"Chiamata alle armi". Sabato 13 marzo, dalle ore 13, tutti quanti a Piazza del Popolo a Roma in difesa della nostra legalita', della democrazia e della nostra Costituzione, perennemente violata da un governo golpista, come quello di Silvio Berlusconi, che per risolvere i suoi problemi di tipo giudiziari, imprenditoriali e, da ultimo, anche di tipo elettorale, si fa una legge a proprio uso e consumo. E' uno sconcio dell'etica, della democrazia e soprattutto, mai come questa volta, è una violazione della Carta costituzionale e del buon senso del diritto a poter giocare una partita nel rispetto delle regole del gioco.
Qualcuno dice, e purtroppo lo ha detto anche il Presidente della Repubblica, che bisognava fare questo provvedimento per permettere ai cittadini di andare a votare secondo coscienza. L'inutilità e la dannosità di questo decreto lo dimostra il fatto che, ancora prima che questo decreto abbia avuto efficacia, i giudici di Roma e di Milano hanno riammesso le liste Polverini e Formigoni. Non c'era bisogno di forzare, violare e sacrificare la Carta costituzionale, non c'era il bisogno di stravolgere il ruolo e le funzioni di garanzia del Presidente della Repubblica e di governo di questo Paese, per ottenere una cosa che già si poteva ottenere, e che già si era ottenuta con il rispetto delle regole del gioco attuali. La realtà è molto semplice: questi vivono nell'arroganza, nella prepotenza e nella strafottenza tipica del potere piduista e fascista.
Rispetto a tutto questo, l'unico a cui ci possiamo appellare è l'arbitro, come succede in una partita di calcio: se c'è qualcuno che fa fallo l'occhio va direttamente all'arbitro sperando che fischi il fallo. Invece, questa volta, l'arbitro non ha fischiato, perché altrimenti non vinceva l'altra squadra. All'arbitro non tocca stabilire quale squadra vince, ma garantire il rispetto delle regole del gioco.
Sono molto amareggiato, perplesso, anche schifato di questa intellighenzia e cultura italiana dei “commentatori della buonora” che affermano che questo decreto è una schifezza costituzionale ma che ritengono che “non è colpa dell'arbitro”.
Non sarà colpa dell'arbitro, ma il 13 marzo ricordatevi che se vogliamo mantenere la democrazia è meglio essere tutti a Roma a lanciare questo appello e questo allarme, prima che sia troppo tardi. Vogliamo un Paese in cui ognuno possa esprimere i propri diritti, ma nel rispetto delle regole del gioco, altrimenti vince sempre il più forte, il più furbo e spregiudicato, come accade nella giungla.
L’affermazione di Brunetta, Ministro ex socialista dell’attuale Governo Berlusconi che chiedeva di abolire l’articolo 1 della nostra Costituzione, trasformandola da Repubblica fondata sul lavoro a Repubblica fondata sull’arbitrio dei potenti trova in questo disegno di legge sul lavoro piena e concreta applicazione.
E’ falso e sono bugiardi coloro che affermano che il lavoratore sia libero di scegliere tra l’arbitro ed il giudice in quanto verrà chiesto all’atto dell’assunzione, generalmente precaria o a tempo determinato, se il lavoratore intende avvalersi di un arbitro condiviso dall’azienda oppure da un “pericoloso” giudice.
Mi chiedo e chiedo chi mai in queste condizioni è libero di scegliere?
I principi liberali su cui si basa anche la nostra Costituzione stabiliscono che la funzione della legge e di chi la deve applicare, il giudice, servono a bilanciare l’impari forza tra soggetti deboli e forti. In questo caso si torna semplicemente al Medioevo, chi è debole non può appellarsi allo Stato per fare rispettare i propri diritti.
Riporto una lettera di un operaio, Marco Bazzoni, rappresentante dei lavoratori in una realtà aziendale del fiorentino.
Testo della lettera
Ci risiamo, dopo che il Governo Berlusconi ci aveva già provato nel 2002 a cancellare l'art 18 dello Statuto dei Lavoratori (Legge 300 del 20 maggio 1970), ma non ci era riuscito, ma solo grazie alla ferma opposizione della Cgil (c'ero anche io al Circo Massimo, quando la Cgil organizzò la più grande manifestazione in difesa dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, portando in piazza 3 milioni di persone), adesso ci riprova con il Ddl lavoro, introducendo l'arbitrato nelle controversie di lavoro.
L'unico sindacato che sta facendo ferma opposizione contro l'aggiramento dell'articolo 18 (come fece nel 2002) è la Cgil. Cisl e Uil stanno a guardare, non facendo nessuna barricata.
Angeletti ha detto: Per la Uil un ricorso all’arbitrato in alternativa al giudice per la risoluzione dei rapporti di lavoro è “un’alternativa ragionevole”. Mentre Bonanni ha detto: "Il lavoratore può tranquillamente continuare ad andare dal giudice del lavoro come ha sempre fatto.
"Lo statuto dei lavoratori non è stato toccato e l'articolo 18 sta lì".
E come potevano fare diversamente, quando nel 2002 (sono in pochi che se lo ricordano), Cisl e Uil firmarono con l'allora Governo Berlusconi il "Patto per L'Italia", che sospendeva l'articolo 18 per ben tre anni (leggi l'articolo).
Il ddl Lavoro è stato approvato definitivamente dal Senato con 151 voti favorevoli, 83 contrari e 5 astenuti. Un “arbitro” al posto del giudice: lo prevede l’articolo 31 del Ddl lavoro.
Con l’articolo 31 cambiano le modalità di dirimere le controversie sul lavoro, e da oggi invece del giudice può intervenire una nuova figura, l’arbitro.
L’articolo 18 stabilisce che il giudice reintegri il lavoratore che sia stato licenziato senza giusta causa. Con la nuova norma – invece – sarà il lavoratore a decidere a chi affidarsi, se al giudice (come prima), o l’arbitro.
In questo modo l'articolo 18 diventa un optional!!!
E chiaro a chiunque che l'articolo 31 del Ddl è incostituzionale, solo una persona non l'ha ancora capito, cioè il Ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, tanto che in una nota dell'agenzia Adnkronos, Sacconi dice: Pd e Cgil facciano pure ricorso, "non temo per nulla l'incostituzionalità della norma sull'arbitrato per i licenziamenti".
Su Facebook è ieri è stato aperto un gruppo dal titolo "Giù le mani dall'art 18" (iscriviti al gruppo) che ieri, nel giro di poche ore aveva raccolto 3 mila adesioni. Oggi le adesioni sono salite a 10792. Invito tutti ad aderire.
Marco Bazzoni, Operaio metalmeccanico e Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.
La vicenda del senatore Di Girolamo è l’ennesima espressione del degrado etico e politico che alloggia tanto in Parlamento quanto nelle istituzioni.
Il Parlamento è diventato un punto di approdo per chi fa carriera tramite la corruzione sistematica e per chi è colluso con la criminalità organizzata. Nel Pdl il percorso di formazione politica è chiaro: cominci dalla gavetta “alla Pennisi”, se non ti fai beccare arrivi ai livelli di Cosentino. Se invece sei maldestro ti possono scoprire e a questo punto o ti chiami Cosentino o vieni cestinato alla Di Girolamo. Questo è il quadro di ordinaria follia che è il prodotto dieci anni di disvalori del berlusconismo.
Che Di Girolamo non sia “lucifero”, come lui non vuole definirsi, è vero e aggiungiamo che sappiamo che non è l’unico ad essere in questa situazione. Dovrebbero, infatti, dimettersi anticipando e recependo la barzelletta del ddl anti-corruzione, anche molti suoi colleghi condannati in via definitiva, circa nove (Berruti Massimo Maria, Camber Giulio, Cantoni Giampiero, Ciarrapico Giuseppe, De Angelis Marcello, Dell’Utri Marcello, Farina Renato, Nania Domenico, Sciascia Salvatore, Tomassini Antonio), a cui aggiungerei moltissimi altri casi gravissimi anche se non passati in giudicato.. Che Di Girolamo, invece, sia persona “onesta”, piuttosto che uno “schiavo” della ‘Ndrangheta dovrà dimostrarlo in tribunale smentendo intercettazioni pesantissime.
Di Girolamo ed i senatori che hanno applaudito le sue dimissioni in aula sono la vergogna d’Italia. Questo senatore illegittimo ha compiuto un gesto che ci aspettavamo già da tempo quando, eletto nel 2008 nella circoscrizione estero, fu spedito in Senato avendo violato i requisiti di eleggibilità che richiedevano la residenza oltralpe, requisito mai avuto da Di Girolamo. Ma in quel caso fu salvato dalla Giunta per le autorizzazioni, l’organo che oggi, di fatto, opera con effetti identici a quelli dell’immunità parlamentare tanto voluta dalla Casta (la stessa che ha salvato dall’arresto anche il sottosegretario all'Economia e alle Finanze, Nicola Cosentino per intenderci).
In questo clima di impunità le dimissioni del senatore vengono paradossalmente fatte apparire “eroiche”, quando sappiamo benissimo essere sopraggiunte perché è stato pizzicato con le mani nel sacco. Certo, se paragoniamo le cause che hanno portato alle sue dimissioni con altri casi ben più gravi, quelle di Di Girolamo appaiono quasi come “semplici leggerezze”. I casi Di Girolamo, Dell’Utri, Cosentino, ma anche ai piani inferiori tra assessori, consiglieri e funzionari, ci dicono che l’Italia ha bisogno di segnali forti che arriveranno solo quando rispediremo a casa questo governo, e indegni figuri la smetteranno di applaudire gente come Di Girolamo in Senato o Berlusconi in Confindustria.
Fabio Fazio: Quanto c'è veramente rischio di tumore per esempio rapportato ai termovalorizzatori?
Umberto Veronesi: Zero. Zero... Tutte le inchieste che abbiamo fatto, libri e libri, non hanno portato a nessuna evidenza di aumento di tumori nelle popolazioni circostanti i termovalorizzatori. Questo pertanto è assodato. Parliamo dei termovalorizzatori di ultima generazione. Sono molto sicuri, molto efficienti e, quindi, non vedo nessun pericolo. La lievissima quantità di diossina che esce è inferiore a quella che esce negli impianti di produzione di energia termoelettrica...
Commento di Stefano Montanari su Veronesi...
Montanari: È businessman formidabile, è un uomo d'affari incredibile. Quindi, è molto bravo, cioè il suo mestiere lo sa fare bene... Di scienza non ha mai saputo niente, non capisce niente, cioè non è il suo mestiere, però è un uomo d'affari eccezionale, quindi un bravissimo businessman.
Intervistatore: Proprio nessuno però il giorno dopo si alzi e dica: no ha detto una cacchiata?
Montanari: Nessuno? Acidenti! L'ISDE (International Society of Doctors for the Environment) ha scritto che quello che ha detto Veronesi è privo di contenuto scintifico. Non ha validità scientifica... È un ente internazionale su tutto i medici su tutto il mondo. La federazione dei medici francesi, l'ordine dei medici dell'Emilia Romagna... [...] È chiaro che in televisione va chi ha interesse a andare... cioè, oggi la televisione è tutta televisione di regime, tutta. Ma perché televisione di regime? Perché chi fa le pubblicità non è mica Stefano Montanari. Chi fa le pubblicità è ENI, ENEL... Prendete Veronesi. Andate nel sito di Veronesi 1... Vedete che paga... ma lo scrive lui. Lui viene pagato per esempio da [......] che è una ditta francese che costruisce inceneritori. Mica lui può dire: gli inceneritori fanno schifo. Viene pagato. C'è una multiutility, adesso non ricordo il nome, ad Acerra... Quelli fanno incenerimento dei rifiuti. E come fa Veronesi a dire: questa roba fa venire il cancro. Ha esagerato, perché quando uno dice zero si copre anche di ridicolo, ma che gli frega, dico, coprirsi di ridicolo. Nessuno se ne accorge.
Intervistatore: Però questa patina di presunta credibilità impedisce alle persone di insospettirsi, no?...
Montanari: Ma, insomma, lui è un personaggio che è stato costruito... è lo scienziato di corte, lo scienziato di regime. L'hanno messo lì; hanno fatto credere alla gente che questo s'intenda di tutto, e basta. La gente ci crede.
In sintonia con altri ricercatori, Stefano Montanari considera le polveri sottili create dall'inquinamento prodotto dall'uomo una causa primaria nelle nanopatologie, incentrando l'attenzione soprattutto su quello provocato dagli inceneritori, ritenendoli oltre che inutili, estremamente dannosi e senza che alla base vi sia vera motivazione scientifica. Secondo Montanari, quelli di nuova generazione, sono falsamente classificati come termovalorizzatori, ma in realtà non valorizzano proprio niente. Tutt'altro. L'unico modo per valorizzare un rifiuto è il suo riuso e riciclaggio. La loro costruzione e il loro utilizzo comunque, per quando riguarda almeno l'italia, è motivata da forti interessi, politico-economici, e sovente dalle ecomafie. Questo importante e sconvolgente risvolto riguardo alla devastazione dell'ambiente, frutto di beghe e intrallazzi perpetrati dalle varie amministrazioni locali sparse per tutto il territorio nazionale, gli divenne sempre più evidente, durante la sua esperienza in giro per l'Italia, facendo conferenze, e in special modo durante i tour massacranti insieme al comico Beppe Grillo. "Il Girone delle Polveri Sottili" rappresenta una sorta di diario di questa sua lunga esperienza di indefessa divulgazione.
Secondo Montanari, bruciare tonnellate di rifiuti in cui vi si trova di tutto (l'intera tavola periodica degli elementi) è qualcosa di estremamente insensato e privo di qualsiasi validità scientifica, poiché si vengono a formare in tal modo composti inaspettati, pericolosissimi, come le diossine (centinaia di tipi), una quantità innumerevole di micro- e nanoparticelle, senza contare che la cenere residua finisce in discarica comunque e quel che è peggio viene spesso immessa nei laterizi e in altro materiale edile. I filtri degli inceneritori, afferma Montanari, servono solo a trattenere le polveri primarie filtrabili (ben poca cosa), mentre le polveri primarie condensabili si formano oltre, bypassandoli, non trattendo affatto nemmeno le polveri secondarie che si formano anche a molta distanza dall'inceneritore. La non scientificità e la nocività degli inceneritori, secondo Montanari, è anche avallata da una legge della chimica, scoperta da Antoine Lavoisier, sintetizzata nel motto "nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma". Quindi, bruciando una tonnellata di rifiuti, questi non spariscono ma si ritrovano sotto forma di altre sostanze, più pericolose, ammesso che la quantità di rifiuti iniziale lo fosse. Oltre a ciò la massa dei rifiuti viene trattata con una grande quantità d'acqua, ammoniaca, calce, bicarbonato, che ne raddoppiano la massa.
La pericolosità delle polveri è inversamente proporzionale alla loro grandezza e dipende inoltre dalla loro composizione chimica. Il particolato per es. prodotto dal traffico o dei cementifici (a meno che non brucino rifiuti) è abbastanza omogeneo e prevedibile, mentre quello prodotto dagli inceneritori è estremamente eterogeneo e impossibile da prevedere accuratamente. Le sostanze che formano le nanoparticelle prodotte dagli inceneritori sono le più disparate e, data la loro natura penetrante, nel giro di una manciata di secondi riescono ad attraversare le vie respiratorie, polmoni, sangue, e finire nei tessuti, nel fegato, nel cervello. Per quel che riguarda i metalli e i composti metallici, quali amianto, ferro, titanio, ecc., essendo riconosciuti come corpi estranei, finiscono per formare un tessuto infiammatorio (granulomatosi) che a volte può trasformarsi in cancro. Le nanopatologie inoltre comprendono anche malattie cardiache e respiratorie.
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