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lunedì 15 febbraio 2010

Gli inceneritori fanno crescere la mortalità nei bambini




La notizia sconvolgente ma prevedibile arriva dall'Inghilterra, e precisamente da uno studio dell'UK Health Reserch sulla mortalità infantile (http://www.ukhr.org/incineration/kirklees.pdf) La salute umana è messa in pericolo dalla presenza degli inceneritori, ed in particolare è la vita dei bambini quella più a rischio.
Leggi il comunicato stampa (su Italia Terra Nostra)

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In mezz'ora

Video e testo sono stati prelevati dal blog dell'onorevole Antonio Di Pietro www.antoniodipietro.com/...


Ieri, domenica14 febbraio, ho partecipato alla trasmissione "In mezz'ora" in onda su Rai3. Nell'intervista sono stati toccati sostanzialmente due temi, lo scandalo della Protezione Civile che ha travolto Bertolaso e la decisione di appoggiare De Luca in Campania.
Di seguito, vista la lunghezza dell'intervista, ho riportato le domande della giornalista Lucia Annunziata cliccando sulle quali si viene indirizzati al minutaggio del video You Tube con la mia risposta.

Le domande

- La notizia del giorno è clamorosa. Oggi Gianni Letta, in una dichiarazione, ha fatto un clamoroso passo indietro sulla possibilità di trasformare la Protezione civile in Spa. Di che cosa si tratta? (guarda la mia risposta)

- Politicamente, cosa significa che il governo, a nome di Letta, faccia questo clamoroso passo indietro? (guarda la mia risposta)

- Raramente il governo Berlusconi, che è conosciuto per la sua testardagine, fa clamorosi passi indietro. E' spaventato il governo per questa inchiesta alla Protezione Civile? (guarda la mia risposta)

- Lei ha usato un termine: "sbiancato". Qualche anno fa fu quasi impiccato per questa parola. Lei ha un debole per questa parola. (guarda la mia risposta)

- Lei prima ha detto "il buon Bertolaso". Che opinione ha della sua persona e come tecnico? (guarda la mia risposta)

- Chiamo in mezzo un altro nome, Balducci. Sia Bertolaso che Balducci sono entrambi persone che hanno lavorato con il centrodestra e il centrosinistra. Lei Balducci lo ha spostato, ma non cacciato. Come è possibile che i tecnici lavorino bene con il centrosinistra e con il centrodestra no? Come funziona? (guarda la mia risposta)

- Abbiamo letto con interesse il "suo" giornale di riferimento, "il Fatto". L'editoriale di Marco Travaglio dice che c'è il rischio una nuova Tangentopoli, ma che fino ad una settimana fa Di Pietro aveva più di una possibilità di far ripartire un discorso sulla nuova Tangentopoli, ma si è giocato la carta con l'appoggio a De Luca. Come risponde a Marco Travaglio? Il suo è ancora un pulpito da cui far venire la predica? (guarda la mia risposta)

- Le faccio alcune obiezioni che le fa la sua stessa base: "va bene, abbiamo raggiunto un compromesso, ci sono alcuni indagati pesanti e altri meno pesanti ma politicamente funzionali alla vittoria". (guarda la mia risposta)

- Fino a due mesi fa diceva che anche dentro il centrosinistra c'è una questione morale molto forte. Come farà a portare avanti la questione morale e questo tipo di svolta poltica che lei fa? (guarda la mia risposta)

- Fino ad ora la sua forza politica ha chiesto dimissioni immediate in molti casi di persone soltanto indagate, non solo condannate. E adesso? (guarda la mia risposta)

- Vorrei riprenderla su un punto. La lista Berlusconi, da un punto di vista giuridico, non si può ritenere legata al clan dei Casalesi.(guarda la mia risposta)

- Lei ha paura di una spaccatura nel suo partito? (guarda la mia risposta)

- Molti hanno notato che la sua grande svolta moderata è avvenuta esattamente nel momento in cui il Corriere della Sera pubblicava la sua foto con Contrada. Ci sono altre foto con Contrada? (guarda la mia risposta)

- Cosa pensa di questo ruolo del Corriere della Sera che si è messa contro di lei? Risponde a qualche interesse? (guarda la mia risposta)

- Come mai lei si arrabbia tanto? Lei è stato accusato in passato da cose ben peggiori. Come mai in questo momento si arrabbia cosi tanto, ha paura di qualche cosa? Teme di avere qualche altro dossier contro di lei? (guarda la mia risposta)

- Paolo Mieli ha detto, con grande decisione ad Annozero due sere fa, che lui prevede che ci saranno grandi eventi. Gira molto l'idea che siamo all'inizio di un collasso e che tutti questi dossier che circolano siano una serie di ricatti incrociati. Lei pensa che sia eccezionale il lavoro dei dossier che circolano? Che siano il segno di qualcosa o che ci siano sempre stati e non ce ne siamo mai accorti? (guarda la mia risposta)

- Un ultima parola: Marco Travaglio le chiede di tornare indietro di fronte alla sua scelta, ma lei oggi dice di no e che va avanti. (guarda la mia risposta)

Video e testo sono stati prelevati dal blog dell'onorevole Antonio Di Pietro www.antoniodipietro.com/...

Prestigiacomo e Marcegaglia. Nessun conflitto d'interessi fra noi




Al ministro Prestigiacomo il termine dimetil anilina suona familiare. La procura di Siracusa aprì un’inchiesta per lesioni colpose... - Leggi l'articolo di Gianni Lannes

DI TUTTO DI PIU'...



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domenica 14 febbraio 2010

Conferenza sulla: "ECOMAFIA"



Intervento Gianni Lannes - Chi ha paura della Rete? (video caricato il 27 dicembre 2009)

Lunedi 15 febbraio ore 18:30 Auditorium del Comune di Trinitapoli si parlerà di ECOMAFIA - (Vai alla notizia)

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Un punto dell'economia: la presenza della politica

Video e testo sono stati prelevati dal blog dell'Italia dei Valori http://italiadeivalori.antoniodipietro.com/... - articolo di Sandro Trento


Autore Sandro TrentoSandro Trento

Leggendo i giornali scopriamo che prima la Grecia e ora la Spagna stanno entrando nel mirino dei grandi investitori internazionali.
I grandi investitori americani parlano di PIGS, "porci" in inglese ma anche "Portogallo – Italia – Grecia – Spagna". Di fronte a questi eventi, di fronte al rischio di una crisi finanziaria molto rilevante che possa colpire Paesi a noi vicini, la Grecia e la Spagna, abbiamo il paradosso di un Paese che ha bloccato per settimane intere risorse del Parlamento per discutere di questioni che non hanno nulla a che vedere con l'emergenza economica, ma di leggi che interessano al Presidente del Consiglio.
Nella mozione presentata dal Presidente Antonio di Pietro al Congresso nazionale è presente un affermazione che potrebbe sembrare paradossale: “il mercato è lo strumento per sconfiggere Berlusconi”. Qualcuno direbbe che Berlusconi è il difensore del mercato in questo Paese, ma è un equivoco pensare che il centrodestra sia il partito che difende il mercato e la concorrenza. In queste settimane sono usciti dei volumi molto interessanti sul ministro Tremonti, da cui si scopre come il ministro possiede una cultura anti mercato, contro la globalizzazione, contro l'apertura internazionale, contro la Cina, contro la concorrenza, è un nostalgico della proprietà pubblica, affermando che si stava meglio quando c'era l'IRI, ed è un nostalgico delle banche pubbliche (guarda caso fu una banca pubblica, la BNL a guida socialista, la prima banca che finanziò Berlusconi nella costruzione di Milano 2).
Il paradosso italiano è che le forze di centrodestra, che apparentemente dovrebbero richiamarsi ai principi del mercato e della concorrenza, hanno un impostazione culturale di stampo statalista, dove si rivendica maggior intervento pubblico, contrastando la concorrenza e l'apertura dei mercati. A questo si associano altri elementi preoccupanti, come lo scarso rispetto di una democrazia costituzionale. L'idea che l'unica fonte di legittimazione sia il voto popolare, e quindi accusare una serie di organismi intermedi, come la magistratura, la Corte costituzionale e le autorità di vigilanza, di non essere legittimati è un concetto del tutto assente dalla tradizione liberale e democratico liberale occidentale.
Un altro elemento preoccupante riguarda il principio della laicità dello Stato. In questo momento siamo di fatto l'unica forza del Parlamento che fa della laicità dello Stato un cardine fondamentale del proprio programma di governo. E' a rischio la libertà religiosa, qualcuno vorrebbe un Paese diviso tra due, tre fondamentalismi che si scannino l'uno con l'altro, si è impedito di fare ricerca con le cellule staminali, precludendo possibilità di innovazione tecnologica, e si intende impedire alle persone di scegliere la propria sorte nei momenti terminali della propria vita.
Il principio di rispetto delle regole costituzionali, il principio di laicità e il principio di centralità del mercato sono tre elementi che fanno della destra italiana un anomalia nel panorama internazionale, europeo e occidentale.
Affermare che il mercato è lo strumento per sconfiggere Berlusconi significa che in questo momento, in Italia, si devono rivedere una serie di norme e regole di comportamento individuale. Molte delle nozioni tradizionali della sinistra italiana ed europea non sono più utilizzabili per affrontare la crisi in cui versa l'Europa e l'Italia in particolare.
Penso alla questione della proprietà pubblica, che nella storia recente italiana è stata fonte di corruzione e di inefficienza. Pensate alle vicende dell'Enimont, alle vicende dell'Eni, e pensate a quanto è costato e continua a costare all'Italia la liquidazione dell'IRI. Salto sulla sedia quando sento che uno dei leader del principale sindacato italiano invoca la nazionalizzazione di fronte alla crisi dell'Alcoa. Abbiamo già dato, questo tipo di soluzioni non funzionano, non è questa la strada per far fronte alla crisi economica. La proprietà pubblica è fonte di corruzione, di inefficienza, di sperpero di denaro pubblico. La domanda è: come possiamo trovare nuovi acquirenti alle imprese in difficoltà? Il punto da cui partire è: come mai in Italia attiriamo pochi investitori internazionali? Come mai i grandi investitori internazionali non scelgono il nostro Paese per fare degli investimenti? Non credo ci sia un problema di colonizzazione, ne vorremo molti di più, la Germania e la Francia intercettano una quota molto rilevante di investimenti internazionali, e le ragioni per cui questi non investono i loro soldi in Italia sono le stesse per cui il nostro Paese è in crisi: la mancanza di infrastrutture, gli eccessivi dei tempi della giustizia, le inefficienze della burocrazia pubblica, l'eccessivo costo delle materie prime come l'energia, la scarsità di una forza lavoro qualificata, la scarsa qualità della nostra istruzione, e cosi via. Questi fattori fanno si che il nostro Paese, nel confronto con gli altri, venga scartato al momento di decidere dove investire le proprie risorse. Una moderna politica industriale incide su questi fattori, modificando la convenienza relativa di fare impresa in Italia o in un altro Paese.
Un altro punto importante da tenere in considerazione è la spesa pubblica, altra battaglia tradizionale della sinistra europea. Possiamo dire che la spesa pubblica non è la soluzione per affrontare e risolvere i problemi dell'economia italiana. Una delle ragioni è l'elevatissimo debito pubblico e il fatto che molte delle riforme e delle azioni che vi sto elencando non richiedono interventi di spesa pubblica. Questa rivoluzione liberale, che ritengo dovrebbe essere il cuore della nostra azione riformatrice, è rivolta essenzialmente a modificare una serie di regole e di comportamenti, che fanno riferimenti agli individui in tutte le loro accezioni.
Un altro elemento importante è il fatto che siamo un Paese nel quale la presenza della politica è troppo pesante nell'economia e nella società. Siamo un Paese nel quale gli imprenditori, per decidere gli investimenti che devono fare, si recano a Palazzo Chigi e ad intervistare politici prima di prendere una decisione. Pensate alle vicende delle scalate Telecom, pensate alle vicende Unipol e alle vicende Alitalia. Questa commistione tra politica ed economia è una commistione malata, una commistione che va rotta. Una rivoluzione liberale introduce il mercato come strumento di disciplina e di crescita economica, non la politica e Palazzo Chigi. Gli imprenditori, in un Paese normale, decidono i loro investimenti a prescindere da quello che decide Palazzo Chigi.
Questo “eccesso di politica” fa riferimento anche a un nodo fondamentale nel funzionamento di un economia di mercato: l'informazione. Siamo uno dei pochi Paesi nei quali gran parte dell'informazione non sono indipendenti. Non parlo solo della televisione, ma anche della stampa, e lo viviamo sulla nostra pelle: come partito pubblichiamo programmi, facciamo interventi, stiliamo documenti, che vengono sistematicamente ignorati dalla stampa nazionale. Perché? Perché anche in questo caso c'è una commistione tra blocchi di potere e proprietà dei mezzi pubblici. Sarebbe necessaria una legge di separazione tra editoria, politica e potere economico.
Essere liberali non vuol dire voler smantellare lo Stato. In questo momento lo Stato italiano è troppo debole di fronte alle lobby economiche e troppo debole di fronte agli interessi privati. Siamo liberali e vogliamo uno Stato forte, che sia in grado di fare le funzioni che gli competono.

Video e testo sono stati prelevati dal blog dell'Italia dei Valori http://italiadeivalori.antoniodipietro.com/... - articolo di Sandro Trento