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giovedì 7 gennaio 2010

Gli amorevoli Craxi e Berlusconi si riabilitano a vicenda



Emendamento all'articolo 1 della Costituzione:
L'Italia è una Repubblica privata fondata sulla corruzione

Traduzione dell'articolo Omaggio vergognoso (The Economist, 7 gennaio 2010).

Bettino Craxi, un primo ministro decaduto, viene nuovamente riabilitato.

Fuggito dalle mani della giustizia, è il politico caduto in disgrazia, nel modo più totale, nell'ambito della moderna storia d'Italia. Bettino Craxi, due volte primo ministro, morì in Tunisia nel 2000. Si rifugiò là sei anni prima, dopo aver perso la sua immunità parlamentare con l'arresto. Prima di ciò, i dimostranti fuori dall'hotel di lusso da lui utilizzato come sua casa a Roma, lo umiliarono tempestandolo di monete.

Come leader dei socialisti in Italia, dal 1976 al 1993, Craxi fu tra gli orchestratori di un sistema in cui i principali partiti, e i suoi ufficiali, si mantenevano con le bustarelle estorte alle compagnie legate ad appalti pubblici. Il costo di queste tangenti era in pratica aggiunto al prezzo dell'opera, così questo sistema contribuiva al vasto debito pubblico sotto cui gli italiani e i loro governi adesso si affiticano. Quando morì, Craxi fu condannato per un totale di 11 anni per corruzione e finanziamento illecito al partito, e dichiarato colpevole o imputato in altri cinque casi.

I cittadini di Milano, suo luogo natale, potrebbero presto trovare una strada da dedicare in suo onore. Approssimandosi il decimo anniversario della morte (19 gennaio), il sindaco, Letizia Moratti, ha detto agli ufficiali di trovare una strada centrale, piazza o parco da dedicare a Craxi. A Roma il presidente Giorgio Napolitano ha acconsentito di ricevere una delegazione della fondazione Craxi (un gruppo che promuove la sua “eredità culturale e politica”) ed è invitato a presiedere la ceremonia in parlamento.

Riabilitando Craxi si disperderebbero le ombre sul suo protetto politico, il primo ministro, Silvio Berlusconi. Un decreto del governo Craxi nel 1984 assicurava al signor Berlusconi, allora soltanto uomo d'affari, il suo virtuale monopolio sulla televisione privata. Ma, per gli accusatori e i giudici che condannarono Craxi significherebbe anche essere screditati. E tutto questo succede perché Berlusconi vuole introdurre riforme che frenerebbero i poteri della magistratura.

Come Craxi a suo tempo, Berlusconi asserisce che egli è la vittima di una caccia alla steghe condotta da magistrati motivati politicamente. “Gli italiani allora non credevano a Craxi - dice la figlia, Stefania, la quale è un viceministro nell'attuale governo - ma oggi io vedo che essi credono a Berlusconi”.

Links utili
9 gennaio / Aggiornamenti (blog di Piero Ricca)
Una mappa per Bettino Craxi (blog di Claudio Messora)
‘O Sistema non si condanna (blog di Piero Ricca)

Leggi razziali e leggi ad personam (un colpo al cerchio e uno alla botte)



La sicurezza della pena, ma per chi?


Mio caro Diario

A me personalmente non è mai successo che dei giovani rom, o extracomunitari, avessero perpetrato un qualche tipo di delitto nei miei confronti.... Mentre la casistica è lunga per ben altra tipologia di delinquenti: i figli di papà e i figli di troia, insomma, i bravi ragazzi cosiddetti normali e super-tutelati dalla legge... Ultimamente alcuni bravi ragazzi normali (né rom e né extracom) mi hanno sfasciato la porta di casa. Un'altra volta cercavano di circondarmi per farmi la festa, proprio come sanno fare quei bravi ragazzi di branco (hanno desistito per manifesta resistenza, impossibile da penetrare). Ancora un'altra volta hanno sfondato la porta di casa, facendo schizzare via la serrattura che per poco non colpiva mia madre adagiata sul letto, comatosa dal sonno, che ancora non riusciva a capire cosa era successo. E potrei continuare all'infinito... Ecco a voi, dal mio caro diario, quel che mi è capitato Nella notte di Natale del 2009...

Scocca mezzanotte. È nato il redentore. Mi sento molto stanco e ho quasi il raffreddore. Non passa mezz'ora che decido così di andare sottocoperta a riposare un poco le mie ossa stanche e la mia carne decomposta con i tutti i suoi deleteri pensieri. Ma... apri la porta ed è la guerra. Mi sono ritrovato in un campo di battaglia, costretto a lottare per la sopravvivenza. No, non è uno scherzo. È che il mio vicino (che avrei preferito fosse un lontano), festeggiava il Natale a suo modo, deliziandosi con tutta la famiglia, sufficientemente allargata (presumo una ventina di guerriglieri tra bambini-soldato e adulti stronzi), con fuochi d'artificio e petardi a rotta di collo. C'erano munizioni sufficienti per far saltare l'intero isolato. Infine mi hanno fatto saltare soltanto i nervi. Non ho mai visto un tale modo di festeggiare il Natale! Cose dell'altro mondo! È il paganesimo selvaggio e il consumismo più sfrenato! In genere, a Natale (cercavo di riflettere, ma inutilmente), si va in chiesa, a cantare inni sacri natalizi, a pregare, ma non a profanare la resistenza già duramente provata dell'udito altrui. Lì per lì avrei pensato che ci fosse stato qualcuno rimasto al vecchio calendario giuliano e quindi aveva conteggiato la notte tra i 24 e il 25 dicembre come Capodanno. Macché! Alle mie sentite rimostranze, mi fa, con aria da nonchalance e arroganza mafio-intimidatoria: "... e ma che vuoi fare, siamo a Natale". D'accordo, ma l'una di notte!... Ma vi rendete conto! Per farla breve, salutai il mio vicino cordialmente con un caloroso vaffanculo e mi affrettai con la bici ad uscire fuori del centro abitato, preso atto dello sfratto natalizio irrevocabile. Come se non bastasse, un'allegra coppietta di ragazzini si deliziavano ad inseguirmi (figli di papà naturalmente; non penso che il proletariato si dedichi a questo sport). Me ne accorsi del pedinamento quando, con il motorino vennero a cozzare leggermente la ruota posteriore della mia bici. Questi frocetti cercavano insomma di divertirsi a mie spese. Non gli diedi spago e non feci il loro gioco, finendo quasi per avventarmi contro di loro (dato che provocavano), ma vuoi l'età, vuoi che loro erano più e forti e voloci, dotati di un mezzo a propulsione autonoma, che non abbisogna di forza muscolare, ma solo di miscela pagata con i soldi di papà, mi ritrovai così, come disse il poeta, per una selva oscura. Non so se sia una mia paranoia, ma presumo che queste merdine abbiano chiamato rinforzi. Insomma una caccia all'uomo a tutti gli effetti...

Il problema non sono i Rom e gli extracom, ma la paura, instillata dal sistema di propaganda continua, martellante, allarmistica, del potere, facendo vedere i nemici laddove non ci sono. Faccio un esempio. Senza volerli giustificare o deresponsabilizzarli per l'atto di stupida crudeltà da loro commesso, non penso che i giovincelli, a caccia di emozioni forti, che hanno bruciato il povero Navtej Singiy Sidhu, abbiano "agito da soli", ovvero, senza l'ausilio ricevuto degli imput negativi promanati da questo sistema di merda. Credo ci sia un silenzio-assenso, anche se forse non molto strutturato a livello cosciente, nel sistema di propaganda. Questi fa sì che si accettino le illegalità in modo unilaterale. Insomma, la norma va sempre tutelata, anche se commette crimini; viceversa, non vanno tutelati gli a-normali, anzi, vanno condannati, anche se non commettono nessun delitto.
[...] Paura, è la madre della violenza,
mi rende teso guardando il modo in cui si alimenta.
Il solo modo per sapere che lei è là,
è nella sottile fragranza nell'aria.
Diventa difficile respirare,
Diventa difficile credere,
credere in qualsiasi cosa eccetto che nella paura.

(trad. da Mother of violence, Peter Gabriel)
Links utili
Chi ha paura del lupo cattivo?

mercoledì 6 gennaio 2010

Tutte le bugie di Berlusconi





TUTTE LE BUGIE DI BERLUSCONI

"Io dico sempre cose sincere, anche perché non
ho memoria e dimenticherei le bugie. Come
ci si può fidare di chi usa la menzogna come mezzo
della lotta politica? La gente deve fidarsi solo
di chi dice la verità"
(Silvio Berlusconi, 2-3-94)

Indro Montanelli, il più grande giornalista italiano scomparso nel 2001, lo conosceva bene, avendolo avuto per 15 anni come editore. E diceva: "Silvio Berlusconi è un mentitore professionale: mente a tutti, sempre anche a se stesso, al punto da credere alle sue stesse menzogne". Una pulsione incontenibile e irrefrenabile, quella del presidente del Consiglio italiano verso la menzogna. Persino in Tribunale. Infatti, il 22 ottobre 1990, la Corte d'Appello di Venezia l'ha riconosciuto colpevole di aver mentito ai giudici sotto giuramento: "Il Berlusconi - si legge nella sentenza - deponendo avanti il Tribunale di Verona, ha dichiarato il falso, realizzando gli estremi obiettivi e soggettivi del contestato delitto": cioè la falsa testimonianza, a proposito della sua iscrizione alla loggia massonica P2. Il reato, accertato, fu dichiarato estinto grazie a una provvidenziale amnistia approvata nel 1989. Negli Stati Uniti la menzogna (specie se giurata dinanzi a un giudice) comporta l'immediato impeachment: il colpevole lascia la Casa Bianca. In Italia, entra a Palazzo Chigi. E, naturalmente, continua a mentire. Come prima e più di prima. Quello che segue è un piccolo catalogo ragionato delle bugie berlusconiane.

BERLUSCONI GIOVANE

"La mia carriera canora (come cantante sulle navi da crociera, ndr) è cominciata con una tournée in Libano" (7-6-1989). Ma secondo Giuseppe Fiori, suo biografo non autorizzato, Berlusconi non è mai stato in Libano.

"Al 'Gardenia' (un locale notturno, ndr) di Milano, come poi sarebbe avvenuto a Parigi, dopo aver cantato mi buttavo in pista per ballare con le bionde" (ibidem). Ma Berlusconi non ha mai suonato a Parigi.

"Ho studiato due anni a Parigi, alla Sorbona, e per mantenermi dovevo suonare e cantare nei locali della capitale" (8-7-1989). Ma Berlusconi non ha mai studiato alla Sorbona: semmai alla Statale di Milano.

"A Parigi facevo il canottaggio ed ero campione italiano studentesco con il Cus di Milano" (luglio 1989). Parigi a parte, esistono seri dubbi sui titoli sportivi conquistati dal Cavaliere in canoa.

BERLUSCONI INCAPPUCCIATO

"Non ricordo la data esatta della mia iscrizione alla P2, ricordo comunque che è di poco anteriore allo scandalo. Non ho mai pagato una quota di iscrizione, né mi è stata richiesta" (27-9-1988, al Tribunale di Verona). Berlusconi s'iscrisse alla P2 nei primi mesi del 1978 e pagò regolarmente la quota di iscrizione di 100 mila lire. Di qui la falsa testimonianza.

"Basta con questa storia della P2: l'ho già detto, ricevetti la tessera per posta e non pagai neppure la quota d'iscrizione" (10-3-94). Ma, come ha testimoniato anche Licio Gelli, gran maestro venerabile della loggia P2, "Berlusconi ha fatto la normale iniziazione alla loggia P2".

BERLUSCONI IMPRENDITORE

"Il signor Berlusconi ha lavorato, ha rischiato, ha pagato le tasse e non ha mai chiesto alcuna lira di contributi allo Stato" (22-5-95). Ma la Fininvest è sotto processo per evasione fiscali di centinaia di miliardi; e ha ricevuto contributi pubblici, tanto per l'editoria (5 miliardi e rotti all'anno per Il Giornale, intestato al fratello Paolo, altrettanti per Il Foglio intestato alla moglie Veronica), quanto per la cassa integrazione alla Standa e alla Mondadori.

"La legge Mammì ci ha tolto la metà del fatturato" (La Stampa, 24-5-95). All'epoca della legge Mammì (che nell'agosto 1990 ha regolamentato il sistema radiotelevisivo italiano), le dimensioni del gruppo erano pressappoco le stesse del '95.

"La Mammì ci ha costretti a vendere i quotidiani e ci ha impedito di tenere le pay tv" (La Stampa, 24-5-95). I quotidiani erano uno solo: il Giornale (subito passato al fratello Paolo); le pay tv non esistevano ancora, visto che Tele+ è nata il 20 ottobre '90.

"E' una falsità, una cosa senza senso dire che dietro il signor Berlusconi ci sia Craxi. Non devo nulla a Craxi e al cosiddetto Caf, e non rinnego nulla di ciò che ho fatto" (a Mixer, Rai2, 21-2-94). Ma era stato lo stesso Berlusconi a confessare, il 13-9-93, in un raro lampo di sincerità, di aver licenziato l'anchor man Gianfranco Funari su ordine di Craxi ("Non è un mistero - aveva ammesso il Cavaliere - che Berlusconi è sempre stato schiavo del Principe, e in più di un'occasione ho dovuto tenerne conto. Un anno fa, se ricordate bene, io stavo aspettando le concessioni televisive...").

BERLUSCONI CANDIDATO

"Tutti mi chiedono di candidarmi. Ma io so perfettamente quello che posso fare. Se io facessi la scelta politica dovrei abbandonare le televisioni e cambiare completamente mestiere. Un partito di Berlusconi non c'è stato, nè ci sarà mai" (13-9-93). Due mesi dopo nasce ufficialmente Forza Italia e Berlusconi si candida alla presidenza del Consiglio.

"Se fonderò un partito? Ho sempre dichiarato il contrario, sarà la ventesima volta che lo ripeto. Lo scrive chi ha interesse a mettermi contro gli attuali protagonisti della politica. E perciò farà finta anche stavolta di non leggere la mia smentita, per cui mi toccherà di ripeterla per la ventunesima volta e chissà per quante altre volte ancora" (Epoca, 23-10-93). Come sopra.

"Il mio presunto partito esiste soltanto sulle pagine di alcuni giornali" (alla commissione Bilancio della Camera, 26-10-93). Come sopra.

BERLUSCONI PREMIER/2

"Il nostro futuro ministro della Giustizia è la dottoressa Parenti" (6-2-94). Invece sarà Alfredo Biondi.

"Credo che al ministero dell'Interno ci sia bisogno di una persona esperta... di un nonno" (La Stampa, 20-4-94). Infatti offre il ministero al pm Antonio Di Pietro (44 anni), ma questi rifiuta, e allora Berlusconi nomina il leghista Roberto Maroni (39 anni).

"Siamo orientati ad un governo molto snello, magari con meno sottosegretari: sarebbe una bella rottura con il passato" (12-4-94). I sottosegretari saranno 39, rispettivamente 3 e 4 in più rispetto ai precedenti governi Ciampi e Amato.

"Il criterio per l'assegnazione dei ministeri sarà assolutamente meritocratico, nessuna spartizione delle poltrone" (19-4-94). Infatti, per esempio, la latinista Adriana Poli Bortone andrà alle Risorse Agricole.

"Questo governo è schierato dalla parte dell'opera di moralizzazione della vita pubblica intrapresa da valenti magistrati. No ai colpi di spugna. Da questo governo non verrà mai messa in discussione l'indipendenza dei magistrati" (al Senato, 16-5-94). In 7 mesi di vita, il governo Berlusconi metterà quotidianamente in discussione l'indipendenza dei giudici e approverà in tutta fretta il "colpo di spugna" di Biondi, detto anche "decreto salvaladri", che vieta l'arresto per i reati di corruzione, concussione, finanziamento illecito e falso in bilancio.

"Falcone e Borsellino hanno dato la vita contro la mafia. E' nel loro nome che il governo si sente vincolato a proseguirne l'opera. Sarebbe suicida abbassare la guardia contro la criminalità. Bisogna invece dotare di strumenti migliori la polizia e la magistratura" (al Senato il 16 e alla Camera il 18-5-94). Il primo governo Berlusconi e la sua maggioranza tenteranno di smantellare la legislazione voluta (e pagata con il sangue) da Falcone e Borsellino: carcere duro per i boss (41-bis), legge sui pentiti, supercarceri nelle isole e così via.

"Vi assicuro che non ci sarà il condono edilizio" (30-5-94). "Nel Consiglio dei ministri o altrove non ho mai pronunciato la parola 'condono'. Sono i giornali che vogliono farci apparire come gli altri governi" (23-6-94). Un mese dopo il suo governo varerà il condono edilizio, e subito dopo quello fiscale.

"Alla Rai non sposterò nemmeno una pianta" (29-3-94). "Mai mi occuperò di questioni televisive, per non dare l'impressione di voler favorire i miei affari, anzi starò più dalla parte della Rai che della Fininvest" (30-5-94). Pochi giorni dopo, Berlusconi destituisce anzitempo l'intero consiglio d'amministrazione della Rai, per nominarne uno nuovo di sua fiducia, con appositi direttori di rete e tg. E proclama: "E' certamente anomalo che in uno Stato democratico esista un servizio pubblico televisivo contro la maggioranza che ha espresso il governo del Paese. Questa Rai non piace alla gente: me l'ha detto un sondaggio. Il governo se ne occuperà tra breve"
(7-6-94).

"Le nonne, le mamme e le zie d'Italia stiano tranquille: non sarà toccata una lira delle pensioni attuali" (10-9-94). Poco dopo Berlusconi tenta una riforma che taglia drasticamente le pensioni, poi bloccata da una manifestazione sindacale con oltre un milione di persone e dalla dissociazione del suo ministro del Lavoro Clemente Mastella, nonché del partito alleato Lega Nord che lascia il governo e lo rovescia.

BERLUSCONI OPPOSITORE

"La par condicio ha danneggiato gravemente il Polo delle libertà" (20-4-95). L'Osservatorio dell'università di Pavia sulle televisioni dimostra, ininterrottamente dal 1995, che i politici più presenti sulle reti televisive sono Berlusconi e i suoi uomini.

"Pochi ricordano che la Thatcher ha privatizzato qualunque cosa, tranne che la British Telecom" (Liberal, 4-4-95). Ma è vero il contrario. Scrive infatti Margaret Thatcher nella sua autobiografia ("Gli anni di Downing Street", Sperling & Kupfer, 1994, pag.577): "British Telecom fu il primo servizio pubblico ad essere privatizzato. Più di qualsiasi altra, la sua vendita pose le basi del capitalismo ad azionariato popolare in Gran Bretagna... Fui più che soddisfatta quando nel novembre 1984… British Telecom fu finalmente privatizzata".

"Non so se avrò voglia di tornare a Palazzo Chigi. Troppo faticoso. La presidenza del Consiglio non la reputo essenziale, non ho questa ambizione personale" (10-2-95). "Non mi ritengo indispensabile. Sono assolutamente favorevole ad un tecnico a Palazzo Chigi, io potrei restare leader del Polo in cabina di regia" (13-4-95). "Adesso che si torna al teatrino della politica, diventa inutile che io resti in pista. Meglio tornare a curare le mie aziende" (31-5-95). "Il ruolo di regista delle riforme, come leader del Polo in Parlamento, è un ruolo che mi attira molto di più di quello di presidente del Consiglio" (10-10-95). Silvio Berlusconi avrà sempre un solo candidato per Palazzo Chigi: Silvio Berlusconi.

BERLUSCONI EDITORE

"Noi non abbiamo giornali- partito. Noi non teorizziamo né tantomeno pratichiamo l'informazione come strumento di ricatto politico. I nostri sono eccellenti prodotti editoriali, non fabbriche di consenso o, quel che è peggio, di calunnie, di derisione, di disprezzo… Non ho mai usato né mai userò i miei mezzi di comunicazione per scatenare campagne di aggressione contro un concorrente, né diffamare chi non è d'accordo con me. Lascio questi metodi ad altri"
(Epoca, 20-10-93). Chiunque conosca giornali e tv berlusconiani sa che, almeno dopo l'entrata in politica di Berlusconi, sono stati trasformati in formidabili strumenti di attacco, aggressione e spesso anche di diffamazione per i magistrati e gli avversari politici del loro proprietario.

BERLUSCONI RICANDIDATO

"Dal 1995, passata all'opposizione dopo il golpe politico-giudiziario, mentre fischiavano le pallottole delle procure politicizzate, Forza Italia…" (da "Una storia italiana", l'autobiografia illustrata di Berlusconi inviata in 20 milioni di copie a tutte le famiglie italiane nell'aprile 2001, in piena campagna elettorale). Forza Italia passò all'opposizione perché, il 21 dicembre '94, Berlusconi salì al Quirinale e si dimise da presidente del Consiglio: la Lega Nord gli aveva revocato l'appoggio, votando mozioni di sfiducia insieme al Ppi di Rocco Buttiglione e al Pds di Massimo D'Alema. Le procure non c'entrano nulla.

"Io non ho nulla a che vedere con All Iberian e non possiedo società off-shore all'estero" (Silvio Berlusconi, 15-3-2000). La Cassazione ha già accertato definitivamente che All Iberian è interamente controllata dalla Fininvest. Tant'è che i suoi conti esteri venivano aperti dal tesoriere centrale del gruppo Berlusconi, Giuseppino Scabini. All Iberian è una società off-shore con sede all'estero (isole del Canale), come le altre 63 scoperte dal pool di Milano e confermate dalla società di revisione internazionale Kpmg.

"Le nostre holding erano intestate ai nostri consulenti perché si faceva così, era tutto normale: le trovavamo già pronte negli studi professionali specializzati" (26-4-2001). Le 34 holding "Italiana 1,2,3,4 eccetera" che stanno dietro alla Fininvest sin dalla fine degli anni 70 e le altre società della galassia berlusconiana nascono quasi tutte senza il nome di Berlusconi, ma intestate a prestanome: una cinquantina fra parenti, amici, casalinghe baresi, disoccupati calabresi, elettricisti, malati terminali colpiti da ictus, persino un cecoslovacco nato nel 1887. Tutto normale?

"Nessun mistero sulle origini delle mie fortune: ho cominciato con la liquidazione di mio padre: 30 milioni" (26-4-2001). Poi, però, fra il 1978 e il 1983 Berlusconi si ritrovò in tasca 113 miliardi (degli anni 70, pari ad almeno 250 milioni di euro odierni). In parte giunti in contanti. Sulla provenienza di quel fiume di denaro, Berlusconi non ha mai voluto spiegare nulla. Nemmeno quando, nel novembre 2002, il Tribunale di Palermo che sta processando il suo braccio destro Marcello Dell'Utri (parlamentare europeo e italiano, già condannato per false fatture e frode fiscale e imputato per mafia, calunnia ed estorsione), si è recato in trasferta a Palazzo Chigi per interrogarlo. In quell'occasione, alle domande sulle origini di quei quattrini e sulle ragioni che lo indussero a ospitare in casa sua per due anni un boss mafioso del calibro di Vittorio Mangano, con mansioni di "stalliere" o di "fattore", il premier ha Berlusconi ha risposto: "Mi avvalgo della facoltà di non rispondere". E i giudici sono ritornati a Palermo a mani vuote.

BERLUSCONI PREMIER/2

"Meno tasse per tutti" (slogan elettorale di Berlusconi, maggio 2001). Le tasse degli italiani resteranno le stesse, anzi aumenteranno per l'incremento sostanzioso dei tributi regionali e comunali, in conseguenza dei tagli ai trasferimenti governativi a comuni e regioni. Il 13 novembre 2001, in visita a Granada (Sagna), Berlusconi e il suo ministro dell'Economia Giulio Tremonti comunicano che "i conti pubblici non sono ancora a posto", dunque di ridurre le tasse non se ne parla. Così come della riforma delle pensioni, promessa in campagna elettorale alla Confindustria. Che subito protesta.

"Non ho mai detto che la civiltà occidentale è superiore all'Islam. È colpa di una sinistra irresponsabile che diffonde notizie false sul mio conto" (7-9-2001). In realtà Berlusconi, soltanto il giorno prima, ha dichiarato testualmente in una conferenza stampa dalla Germania: "Noi dobbiamo essere consapevoli della superiorità della nostra civiltà, che ha dato luogo al benessere e al rispetto dei diritti umani e religiosi. Cosa che non c'è nei paesi dell'Islam... Dobbiamo evitare di mettere le due civiltà, quella islamica e quella nostra sullo stesso piano… La libertà non è un patrimonio della civiltà islamica… La nostra civiltà deve estendere a chi è rimasto indietro di almeno 1400 anni nella storia i benefici e le conquiste che l'Occidente conosce… C'è una singolare coincidenza fra gli islamici e gli anti-global nella loro opposizione all'Occidente". Poi l'incidente diplomatico internazionale, le proteste della Lega Araba ("posizioni razziste"), l'imbarazzo dell'Occidente impegnato nel tentativo di coinvolgere nella lotta al terrorismo fondamentalista delle Due Torri i paesi islamici moderati. Così il Cavaliere è costretto alla smentita, cioè all'ennesima bugia.

"Ho fatto un'esposizione sommaria della legge finanziaria e ho trovato un'ottima accoglienza sia da Prodi sia dal commissario Pedro Solbes" (10-10-2001). Così Berlusconi al termine di un incontro ufficiale a Bruxelles con il presidente Romano Prodi e gli altri membri della Commissione europea. Senonché Prodi cade dalle nuvole: "Non ne abbiamo neanche parlato". Anche
Solbes lo smentisce: "Non ho espresso alcun giudizio sulla finanziaria italiana, la valuterò insieme al patto di stabilità". Berlusconi è costretto alla retromarcia: "Io ho illustrato l'azione del mio governo, Prodi e Solbes mi hanno ascoltato in silenzio". Poi, in conferenza stampa, se la prende con il "club della menzogna della sinistra" che gli attribuirebbe frasi mai dette.

"La tv pubblica è interamente nelle mani della sinistra, e anche la tv privata si sbilancia a sinistra" (30-1-2002, a Le Figaro). Appena tornato al governo, Berlusconi, che già detiene il monopolio assoluto della televisione commerciale (Canale 5, Italia 1, Rete 4), nomina suoi uomini al vertice delle tre reti pubbliche Rai (presidente Antonio Baldassarre, direttore generale Agostino Saccà). Costoro allontanano dal video i due giornalisti più famosi della Rai, sgraditi al premier - Enzo Biagi e Michele Santoro - nonché il comico Daniele Luttazzi, anche lui inviso al Cavaliere. Poi, quando il primo consiglio di amministrazione si dimette agli inizi del 2003, Berlusconi riunisce gli alleati in casa propria per decidere i nuovi consiglieri, facendo infuriare addirittura i presidenti delle due Camere, che rifiutano di ratificare le nomine. Alla fine, viene creato un nuovo Cda Rai formato da 4 esponenti del centro-destra e uno solo del centro-sinistra. Anche il direttore generale, amico di Berlusconi e del fratello Paolo, è di stretta obbedienza governativa.

"Comprare Alessandro Nesta (difensore della Lazio e della Nazionale, ndr) per il Milan? Sono cose che non hanno più nulla di economico, di morale. Nel calcio abbiamo sbagliato tutti, ora basta" (23-8-2002). L'indomani il Milan di Berlusconi annuncia l'acquisto di Nesta, avvenuto da almeno una settimana.

"Non capisco tutta questa fretta per la legge Cirami sul legittimo sospetto (che gli consente di spostare i suoi processi da Milano a Brescia, ndr)" (31-7-2002). "La legge sul legittimo sospetto è una priorità per il governo" (30-8-2002).

"E se in Irak non ci fossero più armi di distruzione di massa? Come parere personale, non credo che ci siano più quegli ordigni" (16-10-2001, al termine di un lungo incontro con Vladimir Putin). "Sono e resto con Blair, l'alleato più vicino a Bush. Non ho mai detto che Saddam non ha armi di distruzione di massa. Dico solo che potrebbe avere avuto il tempo di distruggerle o di metterle da qualche altra parte" (17-10-2002, dopo le incredule proteste di Londra e Washington).

"Mediaset non farà alcun ricorso al condono fiscale" (30-12-2002). Berlusconi smentisce le rivelazioni del quotidiano La Repubblica, il quale calcola che il condono fiscale contenuto nella legge finanziaria Berlusconi consentirà al gruppo Mediaset di chiudere la lite col fisco per il possesso di società off-shore risparmiando multe per 100 milioni di euro, pari a 200 miliardi di lire. Cinque mesi dopo, il settimanale l'Espresso scoprirà che Mediaset ha regolarmente fatto ricorso al condono, risparmiando così circa 120 milioni di euro di imposte.

"Ho assoluta fiducia nella Cassazione, fiducia che non né mai mancata. Altra cosa sono certi pm che vogliono un ruolo particolare e imbastiscono processi che finiscono nel nulla" (26 gennaio 2003).L'indomani la Cassazione gli dà torto e non sposta i suoi processi da Milano. Lui, il premier, tuona subito contro i "giudici golpisti".

BERLUSCONI IMPUTATO

"Giuro sui miei cinque figli che non so nulla di quanto mi viene contestato (le tangenti alla Guardia di Finanza, ndr). Sono vittima di una grande ingiustizia. Mi dicono che questo avviso è la risposta a quanto stiamo facendo" (23-11-94). "È come se mi avessero mandato un avviso di garanzia accusandomi di non chiamarmi Silvio Berlusconi. Siccome sono certo di chiamarmi Silvio Berlusconi, non credo che nessun tribunale giusto al mondo possa condannarmi perché mi chiamo Silvio Berlusconi. Può esserci una condanna, ma allora non sarà un atto di giustizia, ma sovversione" (1-12-94). "Io corruttore? Sarebbe come incolpare suor Teresa di Calcutta, dopo una vita di sacrifici, se una bambina dell'istituto allungasse una mano per pigliare un quarto di mela dal fruttivendolo, non per sé, ma per darlo ad un altro" (27-10-95). "Nessuno si è reso responsabile di corruzione, il capo del gruppo non era minimamente a conoscenza di quanto gli viene addebitato. Il vero scandalo sta semmai nel fatto che la mia impresa, come quasi tutte le imprese italiane, sia stata sottoposta a pressioni concussive da parte di un corpo armato dello Stato... Siamo stati costretti a pagare da un'associazione a delinquere come la Guardia di Finanza, da elementi deviati di un corpo armato dello Stato" (16-1-96). Con buona pace dell'incolpevole prole, due dirigenti Fininvest verranno definitivamente condannati per corruzione della Guardia di Finanza, un consulente legale definitivamente per favoreggiamento, i due segretari per falsa testimonianza in primo e secondo grado, mentre Berlusconi verrà condannato dal Tribunale per corruzione, dichiarato prescritto (cioè responsabile, ma non più punibile) dalla Corte d'appello, infine assolto dalla Cassazione. Ma solo per "insufficienza probatoria".

"Publitalia non ha mai emesso fatture false, e funziona come un orologio" (31-5-95). Ma i massimi dirigenti di Publitalia, dal presidente fondatore Marcello Dell'Utri in giù, hanno patteggiato condanne per decine di miliardi di false fatture e frodi fiscali.

"Sono pronto a lasciare la guida del Polo, la Camera e la vita politica se verrà dimostrato un rapporto mio o della Fininvest o di una società del gruppo col signor Bettino Craxi, diverso da quello della pura amicizia!" (29-11-95). Craxi è colui che nel 1984 impose con il suo governo al Parlamento ben due decreti ad personam, i "decreti Berlusconi", per salvare le televisioni dell'amico finite sotto inchiesta (e minacciate di sequestro dai magistrati) perché trasmettevano illegalmente su tutto il territorio nazionale. La Corte di Cassazione, confermando la prescrizione del reato di finanziamento illecito nel processo sulla società berlusconiana off-shore "All Iberian", ha ritenuto
dimostrato che Berlusconi versò illegalmente a Craxi, tra il 1990 e il 1992, ben 21 miliardi estero su estero. Ma Berlusconi non ha lasciato la vita politica.

"Non ho mai fatto alcun attacco alla magistratura" (10-10-95). "Se c'è una cosa che mi viene addebitata e che non risponde al vero è da parte mia un giudizio negativo nei confronti dei magistrati" (25-11-95). "Io sono un grande estimatore della magistratura e l'ho dimostrato nella mia attività di governo, durante la quale sono sempre stato vicino ai problemi dei giudici" (7-12-95). "Mi consenta ancora una volta di esprimere ammirazione verso la magistratura e i giudici" (23-1-96). Una costante dell'azione politica è l'attacco sistematico, scientifico, incessante alla magistratura di ogni ordine e grado: dai pm di Milano (ma anche di Palermo, Napoli, Torino: tutti quelli che si sono occupati di lui o di sue aziende) ai giudici per le indagini preliminari, da quelli di tribunale a quelli di appello, su su fino alle sezioni unite della Corte di Cassazione, massima istanza giurisdizionale del Paese.

"Le inchieste sul mio gruppo sono iniziate soltanto dopo il mio impegno in politica. Prima non avevo mai subito nulla del genere" (17-6-2003). Ma è vero il contrario: prima nascono le inchieste sulla Fininvest di Berlusconi, poi (e forse proprio per questo) Berlusconi "scende in campo" politico. La prima indagine (poi archiviata) sul Berlusconi imprenditore, per traffico di droga, fu aperta a Milano nel lontano 1983. Nel 1989 poi, sempre a Milano, Marcello Dell'Utri finì per la prima volta sotto inchiesta per mafia (prosciolto). La tesi della persecuzione politica per via giudiziaria, già esposta dal premier in una denuncia a Brescia, è stata così smontata dal gip Carlo Bianchetti nell'archiviazione del 15 maggio 2001: "Risulta dall'esame degli atti che, contrariamente a quanto si desume dalle prospettazioni del denunciante, le iniziative giudiziarie… avevano preceduto e non seguito la decisione di "scendere in campo"… [Il pool di Mani pulite ha compiuto, tra] il 27 febbraio '92 e il 20 luglio '93, ben 25 accessi presso Fininvest e Publitalia". Lo stesso Berlusconi, al momento di entrare in politica verso la fine del 1993, aveva confidato ai famosi giornalisti Enzo Biagi e Indro Montanelli (che l'hanno poi raccontato): "Se non entro in politica, fallisco e mi arrestano".

"E questo potere arbitrario e di casta è stato illiberalmente esercitato nel 1994 contro un governo sgradito alla magistratura giacobina di sinistra, governo messo platealmente sotto accusa attraverso il suo leader in un procedimento iniziato a Napoli mentre presiedeva una Convenzione delle Nazioni Unite e sfociato poi, per assoluta mancanza di fondatezza, in una clamorosa assoluzione molti anni dopo" (29-1-2003). Berlusconi si ostina a ripetere che, nel 1994, il suo governo fu rovesciato dall'invio di un "avviso di garanzia" per le mazzette Fininvest alla Guardia di Finanza, a Napoli, mentre lui presiedeva un convegno sulla criminalità organizzata. Si trattava in realtà di un "invito a comparire" (una convocazione per un interrogatorio), dovuto per legge, che non fu affatto notificato a Napoli, ma a Roma. E fu preannunciato al telefono all'interessato la sera prima (21 novembre '94) dai carabinieri. Fu dunque Berlusconi, pur sapendo di essere sospettato di corruzione, a decidere ugualmente di presiedere il convegno anche l'indomani (giorno 22), esponendo il buon nome dell'Italia al ludibrio internazionale. Ai magistrati milanesi, secondo un'informativa dei carabinieri, risultava che lui, la sera stessa del 21, sarebbe rientrato a Roma abbandonando il convegno napoletano inaugurato la mattina. Perciò inviarono i militari per la consegna a Roma, non a Napoli. Quanto alle ragioni della caduta del governo, quell'atto non ebbe alcuna conseguenza. L'hanno stabilito i magistrati di Brescia, ai quali Berlusconi aveva presentato un esposto contro i magistrati milanesi per "attentato agli organi costituzionali" (cioè al suo primo governo). Nell'ordinanza del giudice Carlo Bianchetti che il 15 maggio 2001 archivia l'inchiesta e assolve il pool di Milano, si legge: "Alla causazione del cosiddetto "ribaltone" è stata sostanzialmente estranea la vicenda dell'invito a presentarsi, dal momento che, secondo la testimonianza dell'allora ministro Maroni, la decisione della Lega Nord di "sfiduciare" il governo Berlusconi (decisione che era stata determinante nella caduta dell'Esecutivo) era stata formalizzata il 6 novembre 1994, e perciò due settimane prima; trovava comunque le sue radici in un insanabile contrasto tra la Lega Nord e gli altri partiti del Polo delle Libertà risalente a fine agosto '94, allorché l'on. Bossi era venuto a sapere dell'intenzione del capo del governo di "andare alle elezioni anticipate in autunno".

"Nel processo Sme non ci sono né indizi né prove contro di me, c'è solo il teorema della signora Stefania Ariosto, una mitomane che ha fatto dei pettegolezzi. Per la Sme mi aspetterei non un processo, ma una medaglia d'oro al valore civile per avere salvato l'Italia da una svendita di un bene pubblico per 500 miliardi quando ne valeva 2500". La teste Stefania Ariosto non parla dell'affare Sme: si limita a raccontare ciò che ha visto e sentito a proposito di Previti e della corruzione di alcuni giudici romani. In realtà, nel processo Sme, gli imputati sono sotto accusa per alcuni bonifici bancari. Il primo riguarda l'industriale Pietro Barilla (deceduto nel '93): il 2 maggio e il 26 luglio 1988 da un conto estero di Barilla partono due accrediti (1 miliardo e 800 milioni di lire) destinati all'avvocato Attilio Pacifico, braccio destro dell'avvocato berlusconiano Cesare Previti. Pacifico versa, secondo l'accusa, 200 milioni in contanti al giudice Filippo Verde, e tramite bonifico 850 a milioni a Previti e 100 al giudice Renato Squillante. Il secondo bonifico chiama invece direttamente in causa la Fininvest. Il 6 marzo 1991, dal conto svizzero "Ferrido", aperto dal capo della tesoreria Fininvest Giuseppino Scabini, vengono accreditati 434.404 dollari sul conto "Mercier" di Previti, da dove, un'ora dopo, vengono girati sul conto "Rowena" del giudice Squillante. Secondo l'accusa, il conto Ferrido (della galassia All Iberian) era alimentato con fondi personali e familiari di Berlusconi. Di qui l'accusa, per tutti, di corruzione giudiziaria. Per la Sme (la finanziaria alimentare dell'Iri), Berlusconi non sventò alcuna svendita: la quota dell'azienda in vendita da parte dell'Iri era stata valutata 500 miliardi da due esperti dell'università milanese Bocconi, e dunque Carlo De Benedetti, unico offerente nel 1985, aveva offerto quella cifra. Poi Berlusconi, su ordine di Craxi, si intromise nell'affare, rilanciando per un 10% appena: il minimo indispensabile per entrare in partita. Dunque offrì 550 miliardi, poco più di De Benedetti, poco meno di un quinto rispetto al valore che oggi egli pretende di attribuire alla Sme del 1985.

"La magistratura politicizzata, nel 1992-'93, ha cancellato cinque partiti dalla vita pubblica, risparmiando i comunisti per portarli al potere". A parte il fatto che, a Milano, il pool Mani Pulite arrestò e inquisì quasi l'intero vertice del Pci-Pds, esattamente come quelli dei partiti moderati, va detto che le prime elezioni dopo Tangentopoli non le vinsero le sinistre. Le vinse Berlusconi, occupando lo spazio lasciato libero dal pentapartito che si era sciolto per mancanza di voti dopo lo scandalo. Il 24 gennaio 1994, al momento della sua discesa in campo, il Cavaliere elogiò il pool di Milano per avere scoperchiato lo scandalo di Tangentopoli: "La vecchia classe politica è stata travolta dai fatti e superata dai tempi [...]. L'autoaffondamento dei vecchi governanti, schiacciati dal peso del debito pubblico e del finanziamento illegale dei partiti, lascia il paese impreparato e incerto...". E il 6 febbraio rincarò la dose: "Basta con i ladri di Stato, noi siamo per una politica nuova, diversa, pulita. Siamo l'Italia che lavora contro l'Italia che ruba". Subito dopo tentò di avere nel suo governo i due simboli del pool di Mani Pulite: Antonio Di Pietro al ministero dell'Interno e Piercamillo Davigo alla Giustizia. I due, però, rifiutarono. Ma evidentemente, all'epoca, Berlusconi non li considerava "toghe rosse".

"I magistrati milanesi abusavano della carcerazione preventiva per estorcere confessioni agli indagati" (30-9-2002). Anche questo cavallo di battaglia della polemica berlusconiana anti-giudici è smentita dai fatti e, soprattutto, dalla relazione consegnata al governo dai quattro ispettori ministeriali inviati contro il pool di Milano nell'ottobre 1994 dal guardasigilli Alfredo Biondi (Forza Italia, primo governo Berlusconi). Relazione resa nota il 15 maggio '95: "Nessun rilievo può essere mosso ai magistrati milanesi, i quali non paiono aver esorbitato dai limiti imposti dalla legge nell'esercizio dei loro poteri [...]. Non si è riscontrata un'apprezzabile e significativa casistica di annullamenti delle decisioni che hanno dato luogo a quelle detenzioni [...]. I provvedimenti custodiali sono stati spesso suffragati [...] dall'ulteriore e decisiva prova della confessione dell'indagato. Né è risultato che tali confessioni siano state in seguito ritrattate perché rese sotto la minaccia dell'ulteriore protrarsi della detenzione [...]. Non è possibile ascrivere quelle confessioni alle "condizioni fisiche e psicologiche disumane" nelle quali si sarebbero venuti a trovare molti indagati, alcuni dei quali suicidatisi,
condizioni cui fa riferimento l'on. Sgarbi: non è stata mai segnalata l'applicazione di regimi detentivi differenziati e inaspriti rispetto alla generalità dei casi".

"I magistrati del pool di Milano avevano come obbiettivo quello di favorire la presa di potere da parte delle sinistre" (9-5-2003). A parte le considerazioni già esposte, è interessante leggere la risposta data il 23 ottobre 1996 dal ministro dell'Interno britannico Simon Brown al Parlamento britannico, per spiegare il diniego opposto al ricorso degli avvocati di Berlusconi, i quali parlavano di inchieste e reati "politici" per opporsi alla consegna dei documenti sui conti esteri della galassia All Iberian: "Se ben capisco l'argomentazione dei richiedenti [la Fininvest], essi sostengono che l'azione giudiziaria in corso in Italia per donazioni illecite di 10 miliardi al signor Craxi è politica, e che le accuse di falso contabile [...] sarebbero reato connesso. Le donazioni politiche illegali sono un reato politico? Non sono d'accordo. A me sembra piuttosto un reato contro la legge ordinaria promulgata per garantire un corretto ordinamento del processo democratico in Italia - reato in nulla diverso, diciamo, dal votare due volte alle elezioni [...]. Il reato in questione è stato commesso per influenzare la politica del governo: non si pagano clandestinamente grosse somme di denaro a un partito politico senza uno scopo [...]. Non accetto in nessun modo che il desiderio della magistratura italiana di smascherare e punire la corruzione nella vita pubblica e politica, e il conflitto che ciò ha creato tra i giudici e i politici in quel paese, operi in modo tale da trasformare i reati in questione in reati politici. È un uso scorretto del linguaggio definire la campagna dei magistrati come improntata a "fini politici", o le loro azioni nei confronti del signor Berlusconi come persecuzione politica. Al contrario, tutto ciò che ho letto su questo caso suggerisce che la magistratura stia dimostrando una giusta indipendenza politica dall'esecutivo ed equanimità nel trattare in modo eguale i politici di tutti i partiti [...]. [Il reato] non è intrinsecamente politico, né lo diviene nel caso che l'autore del reato speri di cambiare la politica del governo comprando influenza politica, e neanche se il potere giudiziario, perseguendo lui, spera di ripulire la politica. Nessuno degli argomenti dei richiedenti riesce a persuadermi in nulla che i reati in questione siano politici. Non riesco proprio a vedere i pagatori corrotti della politica come i "Garibaldi di oggi", o cercatori di libertà, o "prigionieri politici".

"I magistrati milanesi abusavano della carcerazione preventiva per estorcere confessioni agli indagati" (30-9-2002). Anche questo cavallo di battaglia della polemica berlusconiana anti-giudici è smentita dai fatti e, soprattutto, dalla relazione consegnata al governo dai quattro ispettori ministeriali inviati contro il pool di Milano nell'ottobre 1994 dal guardasigilli Alfredo Biondi (Forza Italia, primo governo Berlusconi). Relazione resa nota il 15 maggio '95: "Nessunrilievo può essere mosso ai magistrati milanesi, i quali non paiono aver esorbitato dai limiti imposti dalla legge nell'esercizio dei loro poteri [...]. Non si è riscontrata un'apprezzabile e significativa casistica di annullamenti delle decisioni che hanno dato luogo a quelle detenzioni [...]. I provvedimenti custodiali sono stati spesso suffragati [...] dall'ulteriore e decisiva prova della confessione dell'indagato. Né è risultato che tali confessioni siano state in seguito ritrattate perché rese sotto la minaccia dell'ulteriore protrarsi della detenzione [...]. Non è possibile ascrivere quelle confessioni alle "condizioni fisiche e psicologiche disumane" nelle quali si sarebbero venuti a trovare molti indagati, alcuni dei quali suicidatisi,
condizioni cui fa riferimento l'on. Sgarbi: non è stata mai segnalata l'applicazione di regimi detentivi differenziati e inaspriti rispetto alla generalità dei casi".

BERLUSCONI E IL CONFLITTO D'INTERESSI

"Dire che nell'attività di governo e politica ci sia stato qualche volta un interesse personale, non solo del signor Berlusconi, ma anche di altri membri di Forza Italia, è una vergogna" (14-12-95). "La vecchia classe politica che facendo politica prendeva soldi. Io posso dire che per fare politica ne ho spesi parecchi" (15-12-95). Il primo governo Berlusconi passerà alla storia per due provvedimenti: il decreto Biondi, che vietava le custodia in carcere per corruzione alla vigilia dell'arresto di Paolo Berlusconi per corruzione; e la legge Tremonti, che ha fruttato alla Mediaset dello stesso Berlusconi (Silvio) sgravi fiscali per 243 miliardi.

"Ho dato incarico ai miei manager di avviare le dismissioni delle mie proprietà" (23-3-94). "Ho sempre riconosciuto che c'era un'anomalia da sanare... Sono il primo a proporre una soluzione di separazione drastica tra l'esercizio dei doveri di governo e l'esercizio dei diritti proprietari" (2-8-94). "Le mie aziende o le congelo o le vendo. Voglio assolutamente dividere i miei interessi privati che ho come azionista Fininvest dalla mia attività pubblica che svolgerò nell'interesse di tutti. Credo che quella del blind trust americano sia la soluzione ideale" (11-4-94). "Oggi vi annuncio che ho deciso di vendere le mie aziende, perché credo che qualcuno, quando si prende un impegno e dentro questo impegno ci sono certe condizioni che sono ostative allo svolgimento globale dell'impegno, deve avere anche il coraggio di sacrificarsi... Non sarà facile trovare un compratore, ma andremo in Borsa con la televisione e terrò una quota assolutamente non di maggioranza" (23-11-94). "Da novembre ho dato mandato irrevocabile alla Fininvest di vendere le tv" (18-3-95). "Venderò le tv ad imprenditori internazionali" (Il Giornale, 1-4-95). "Il conflitto d'interessi sarà risolto nei primi cento giorni del mio governo"
(5-5-2001). Nove anni dopo il suo primo governo e due anni dopo l'avvio del secondo, Berlusconi non ha risolto il conflitto d'interessi né tantomeno ha ceduto alcuna delle sue aziende. Anzi, il 21 dicembre 2001, comunica agli italiani che "il conflitto d'interessi esiste solo nel senso che le mie aziende ci hanno rimesso da quando sono entrato in politica al servizio del Paese". E il 7 maggio 2003, ancora più esplicito: "Il conflitto d'interessi è una scusa. Tutti vedono bene che non c'è nessun conflitto d'interessi. Anzi, io non posso fare che cose sfavorevoli al mio gruppo. Non c'è stata una sola decisione assunta da questa maggioranza e da questo governo che abbia portato cose a mio favore. Da quando sono sceso in politica, il mio gruppo ha subìto soltanto danni enormi".

Verso il congresso: un nuovo progetto politico

Video e testo sono stati prelevati dal blog dell'Italia dei Valori http://italiadeivalori.antoniodipietro.com/... - articolo di Ivan Rota



Autore Ivan Rota
Ivan Rota

Buon 2010 a tutti voi che ci seguite dall'unico mezzo trasparente e oggettivo di comunicazione, il Web.

Abbiamo lasciato alle spalle un 2009 travagliato per i cittadini italiani, travagliato perché i posti di lavoro, il precariato, la disoccupazione, la liberta' di informazione, una possibilita' di accedere alla cultura, e la possibilita' di avere un sistema sanitario funzionante ed efficiente sono stati messi al repentaglio.

Come Italia dei Valori ci ha portato un grande lavoro, ma siamo soddisfatti di aver trasmesso agli italiani che siamo un partito coerente, determinato a fare opposizione in maniera bipartisan, diventando fastidiosi, dei grilli parlanti per conto vostro.

Abbiamo iniziato una rubrica, “Verso il congresso”, il congresso dell'Italia dei Valori che si celebrera' il 5, 6 e 7 febbraio a Roma con oltre 3500 delegati, e devo dire che sono arrivate tante sollecitazioni da parte vostra. Grazie per averlo fatto sul programma e per averci dato dei suggerimenti anche dal punto di vista organizzativo.
Paolo ci scrive di assicurarci che a livello periferico siano coinvolti tutti gli iscritti. Sappiate che laddove non siate raggiunti da una comunicazione non e' per cattiva volonta' o perche' non vogliamo essere trasparenti, c'e' tanta gente che sta lavorando in maniera volontaria su tutto il territorio. Partecipate, e se avete un dubbio su quando verrà celebrata la vostra assemblea provinciale nell'area organizzazione del sito trovate tutti i riferimenti delle vostre provincie, se avete delle difficoltà contattate il regionale o il sottoscritto.

Roberto ci dice che il congresso delineerà per la prima volta una vera struttura del partito. Lo ringrazio, perché ha colto la vera volontà dell'Italia dei Valori, un partito che sta crescendo, un partito in movimento attento alle sollecitazioni dei propri aderenti, che si sta dando una struttura non al vecchio modo di fare politica con i tesseramenti selvaggi, con le correnti di potere finalizzate ai posti. Abbiamo aperto la base, abbiamo avuto il coraggio di aprirci alla societa' civile e a chi e' stato impegnato politicamente in passato e che vuole condividere con noi un percorso: la costruzione di un progetto politico.
Il nemico degli italiani e' un modello di governo berlusconiano. Berlusconi passera', ma rimarra' il danno, una mentalita' dove il furbo, il potente, quello che ha i soldi, quello che con i condoni e gli scudi fiscali riuscira' sempre a farla franca. Dobbiamo riuscire ad arrivare al 51% con questa coalizione del centrosinistra, dove ci stanno quelli che non hanno voce e le
fasce sociali più deboli, e dobbiamo farlo con molta determinazione.

Non dobbiamo vedere le persone da dove arrivano. C'è stato uno sconquasso nel panorama della politica, molte persone per bene e oneste sono rimaste orfane di partito. Non ci importa di chi siano “ex”. Sono persone per bene e oneste? Benvenute, al pari delle tante persone che provengono dalla società civile e che non hanno più intenzione di delegare ad altri la gestione della politica.

Un progetto politico dell'Italia dei Valori chiaro e un percorso congressuale che si sta arricchendo sempre più di delegati, che gia' oggi sono arrivati a quasi 2000, un numero che continuera' a crescere.

Video e testo sono stati prelevati dal blog dell'Italia dei Valori http://italiadeivalori.antoniodipietro.com/... - articolo di Ivan Rota

martedì 5 gennaio 2010

Pomigliano non si tocca

Video e testo sono stati prelevati dal blog dell'Italia dei Valori http://italiadeivalori.antoniodipietro.com/... - articolo di Francesco Barbato




Ieri ho occupato l'Aula di Montecitorio. L'ho fatto perché la politica e le istituzioni si devono mobilitare verso i lavoratori disoccupati e quelli che il lavoro non l'hanno mai avuto. Oggi la politica si trastulla con le bozze Violante, il Metodo Ghedini, i Lodi e le riforme costituzionali di cui ai cittadini, attanagliati dai gravissimi problemi di tutti i giorni, non frega nulla! Al contrario, a fronte di questa vera emergenza il governo che fa? Interviene immediatamente per assicurare due nuovi posto di lavoro: alla Santanchè chiamata appunto al Welfare e a Guido Viceconte chiamano ai Rapporti con il Parlamento. Ecco le risposte del governo al dramma della disoccupazione e del lavoro: 2 nuovi posti da sottosegretario!

Riporto il video e il testo della mia intervista di ieri, lunedi 4 gennaio.

Intervistatore: Onorevole Barbato, perché oggi ha occupato l’aula, quale è l’istanza che ha voluto porre all’attenzione del governo e del Parlamento?
Francesco Barbato: Ho voluto portare la disperazione, lo sdegno di migliaia di lavoratori che, in Campania, ogni giorno perdono un posto di lavoro. Sabato scorso sono stato davanti al Comune di Pomigliano D’Arco con i lavoratori della FIAT di Pomigliano. Il mercoledì precedente ero stato con loro in delegazione dal Prefetto di Napoli, il giorno precedente ancora ero stato con loro davanti allo stabilimento, la settimana prima qui sotto Palazzo Chigi a rappresentare le ragioni di 38 lavoratori che il 29 dicembre hanno ricevuto una lettera di benservito dalla FIAT, la quale, dopo quattro anni ininterrotti di lavoro, li ha licenziati e ha detto “ grazie e arrivederci”. Lavoratori che in questo periodo non conoscono un’infermeria, un certificato medico, che hanno portato lo stabilimento della FIAT di Pomigliano a essere uno stabilimento di eccellenza per efficienza e produttività e questa è la risposta che hanno avuto. L’hanno avuta soprattutto perché il governo Berlusconi nel 2008 non ha finanziato sufficientemente gli ammortizzatori sociali e, nel 2009, ha fatto arrivare con grande ritardo quel po’ di finanziamenti. Ma questi lavoratori non chiedono assistenzialismo, non chiedono elemosina, chiedono dignità, vogliono lavorare, sono padri di famiglia che la sera hanno vergogna di tornare a casa e guardare negli occhi i loro figli, che nei giorni scorsi mi hanno fatto respirare la loro disperazione, qualcuno di loro mi diceva “ mi lancio giù dal terrazzo del comune di Pomigliano D’arco”, perché non ce la fanno più, perché sanno benissimo che, se vengono lasciati in mezzo alla strada, troveranno un’unica alternativa: troveranno solo un altro datore di lavoro, la camorra, la criminalità organizzata, perché laggiù non c’è speranza e è questa la ragione per la quale nel mezzogiorno d’Italia non possiamo perdere neanche un posto di lavoro e è questa la ragione per cui stamattina ho promesso loro che sarei venuto in Parlamento, per portare qui a Roma, nelle sedi istituzionali, nel Parlamento, all’attenzione del governo la loro situazione drammatica e sono intervenuto in aula sostenendo non solo le loro ragioni, di questi 38 lavoratori che, dal 1 gennaio, non hanno più un futuro, non hanno più un lavoro, non hanno più un salario, ma delle tante aziende come il pastificio russo di Cicciano, la Cabl Auto di Mariglianella, lo stabilimento della birra Peroni di Milano, l’elenco non finisce mai, 2. 000 e oltre lavoratori hanno scritto al Capo dello Stato chiedendo che li aiutasse, perché per loro gennaio 2010 significa incertezza, significa non avere più uno stipendio, significa non poter più fare campare le loro famiglie. Per questa ragione ho detto che sono stufo di stare in Parlamento a sentire parlare della strada da intestare a Craxi o meno, di gossip, della Daddario, del metodo Ghedini o del patto Violante o del Lodo Alfano. Insomma, che me ne frega di questa roba?! Ai cittadini che cosa frega di questa roba?! Voglio interessarmi delle cose reali, dei problemi veri del Paese, delle questioni che davvero interessano ai cittadini, come quella di stamattina dei lavoratori della FIAT di Pomigliano D’Arco, questa è la loro maglietta, è il simbolo di questi lavoratori che stanno perdendo il posto di lavoro, questo è il simbolo di tutti i lavoratori che, in Italia, non hanno più un futuro, che in Italia non hanno più un lavoro! E’ per questa ragione che ho occupato stamattina il Parlamento, ho detto al Presidente che non sarei andato via, sarei rimasto al mio posto a sedere al posto di lavoro, perché da Deputato della Repubblica devo lavorare per i cittadini, voglio impegnarmi per trovare soluzioni ai loro problemi, voglio parlare di queste cose reali, di queste cose concrete: della FIAT di Pomigliano, della Inse di Milano, dei lavoratori di Termini Imerese che pure perderanno il lavoro, è questa la vera riforma di cui si deve interessare la politica! Perché la politica oggi pensa solo a trastullarsi, si dedica solo al chiacchiericcio, parole inutili, inconsistenti! Per questa ragione, mentre il Paese affonda, il Paese si sta sfasciando, nel mezzogiorno d’Italia crolla tutto a pezzi, ebbene questo governo ho l’impressione che stia facendo come sul Titanic, quando suonavano l’orchestrina mentre la nave affondava. Non vogliono neanche sentir parlare di queste ragioni, perciò ho occupato l’aula, per questa ragione sono rimasto lì a dare una scossa forte alla politica, per riportare la politica sulla strada maestra, sugli obiettivi veri che deve seguire la politica dei cittadini, una politica del fare, questa è la politica dell’Italia dei Valori, questa è la politica che, da Deputato della Repubblica, voglio sviluppare per i miei concittadini.

Intervistatore: Quale risposta ha avuto dall’esecutivo e anche a livello parlamentare?
Francesco Barbato: La prima risposta che possiamo leggere oggi sui giornali è che il governo Berlusconi, anziché salvaguardare e difendere i posti dei lavoratori, venerdì prossimo, nel prossimo Consiglio dei Ministri darà altri due posti: sì, due posti per due nuovi sottosegretari, questa è la risposta del governo Berlusconi! Dà altri due posti alla casta, dà altri due posti alla Santanché e a un altro uomo di Forza Italia da sistemare, sistema gli uomini al potere anziché difendere i posti di lavoro! Ma la mia scossa forte che ho dato oggi alla politica, il mio impegno concreto è servito per ottenere dal Presidente della Camera, di concerto con il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, di mettere all’ordine del giorno della prima seduta utile dell’11 gennaio prossimo una mia mozione, che verrà discussa lunedì 11 e martedì 12, con la quale si troverà una soluzione e verranno salvaguardati i posti dei 38 lavoratori della FIAT di Pomigliano. E’ un segnale forte che voglio dare, un’inversione di tendenza, questa è la mia politica, la mission per il 2010 dell’Italia dei Valori, di difendere i posti di lavoro, di battersi per l’occupazione, di difendere chi sta perdendo il proprio lavoro o, addirittura, chi un lavoro non l’ha mai avuto. Ebbene, da lunedì 11 gennaio inizierà questo forte percorso che dobbiamo sostenere per dare delle risposte concrete ai cittadini, la risposta che stiamo dando ai lavoratori della FIAT di Pomigliano, a quei 38 lavoratori che, dal 31 dicembre, non hanno più un lavoro è il migliore modo per fare una politica per i cittadini.

Video e testo sono stati prelevati dal blog dell'Italia dei Valori http://italiadeivalori.antoniodipietro.com/... - articolo di Francesco Barbato