione pubblica un apparente ritorno alla normalità e apprezzare l'efficacia del metodo, quando, in effetti, i problemi restano gli stessi di sempre e per di più acuiti... Fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce. Per ora va bene la repressione. Porterà consensi senz'altro. Intanto il premier e la sua combriccola, invitano all'ottimismo, condizione indispensabile per il funzionamento del sistema di mercato.

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