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venerdì 8 gennaio 2010

Troppa tolleranza per i clandestini



Onorevoli, prima di aprir bocca, prima di rifarci agli abusati logos comuni, cerchiamo di capire che...
L'Italia è una Repubblica fondata sull'immigrazione





Articolo del blogger calabrese Damiano Zito

"Le intimidazioni e le violenze, in Calabria, avvengono con una certa frequenza, ma difficilmente si vede la gente per strada che manifesta contro le prevaricazioni, per questo motivo quello che sta succedendo a Rosarno è significativo per una terra difficile come la Calabria. Gli africani della piana di Gioia Tauro si sono ribellati dopo che alcuni di loro sono stati colpiti con un’arma ad aria compressa. Lo scorso anno due ivoriani vennero feriti con un’arma da fuoco, anche in quell’occasione l’indignazione sfociò in una manifestazione ma senza tafferugli. Gli africani vivono come bestie, ammassati in edifici abbandonati, lavorano nei campi, raccolgono arance e mandarini. Una situazione da “terzo mondo”. La loro condizione disperata li ha portati a non aver cura di niente dopo la violenza subita e accecati dalla rabbia hanno distrutto tutto ciò che gli veniva a portata di mano per le strade di Rosarno. La gente è spaventata, i giornali riportano le notizie di qualche ferito anche tra i cittadini rosarnesi e, mentre scrivo, leggo che circa sette extracomunitari sono stati arrestati" [...] (continua a leggere l'articolo di Damiano Zito La rivolta africana)

Ultimatum al Pd

Video e testo sono stati prelevati dal blog dell'onorevole Antonio Di Pietro www.antoniodipietro.com/...



Se Bersani dice no alle leggi ad personam, chieda ai suoi di ritirare il vergognoso disegno di legge che ripropone l'articolo 68 della Costituzione, ossia l’impunità per tutti i parlamentari. Il Presidente del Consiglio lo chiedeva per sè e, per non concederlo solo a Berlusconi, noi lo estendiamo a tutti i parlamentari?

Non mi sembra un buon modo per sedersi al tavolo con Berlusconi perché se gli dai un dito ti frega tutto il braccio. Il nostro ultimatum non è un attacco ma un’implorazione al Partito democratico e alla sua classe dirigente. Decidano se vogliono stringere l'alleanza con l'Italia dei Valori sulla base della trasparenza, della legalità, dell'impegno a portare avanti una forte opposizione oggi, e un'alternativa domani a Berlusconi e al suo governo. E ci dicano anche chi sono i candidati presidenti con i quali fare questa battaglia. Ce lo dicano subito perche' il giorno dopo non saremo in grado di aiutarli.

Qualsiasi candidato ci proponga, il Pd dovrà spiegarci qual è il programma che intende portare avanti in materia di sanità, dioccupazione e lavoro, di solidarieta' e di infrastrutture. Non sappiamo nulla. L'Italia dei Valori ha presentato oggi il suo programma e su questo intende costruire le future alleanze.


Sulle elezioni regionali nel Lazio

L'Italia dei Valori ha approvato il suo programma: dall'occupazione alla sanità, alla solidarietà, alle infrastrutture per il Lazio. E' questa la base per fare accordi.Ad Emma Bonino manderemo il nostro programma e ci dirà cosa ne pensa. Ovvero, prima deve dirci che cosa vuole fare, e poi le risponderemo.


Sulle elezioni regionali in Puglia

L'Italia dei Valori in Puglia, come in altre regioni, ha gia' pronte le proprie liste, ma prima di andare da soli, stando all'indecisione e all'incapacità del Partito Democratico a trovare una soluzione, abbiamo lanciato un ultimo appello. Risolvete i vostri problemi interni l'Italia dei Valori non pone veti a candidati del Pd in Puglia, ma bisogna che il Pd ci indichi il candidato da appoggiare perche', dalla settimana prossima, inizieremo la raccolta delle firme per presentarci alle prossime elezioni.

PS: domani alle ore 14:00 sarò a Milano, in Piazza Cordusio, angolo Via dei Mercanti per manifestare insieme all’associazione ‘Qui Milano Libera’ e alla società civile contro l’intenzione del sindaco Moratti di dedicare una via a Bettino Craxi, politico, corrotto e latitante della Prima Repubblica

Video e testo sono stati prelevati dal blog dell'onorevole Antonio Di Pietro www.antoniodipietro.com/...

La webcam fa novanta



Segreto di Stato o segreto di Pulcinella. Da Reggio Emilia con pudore.

Schifani cerca di nascondersi dietro a un dito. Ecco quanto si legge sul blog di Antonio Di Pietro su una esternazione di Renato Schifani...

“la mia convinzione personale è che i disegni di iniziativa popolare non avendo in Parlamento una matrice politica possano correre il rischio di non essere spinti da gruppi parlamentari o dalla politica stessa”.

Minchia signor presidente!... lei sì che ragiona come il Kaiser! Insomma, una raccolta di 350.000 firme per mandare via i condannati in via definitiva dal parlamento hanno, secondo la sua incoraggiante ragionevolezza, bisogno di una matrice politica? Manco fossero terroristi! Ma sta scherzando! L'unica matrice che devono avere i ddl di iniziativa popolare è quella democratica. Basta e avanza. Stop. A me non risulta che alla base dell'iniziativa ci siano stati gruppi parlamentari (anche se Di Pietro e seguaci sui avranno certamente sostenuto l'iniziativa), ma semplici cittadini, spinti dalla desiderio di giustizia e non dalla vostra zozza politica.



Schifani rifiuta l'incontro con Grillo a causa della webcam che Grillo stesso poneva come condizione indispensabile affinché si realizzasse il dialogo fra i due, poiché, a suo dire, lui era soltanto un rappresentante dei 350.000 firmatari del ddl. Schifani in questo modo dimostra la sua incoerenza (oltre ad essere scorretto), rivelando i suoi pregiudizi e certamente anche qualcosina, di certo non trascurabile, da nascondere. Parlare davanti a una webcam è come parlare di fronte a milioni di cittadini. E già, bisogna prepararsi, preparare il discorso, soppesare le eventualità, e poi con quel Grillo sparlante fra i piedi, c'è sempre il rischio di cadere, da un momento all'altro, in qualche tranello, in qualche gioco linguistico imprevedibile, in qualche atroce gaffe che coglie alla sprovvista. Non se lo può permettere il monolitico presidente del Senato, soprattuto non può dar adito a dubbi. In segreto si ragiona meglio e si può smentire ottimamemte poi. Poi Schifani si fa intervistare telefonicamente per giustificare la sua scelta-rifiuto... Tanto valeva rischiare il dialogo con Grillo. Ciò non fa altro che evidenziare la casta a cui appartiene, la casta che non vuole rendere conto alla volontà popolare e che preferisce una democrazia privatizzata, nel chiuso delle stanze del potere, sigillate dal segreto di Stato, con buona pace per tutti gli scheletri nell'armadio. Schifani parla bene ma razzola male quando dice "La scelta dei cittadini va rispettata fino in fondo senza ambiguità ed incertezze". Rifiutando il dialogo con il portavoce dei 350.000 firmatari (a causa della webcam!) non ha certo attenuato le ambiguità e le incertezze.

Abbiamo trascritto quanto l'incoerente e ambiguo Schifani dis-dice nell'intervista telefonica tratta dal Video...
"[...] soltanto con una webcam, io e lui, credo che fosse una modalità che non ho condiviso; tra l'altro l'incontro avrebbe potuto consentire a lui di manifestare tutto quello che io gli avrei detto. Detto questo, ribadisco la mia disponibilità ad incontrare tutti coloro i quali sono i primi firmatari di disegno di legge ad iniziativa popolare perché titolari di un diritto che hanno esercitato attorno a migliaia di persone che hanno firmato il disegno di legge. [...] Innazitutto scriverò al presidente Affari Costituzionali per sollecitare l'iter di questo disegno di legge che già mi risulta essere all'ordine del giorno della commissione. Il presidente del Senato non può portare in aula un disegno di legge se la commissione non ha completato il proprio iter. Devo dire, avrei detto a Beppe Grillo che la mia convinzione personale è che i disegni di legge a iniziativa popolare, non avendo in Parlamento una matrice politica possono correre il rischio di non essere spinti da gruppi parlamentari o dalla politica stessa e credo che dovrebbe essere dovere della politica, proprio per questo, garantire che su questi disegni di iniziativa popolare, il Parlamento in un modo o nell'altro si pronunzi".
Onorevole Schifani, ma te ci'hanno mai mandato a quel paese, sapesse quanna ggente che c'è sta, er primo cittadino è amico mio, tu dijje che te ci'ho mannato io...

giovedì 7 gennaio 2010

Gli amorevoli Craxi e Berlusconi si riabilitano a vicenda



Emendamento all'articolo 1 della Costituzione:
L'Italia è una Repubblica privata fondata sulla corruzione

Traduzione dell'articolo Omaggio vergognoso (The Economist, 7 gennaio 2010).

Bettino Craxi, un primo ministro decaduto, viene nuovamente riabilitato.

Fuggito dalle mani della giustizia, è il politico caduto in disgrazia, nel modo più totale, nell'ambito della moderna storia d'Italia. Bettino Craxi, due volte primo ministro, morì in Tunisia nel 2000. Si rifugiò là sei anni prima, dopo aver perso la sua immunità parlamentare con l'arresto. Prima di ciò, i dimostranti fuori dall'hotel di lusso da lui utilizzato come sua casa a Roma, lo umiliarono tempestandolo di monete.

Come leader dei socialisti in Italia, dal 1976 al 1993, Craxi fu tra gli orchestratori di un sistema in cui i principali partiti, e i suoi ufficiali, si mantenevano con le bustarelle estorte alle compagnie legate ad appalti pubblici. Il costo di queste tangenti era in pratica aggiunto al prezzo dell'opera, così questo sistema contribuiva al vasto debito pubblico sotto cui gli italiani e i loro governi adesso si affiticano. Quando morì, Craxi fu condannato per un totale di 11 anni per corruzione e finanziamento illecito al partito, e dichiarato colpevole o imputato in altri cinque casi.

I cittadini di Milano, suo luogo natale, potrebbero presto trovare una strada da dedicare in suo onore. Approssimandosi il decimo anniversario della morte (19 gennaio), il sindaco, Letizia Moratti, ha detto agli ufficiali di trovare una strada centrale, piazza o parco da dedicare a Craxi. A Roma il presidente Giorgio Napolitano ha acconsentito di ricevere una delegazione della fondazione Craxi (un gruppo che promuove la sua “eredità culturale e politica”) ed è invitato a presiedere la ceremonia in parlamento.

Riabilitando Craxi si disperderebbero le ombre sul suo protetto politico, il primo ministro, Silvio Berlusconi. Un decreto del governo Craxi nel 1984 assicurava al signor Berlusconi, allora soltanto uomo d'affari, il suo virtuale monopolio sulla televisione privata. Ma, per gli accusatori e i giudici che condannarono Craxi significherebbe anche essere screditati. E tutto questo succede perché Berlusconi vuole introdurre riforme che frenerebbero i poteri della magistratura.

Come Craxi a suo tempo, Berlusconi asserisce che egli è la vittima di una caccia alla steghe condotta da magistrati motivati politicamente. “Gli italiani allora non credevano a Craxi - dice la figlia, Stefania, la quale è un viceministro nell'attuale governo - ma oggi io vedo che essi credono a Berlusconi”.

Links utili
9 gennaio / Aggiornamenti (blog di Piero Ricca)
Una mappa per Bettino Craxi (blog di Claudio Messora)
‘O Sistema non si condanna (blog di Piero Ricca)

Leggi razziali e leggi ad personam (un colpo al cerchio e uno alla botte)



La sicurezza della pena, ma per chi?


Mio caro Diario

A me personalmente non è mai successo che dei giovani rom, o extracomunitari, avessero perpetrato un qualche tipo di delitto nei miei confronti.... Mentre la casistica è lunga per ben altra tipologia di delinquenti: i figli di papà e i figli di troia, insomma, i bravi ragazzi cosiddetti normali e super-tutelati dalla legge... Ultimamente alcuni bravi ragazzi normali (né rom e né extracom) mi hanno sfasciato la porta di casa. Un'altra volta cercavano di circondarmi per farmi la festa, proprio come sanno fare quei bravi ragazzi di branco (hanno desistito per manifesta resistenza, impossibile da penetrare). Ancora un'altra volta hanno sfondato la porta di casa, facendo schizzare via la serrattura che per poco non colpiva mia madre adagiata sul letto, comatosa dal sonno, che ancora non riusciva a capire cosa era successo. E potrei continuare all'infinito... Ecco a voi, dal mio caro diario, quel che mi è capitato Nella notte di Natale del 2009...

Scocca mezzanotte. È nato il redentore. Mi sento molto stanco e ho quasi il raffreddore. Non passa mezz'ora che decido così di andare sottocoperta a riposare un poco le mie ossa stanche e la mia carne decomposta con i tutti i suoi deleteri pensieri. Ma... apri la porta ed è la guerra. Mi sono ritrovato in un campo di battaglia, costretto a lottare per la sopravvivenza. No, non è uno scherzo. È che il mio vicino (che avrei preferito fosse un lontano), festeggiava il Natale a suo modo, deliziandosi con tutta la famiglia, sufficientemente allargata (presumo una ventina di guerriglieri tra bambini-soldato e adulti stronzi), con fuochi d'artificio e petardi a rotta di collo. C'erano munizioni sufficienti per far saltare l'intero isolato. Infine mi hanno fatto saltare soltanto i nervi. Non ho mai visto un tale modo di festeggiare il Natale! Cose dell'altro mondo! È il paganesimo selvaggio e il consumismo più sfrenato! In genere, a Natale (cercavo di riflettere, ma inutilmente), si va in chiesa, a cantare inni sacri natalizi, a pregare, ma non a profanare la resistenza già duramente provata dell'udito altrui. Lì per lì avrei pensato che ci fosse stato qualcuno rimasto al vecchio calendario giuliano e quindi aveva conteggiato la notte tra i 24 e il 25 dicembre come Capodanno. Macché! Alle mie sentite rimostranze, mi fa, con aria da nonchalance e arroganza mafio-intimidatoria: "... e ma che vuoi fare, siamo a Natale". D'accordo, ma l'una di notte!... Ma vi rendete conto! Per farla breve, salutai il mio vicino cordialmente con un caloroso vaffanculo e mi affrettai con la bici ad uscire fuori del centro abitato, preso atto dello sfratto natalizio irrevocabile. Come se non bastasse, un'allegra coppietta di ragazzini si deliziavano ad inseguirmi (figli di papà naturalmente; non penso che il proletariato si dedichi a questo sport). Me ne accorsi del pedinamento quando, con il motorino vennero a cozzare leggermente la ruota posteriore della mia bici. Questi frocetti cercavano insomma di divertirsi a mie spese. Non gli diedi spago e non feci il loro gioco, finendo quasi per avventarmi contro di loro (dato che provocavano), ma vuoi l'età, vuoi che loro erano più e forti e voloci, dotati di un mezzo a propulsione autonoma, che non abbisogna di forza muscolare, ma solo di miscela pagata con i soldi di papà, mi ritrovai così, come disse il poeta, per una selva oscura. Non so se sia una mia paranoia, ma presumo che queste merdine abbiano chiamato rinforzi. Insomma una caccia all'uomo a tutti gli effetti...

Il problema non sono i Rom e gli extracom, ma la paura, instillata dal sistema di propaganda continua, martellante, allarmistica, del potere, facendo vedere i nemici laddove non ci sono. Faccio un esempio. Senza volerli giustificare o deresponsabilizzarli per l'atto di stupida crudeltà da loro commesso, non penso che i giovincelli, a caccia di emozioni forti, che hanno bruciato il povero Navtej Singiy Sidhu, abbiano "agito da soli", ovvero, senza l'ausilio ricevuto degli imput negativi promanati da questo sistema di merda. Credo ci sia un silenzio-assenso, anche se forse non molto strutturato a livello cosciente, nel sistema di propaganda. Questi fa sì che si accettino le illegalità in modo unilaterale. Insomma, la norma va sempre tutelata, anche se commette crimini; viceversa, non vanno tutelati gli a-normali, anzi, vanno condannati, anche se non commettono nessun delitto.
[...] Paura, è la madre della violenza,
mi rende teso guardando il modo in cui si alimenta.
Il solo modo per sapere che lei è là,
è nella sottile fragranza nell'aria.
Diventa difficile respirare,
Diventa difficile credere,
credere in qualsiasi cosa eccetto che nella paura.

(trad. da Mother of violence, Peter Gabriel)
Links utili
Chi ha paura del lupo cattivo?