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domenica 7 marzo 2010

Il caso del Polo Natatorio di Ostia

Video, immagini e testo sono stati prelevati dal blog dell'Italia dei Valori http://italiadeivalori.antoniodipietro.com/... - articolo di Niccolò Rinaldi


Ci raccontiamo spesso che siamo il popolo dell'arte dell'arrangiarsi, di coloro che trovano soluzioni creative, inventive, che possono servire per risolvere alcuni problemi con soluzioni un po' fantasiose. L'arte dell'arrangiarsi è diventata una sorta di politica istituzionale che passa sotto il nome di Protezione Civile, una bacchetta magica che serve a risolvere le situazioni più impensabili e certamente non soltanto quelle legate, questo ormai l'abbiamo capito, a disastri naturali, terremoti e inondazioni che siano.

Il governo Berlusconi dal Maggio dell'anno scorso fino a metà febbraio di quest'anno ha approvato la bellezza di ben 169 ordinanze della Protezione Civile (leggi l'articolo ). Certo non perché ci sono stati 169 disastri nel nostro paese ma perché la Protezione Civile si è dovuta occupare un po' di tutto, come ad esempio: l'ordinanza per risolvere i problemi del traffico e della mobilità delle province di Treviso e di Vicenza, un'ordinanza dedicata alla costruzione del nuovo Palazzo del Cinema di Venezia, un'altra che doveva gestire il grande evento legato alla visita pastorale del Papa a Cagliari e un'altra ancora sull'organizzazione di iniziative nell'ambito dell'Anno Giubilare Paolino.

Tra tutte queste fantasiose situazioni gestite dalla Protezione Civile vi e' anche l'organizzazione dei Mondiali di Nuoto "Roma 2009", in particolare la realizzazione del Polo Natatorio di Ostia. Questo è stato uno dei casi più eclatanti. Si può anche pensare che, se alla fine queste ordinanze della protezione civile riescono a realizzare qualche cosa in tempi brevi, forse per la collettività c'é un guadagno. Naturalmente le regole non sono lì per dare fastidio ma per essere rispettate e per provvedere a tutta una serie di controlli che devono appunto accertarsi che le cose siano fatte come si deve.

E' quello che è accaduto con il Polo Natatorio di Ostia (leggi l'articolo). Questa è una grande struttura, inaugurata nel Luglio del 2009 dal Sindaco Alemanno e utilizzata dagli atleti per gli allenamenti in vista dei mondiali. Sono stati proprio gli atleti a rendersi conto (è una storia tutta italiana!), che i loro tempi di percorrenza erano molto più alti rispetto a quanto ciascun atleta era uso fare. Dopo una verifica si è scoperto che la piscina era stata realizzata un metro e mezzo più lunga rispetto alle dimensioni regolari internazionali e quindi non è stata più possibile utilizzarla.  Si è cercato di rimediare al problema per poter continuare gli allenamenti, ma senza successo. Di fatto l'impianto è stato chiuso, non è stato utilizzato e non è stato nemmeno più riaperto.

Avremmo potuto augurare che, almeno, pur sbagliata per una competizione internazionale la piscina fosse poi a disposizione della comunità ma questo non è accaduto, l'impianto non è compiuto. L'impianto aveva tra l'altro l'ambizione di presentarsi con una serie di foresterie per la ricezione di turismo legato allo sport e turismo giovanile, ma queste foresterie non sono mai state completate. Inoltre, il complesso ha anche un certo un impatto ambientale, trattandosi di una struttura presente sul litorale laziale a Ostia.

Va anche detto che, come spesso accade alla Protezione Civile, la società che ha gestito questo impianto è di diritto privato ma gestisce capitali pubblici (leggi l'articolo). Questa è una formula ibrida che, da un punto di vista liberaldemocratico, può anche sembrare attraente, ma in realtà è un'altra arte di arrangiarsi. E', di fatto, una grande scappatoia per far gestire i soldi pubblici con regole private e, in questo modo, cercare di evitare i controlli della Corte dei Conti.

La vicenda del Polo Natatorio di Ostia ha un peccato originale: le procedure di appalto non sono state mai pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea, come previsto dalla normativa europea. Per questo noi, su segnalazione del Laboratorio di Urbanistica Labur, abbiamo presentato un'interrogazione alla Commissione Europea (leggi l'articolo).

Per certi aspetti è anche sorprendente che non fosse stata portata all'attenzione della Commissione Europea questa grave violazione del diritto comunitario.  Aspettiamo la risposta di questa interrogazione e probabilmente, visto che ciò che noi denunciamo non e' accaduto, vale a dire che la procedura di appalto non e' stata pubblicata regolarmente sulla Gazzetta Ufficiale, dovremo incorrere in una sanzione.

Come sempre tutto è legato. C'e' un vizio di procedura all'inizio ed è molto difficile che poi l'opera pubblica possa portare a un risultato costruttivo e soddisfacente per la collettività. Quello che rimane è un dato in più di questa difficoltà dell'Italia a essere dentro la modernità - questa idea di modernità che l'Unione Europea dovrebbe rappresentare. Ci chiediamo come ancora nel XXI secolo si cerchi di ricorrere a questi sotterfugi pur di far guadagnare qualcuno in modo probabilmente illecito. Nel frattempo ci ritroviamo - come accade da decenni - una cattedrale nel deserto in più o, come in questo caso, una cattedrale sulla costa mediterranea vicino a Roma.

Video e testo sono stati prelevati dal blog dell'Italia dei Valori http://italiadeivalori.antoniodipietro.com/... - articolo di Niccolò Rinaldi

Bari 10 marzo 2010, incontro-presentazione del libro “Nato: colpito e affondato” di Gianni Lannes

Immagini e testo sono stati prelevati dal sito "Italia Terra Nostra" del giornalista freelance Gianni Lannes

Ma la VITA... quanto vale?

Il 10 marzo 2010, (Bari, libreria “Roma” in piazza Moro 13 - h. 16.30) si terrà un incontro-presentazione del libro “Nato: colpito e affondato” di Gianni Lannes (Ed. La Meridiana).

Archivio Eventi


Immagini e testo sono stati prelevati dal sito "Italia Terra Nostra" del giornalista freelance Gianni Lannes

Links utili

Piazza del Popolo contro il decreto interpretativo

Video e testo sono stati prelevati dal blog dell'onorevole Antonio Di Pietro www.antoniodipietro.com/...


"Chiamata alle armi". Sabato 13 marzo, dalle ore 13, tutti quanti a Piazza del Popolo a Roma in difesa della nostra legalita', della democrazia e della nostra Costituzione, perennemente violata da un governo golpista, come quello di Silvio Berlusconi, che per risolvere i suoi problemi di tipo giudiziari, imprenditoriali e, da ultimo, anche di tipo elettorale, si fa una legge a proprio uso e consumo. E' uno sconcio dell'etica, della democrazia e soprattutto, mai come questa volta, è una violazione della Carta costituzionale e del buon senso del diritto a poter giocare una partita nel rispetto delle regole del gioco.

Qualcuno dice, e purtroppo lo ha detto anche il Presidente della Repubblica, che bisognava fare questo provvedimento per permettere ai cittadini di andare a votare secondo coscienza. L'inutilità e la dannosità di questo decreto lo dimostra il fatto che, ancora prima che questo decreto abbia avuto efficacia, i giudici di Roma e di Milano hanno riammesso le liste Polverini e Formigoni. Non c'era bisogno di forzare, violare e sacrificare la Carta costituzionale, non c'era il bisogno di stravolgere il ruolo e le funzioni di garanzia del Presidente della Repubblica e di governo di questo Paese, per ottenere una cosa che già si poteva ottenere, e che già si era ottenuta con il rispetto delle regole del gioco attuali. La realtà è molto semplice: questi vivono nell'arroganza, nella prepotenza e nella strafottenza tipica del potere piduista e fascista.

Rispetto a tutto questo, l'unico a cui ci possiamo appellare è l'arbitro, come succede in una partita di calcio: se c'è qualcuno che fa fallo l'occhio va direttamente all'arbitro sperando che fischi il fallo. Invece, questa volta, l'arbitro non ha fischiato, perché altrimenti non vinceva l'altra squadra. All'arbitro non tocca stabilire quale squadra vince, ma garantire il rispetto delle regole del gioco.

Sono molto amareggiato, perplesso, anche schifato di questa intellighenzia e cultura italiana dei “commentatori della buonora” che affermano che questo decreto è una schifezza costituzionale ma che ritengono che “non è colpa dell'arbitro”.
Non sarà colpa dell'arbitro, ma il 13 marzo ricordatevi che se vogliamo mantenere la democrazia è meglio essere tutti a Roma a lanciare questo appello e questo allarme, prima che sia troppo tardi. Vogliamo un Paese in cui ognuno possa esprimere i propri diritti, ma nel rispetto delle regole del gioco, altrimenti vince sempre il più forte, il più furbo e spregiudicato, come accade nella giungla.

Video e testo sono stati prelevati dal blog dell'onorevole Antonio Di Pietro www.antoniodipietro.com/...

venerdì 5 marzo 2010

Giu' le mani dall'Articolo 18

Video, immagini e testo sono stati prelevati dal blog dell'Italia dei Valori http://italiadeivalori.antoniodipietro.com/... - articolo di Maurizio Zipponi


Autore Maurizio Zipponi Maurizio Zipponi
L’affermazione di Brunetta, Ministro ex socialista dell’attuale Governo Berlusconi che chiedeva di abolire l’articolo 1 della nostra Costituzione, trasformandola da Repubblica fondata sul lavoro a Repubblica fondata sull’arbitrio dei potenti trova in questo disegno di legge sul lavoro piena e concreta applicazione.

E’ falso e sono bugiardi coloro che affermano che il lavoratore sia libero di scegliere tra l’arbitro ed il giudice in quanto verrà chiesto all’atto dell’assunzione, generalmente precaria o a tempo determinato, se il lavoratore intende avvalersi di un arbitro condiviso dall’azienda oppure da un “pericoloso” giudice.

Mi chiedo e chiedo chi mai in queste condizioni è libero di scegliere?

I principi liberali su cui si basa anche la nostra Costituzione stabiliscono che la funzione della legge e di chi la deve applicare, il giudice, servono a bilanciare l’impari forza tra soggetti deboli e forti. In questo caso si torna semplicemente al Medioevo, chi è debole non può appellarsi allo Stato per fare rispettare i propri diritti.

Riporto una lettera di un operaio, Marco Bazzoni, rappresentante dei lavoratori in una realtà aziendale del fiorentino.

Testo della lettera

Ci risiamo, dopo che il Governo Berlusconi ci aveva già provato nel 2002 a cancellare l'art 18 dello Statuto dei Lavoratori (Legge 300 del 20 maggio 1970), ma non ci era riuscito, ma solo grazie alla ferma opposizione della Cgil (c'ero anche io al Circo Massimo, quando la Cgil organizzò la più grande manifestazione in difesa dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, portando in piazza 3 milioni di persone), adesso ci riprova con il Ddl lavoro, introducendo l'arbitrato nelle controversie di lavoro.
L'unico sindacato che sta facendo ferma opposizione contro l'aggiramento dell'articolo 18 (come fece nel 2002) è la Cgil. Cisl e Uil stanno a guardare, non facendo nessuna barricata.
Angeletti ha detto: Per la Uil un ricorso all’arbitrato in alternativa al giudice per la risoluzione dei rapporti di lavoro è “un’alternativa ragionevole”. Mentre Bonanni ha detto: "Il lavoratore può tranquillamente continuare ad andare dal giudice del lavoro come ha sempre fatto.
"Lo statuto dei lavoratori non è stato toccato e l'articolo 18 sta lì".
E come potevano fare diversamente, quando nel 2002 (sono in pochi che se lo ricordano), Cisl e Uil firmarono con l'allora Governo Berlusconi il "Patto per L'Italia", che sospendeva l'articolo 18 per ben tre anni (leggi l'articolo).
Il ddl Lavoro è stato approvato definitivamente dal Senato con 151 voti favorevoli, 83 contrari e 5 astenuti. Un “arbitro” al posto del giudice: lo prevede l’articolo 31 del Ddl lavoro.
Con l’articolo 31 cambiano le modalità di dirimere le controversie sul lavoro, e da oggi invece del giudice può intervenire una nuova figura, l’arbitro.
L’articolo 18 stabilisce che il giudice reintegri il lavoratore che sia stato licenziato senza giusta causa. Con la nuova norma – invece – sarà il lavoratore a decidere a chi affidarsi, se al giudice (come prima), o l’arbitro.
In questo modo l'articolo 18 diventa un optional!!!
E chiaro a chiunque che l'articolo 31 del Ddl è incostituzionale, solo una persona non l'ha ancora capito, cioè il Ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, tanto che in una nota dell'agenzia Adnkronos, Sacconi dice: Pd e Cgil facciano pure ricorso, "non temo per nulla l'incostituzionalità della norma sull'arbitrato per i licenziamenti".
Su Facebook è ieri è stato aperto un gruppo dal titolo "Giù le mani dall'art 18" (iscriviti al gruppo) che ieri, nel giro di poche ore aveva raccolto 3 mila adesioni. Oggi le adesioni sono salite a 10792. Invito tutti ad aderire.
Marco Bazzoni, Operaio metalmeccanico e Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.

Compila il seguente form per inviare una mail al direttore generale Rai,
Mauro Masi, per chiedergli di "riaccendere l'informazione" (testo della mail).
Per maggiori informazioni leggi l'articolo:
"Un fax e una mail per riaccendere l'informazione"
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Video e testo sono stati prelevati dal blog dell'Italia dei Valori http://italiadeivalori.antoniodipietro.com/... - articolo di Maurizio Zipponi

mercoledì 3 marzo 2010

Applausi della vergogna

Video e testo sono stati prelevati dal blog dell'onorevole Antonio Di Pietro www.antoniodipietro.com/...


La vicenda del senatore Di Girolamo è l’ennesima espressione del degrado etico e politico che alloggia tanto in Parlamento quanto nelle istituzioni.

Il Parlamento è diventato un punto di approdo per chi fa carriera tramite la corruzione sistematica e per chi è colluso con la criminalità organizzata. Nel Pdl il percorso di formazione politica è chiaro: cominci dalla gavetta “alla Pennisi”, se non ti fai beccare arrivi ai livelli di Cosentino. Se invece sei maldestro ti possono scoprire e a questo punto o ti chiami Cosentino o vieni cestinato alla Di Girolamo. Questo è il quadro di ordinaria follia che è il prodotto dieci anni di disvalori del berlusconismo.

Che Di Girolamo non sia “lucifero”, come lui non vuole definirsi, è vero e aggiungiamo che sappiamo che non è l’unico ad essere in questa situazione. Dovrebbero, infatti, dimettersi anticipando e recependo la barzelletta del ddl anti-corruzione, anche molti suoi colleghi condannati in via definitiva, circa nove (Berruti Massimo Maria, Camber Giulio, Cantoni Giampiero, Ciarrapico Giuseppe, De Angelis Marcello, Dell’Utri Marcello, Farina Renato, Nania Domenico, Sciascia Salvatore, Tomassini Antonio), a cui aggiungerei moltissimi altri casi gravissimi anche se non passati in giudicato.. Che Di Girolamo, invece, sia persona “onesta”, piuttosto che uno “schiavo” della ‘Ndrangheta dovrà dimostrarlo in tribunale smentendo intercettazioni pesantissime.

Di Girolamo ed i senatori che hanno applaudito le sue dimissioni in aula sono la vergogna d’Italia. Questo senatore illegittimo ha compiuto un gesto che ci aspettavamo già da tempo quando, eletto nel 2008 nella circoscrizione estero, fu spedito in Senato avendo violato i requisiti di eleggibilità che richiedevano la residenza oltralpe, requisito mai avuto da Di Girolamo. Ma in quel caso fu salvato dalla Giunta per le autorizzazioni, l’organo che oggi, di fatto, opera con effetti identici a quelli dell’immunità parlamentare tanto voluta dalla Casta (la stessa che ha salvato dall’arresto anche il sottosegretario all'Economia e alle Finanze, Nicola Cosentino per intenderci).

In questo clima di impunità le dimissioni del senatore vengono paradossalmente fatte apparire “eroiche”, quando sappiamo benissimo essere sopraggiunte perché è stato pizzicato con le mani nel sacco. Certo, se paragoniamo le cause che hanno portato alle sue dimissioni con altri casi ben più gravi, quelle di Di Girolamo appaiono quasi come “semplici leggerezze”. I casi Di Girolamo, Dell’Utri, Cosentino, ma anche ai piani inferiori tra assessori, consiglieri e funzionari, ci dicono che l’Italia ha bisogno di segnali forti che arriveranno solo quando rispediremo a casa questo governo, e indegni figuri la smetteranno di applaudire gente come Di Girolamo in Senato o Berlusconi in Confindustria.

Video e testo sono stati prelevati dal blog dell'onorevole Antonio Di Pietro www.antoniodipietro.com/...